L'Arma lo trasferisce

Corteo pro Palestina, il dialogo tra manifestante e carabiniere: “Mattarella non è il mio presidente, non lo riconosco”

Cronaca - di Carmine Di Niro - 29 Gennaio 2024

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Corteo pro Palestina, il dialogo tra manifestante e carabiniere: “Mattarella non è il mio presidente, non lo riconosco”

Lui il presidente Sergio Mattarella al Quirinale “non l’ho votato, non l’ho scelto io, non lo riconosco”. Parole, gravissime, pronunciate da un carabiniere nel corso della manifestazione pro-Palestina tenuta sabato 27 gennaio a Milano.

Frasi riprese nel corso di una diretta di Local Team ed estratte da Osservatorio Repressione, che da ieri sono circolate rapidamente sui vari social. Il dialogo è tra l’uomo in divisa, chiamato a controllare i manifestanti del corteo di via Padova, raduno che si è tenuto nonostante le prescrizioni del Viminale lo vietassero in ossequio al Giorno della Memoria, e Franca Caffa.

La 93enne è un volto noto: kefiah rossa sulle sue spalle, Caffa è stata consigliera comunale del Prc e fondatrice nel 1979 del comitato inquilini Molise-Calvairate-Ponti, le case popolari milanesi. Lo scorso mese era stata premiata dal Comune di Milano con l’Ambrogino d’oro perché si è distinta come “un modello di cittadinanza attiva e di impegno sociale per la centralità dei quartieri popolari“.

Il dialogo col carabiniere

È lei che, a stretto contatto col carabiniere, gli si rivolge chiedendo: “Cos’ha detto il vostro presidente?”, con un rimando al discorso tenuto al Quirinale dal capo dello Stato proprio in occasione delle celebrazioni per la Giornata della Memoria in cui Mattarella aveva invitato Israele a non negare il diritto della popolazione palestinese ad avere un proprio Stato.

La risposta ricevuta è però spiazzante. “Con tutto il rispetto, signora, non è il mio presidente”, le parole del militare dell’Arma a Caffa. “E di che Paese è?”, risponde ancora la 93enne. Il carabiniere, manifestando delle gravi lacune, a partire dalla modalità di elezioni del capo dello Stato, replica così: “Io non l’ho votato, non l’ho scelto io, non lo riconosco”.

Non solo. Come ricorda la giurista Vitalba Azzollini, nel Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare l’articolo 714, che specifica i “Doveri attinenti alla posizione costituzionale del Presidente della Repubblica”, si legge che “i militari hanno il dovere di osservare le prerogative costituzionali del Presidente della Repubblica, che rappresenta l’unità nazionale e ha il comando delle Forze armate secondo l’articolo 87 della Costituzione”.

Sono rimasta interdetta a quella risposta – racconta a Repubblica la 93enne Caffae dopo non mi ha più dato spiegazioni. Quel carabiniere deve riconoscere il presidente anche se non lo ha votato, per puro senso delle istituzioni. Davvero, mi ha molto sorpresa. Ed è stato un dialogo monco, però. Finito lì”.

Procedimento disciplinare contro il militare

Dopo il caso è arrivata la “risposta” dell’Arma. Il Comando Generale dei carabinieri ha reso noto che il militare sarà trasferito. “È stata già informata l’Autorità Giudiziaria Ordinaria e quella Militare, e nei confronti del militare, con immediatezza, saranno tempestivamente adottati tutti i provvedimenti necessari, sia di natura disciplinare sia d’impiego, trasferendolo in incarico non operativo“, scrive il Comando generale dei carabinieri in un comunicato.

La procura di Milano, inoltre, è pronta ad aprire un fascicolo di indagine: prima però si attende però l’informativa del comando provinciale di Milano. Dalla lettura e dall’analisi dei video circolati in rete il procuratore Marcello Viola valuterà quale eventuale ipotesi di reato si possa contestare al militare. Si può ipotizzare al momento il reato di “offesa all’onore o al prestigio del presidente della Repubblica“, ma i pm dovranno fare valutazioni a seguito dell’informativa.

29 Gennaio 2024

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