Lo scontro alle Nazioni Unite

“Genocidio” a Gaza, all’Aja inizia il processo contro Israele: la guerra di Netanyahu “alla sbarra”

Esteri - di Redazione - 11 Gennaio 2024 alle 20:00

Condividi l'articolo

“Genocidio” a Gaza, all’Aja inizia il processo contro Israele: la guerra di Netanyahu “alla sbarra”

Inizia oggi all’Aja il “processo” contro Israele. Al Palais de la Paix della città dei Paesi Bassi si terranno in due giorni le udienze pubbliche relative alle accuse mosse contro lo Stato ebraico da parte del Sudafrica di aver commesso atti di genocidio contro il popolo palestinese a Gaza.

L’accusa era stata mossa dal Paese guidato dal Cyril Ramaphosa, a capo dell’African National Congress di Nelson Mandela, dopo la reazione brutale dell’esercito israeliano all’attacco terroristico compiuto dai miliziani di Hamas lo scorso 7 ottobre nei kibbutzim al confine con la Striscia, oltre che al rave nel deserto del Negev. L’istanza era stata presentata dal Sudafrica lo scorso 29 dicembre alla Corte internazionale di giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite.

Le decisioni della Corte sono generalmente vincolanti, sebbene il tribunale dell’Onu abbia pochi mezzi per farle rispettare. Un caso esemplare è il parere (non vincolante in quel caso) emesso nel 2004 dalla Corte secondo cui la costruzione da parte di Israele della barriera di sicurezza all’interno del territorio della Cisgiordania occupata era illegale e doveva essere smantellata, ma dopo 20 anni il sistema di mura e recinzioni è ancora in piedi.

Come funziona il “processo” a Israele

Come detto all’Aja ci si riunirà oggi per ascoltare le argomentazioni dell’accusa. A illustrarle, come riferisce l’Ansa, sarà una delegazione sudafricana, guidata dal ministro della Giustizia Ronald Lamola e dal giudice Dikgang Moseneke, e composta da un team di diplomatici, avvocati ed esponenti politici internazionali.

Tra questi Jeremy Corbyn, l’ex leader laburista britannico che per le sue posizioni su Israele è stato più volte accusato di antisemitismo in patria.

Domani sarà il turno della difesa, con Aharon Barak, ex capo della corte suprema del paese, che rappresenterà la difesa di Israele

Le accuse del Sudafrica contro Israele per “genocidio”

Nelle 84 pagine presentate all’Aja dal Sudafrica, il Paese accusa Israele di violare la Convenzione contro il genocidio che ha ratificato nel 1950.

In particolare “gli atti e le omissioni di Israele rivestono carattere di genocidio perché accompagnano l’intento specifico richiesto di distruggere i palestinesi di Gaza in quanto parte del gruppo nazionale, razziale ed etnico più ampio dei palestinesi“. Pretoria accusa inoltre Israele davanti alla Corte di giustizia (che dirime le controversie tra gli Stati, mentre la Corte penale internazionale persegue le responsabilità individuali) di non adempiere “ai suoi obblighi di prevenire il genocidio, né a quello di perseguire” i responsabili “dell’incitamento diretto e pubblico a commettere genocidio” come esige la Convenzione.

Quindi il paese africano chiede alla Corte di imporre a Israele “misure cautelari, come ordinale allo Stato ebraico di cessare le uccisioni e “i gravi danni fisici e mentali inflitti” ai palestinesi di Gaza e di consentire l’accesso agli aiuti umanitari nella Striscia.

Le reazioni in Israele

Ovviamente da parte israeliana le accuse di “genocidio” sono fermamente respinte. “Non c’è niente di più atroce e assurdo” della causa intentata dal Sudafrica, le parole del presidente israeliano Isaac Herzog.

Prima del caso, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha pubblicato un video in cui affermava che Israele stava combattendo Hamas, non la popolazione palestinese, e stava agendo nel pieno rispetto del diritto internazionale. ”Israele non ha intenzione di occupare permanentemente Gaza o di sfollare la sua popolazione civile”, ha detto il premier.

Stessa linea anche per l’ex primo ministro israeliano, Naftali Bennett, secondo il quale la seduta della Corte di giustizia di oggi all’Aja è “l’Affare Dreyfus del 21esimo secolo“. Bennett ha definito la riunione “uno spettacolo di ipocrisia, antisemitismo e vergogna. è stata Hamas che, senza nessuna ragione, il 7 ottobre ha attaccato, bruciato, ucciso e rapito israeliani. Eppure è Israele che è sotto accusa“.

La posizione degli alleati

Con Israele sono schierati buona parte dei Paesi occidentali, in prima linea ovviamente gli Stati Uniti che hanno già definito il caso “privo di merito”. Pur avendo sottolineato che “Israele potrebbe aver violato il diritto internazionale a Gaza”, anche il governo britannico sosterrà Tel Aviv: “Spetta ai tribunali definire il termine genocidio, non agli Stati. La nostra opinione è che Israele abbia il diritto di difendersi”, la posizione inglese evidenziata dall’ex premier e attuale ministro degli Esteri David Cameron.

Sono state fatte cose orribili contro la popolazione civile israeliana lo scorso 7 ottobre ma la comunità internazionale, e l’Italia, hanno sempre detto che la risposta avrebbe dovuto essere proporzionata, ma non si può parlare di genocidio della popolazione palestinese“. Questa invece la posizione italiana espressa dal ministro degli Esteri Antonio Tajani. “Il genocidio è un’altra cosa“, ha detto il ministro. “Non condividiamo gli attacchi che causano morti contro la popolazione civile: continuiamo a invitare Israele, che è un Paese amico, a non superare i limiti della reazione contro Hamas, che è il vero responsabile di quanto accade nella Striscia di Gaza“, ha detto Tajani.

di: Redazione - 11 Gennaio 2024

Condividi l'articolo