Il testo della mozione

Carceri: basta bracci della morte, 41bis e isolamento, il decimo congresso di Nessuno tocchi Caino

Nessuno tocchi Caino ha appena chiuso il suo decimo congresso. “Stato di diritto profanato dall’eterna lotta tra bene e male” si legge nella mozione approvata. Ecco il testo integrale

Giustizia - di Redazione - 18 Dicembre 2023

CONDIVIDI

Il X Congresso di Nessuno Tocchi Caino
Il X Congresso di Nessuno Tocchi Caino

Il X Congresso di Nessuno tocchi Caino, riunito nel Teatro “Marco Pannella” della Casa di Reclusione di Opera nei giorni 14, 15 e 16 dicembre 2023, esprime, nel trentennale della sua fondazione, gratitudine nei confronti di tutti coloro che in vario modo hanno contribuito alla vita, alle lotte e ai successi dell’Associazione radicale nonviolenta, transnazionale e transpartitica “Nessuno tocchi Caino” che i suoi costituenti, a partire da Marco Pannella e Mariateresa Di Lascia, hanno concepito come mezzo e fine di disarmo del potere e della giustizia con la forza gentile dell’amore e della nonviolenza. Invita dirigenti, militanti e simpatizzanti di Nessuno tocchi Caino, oltre che rappresentanti di istituzioni accademiche, culturali, politiche, a promuovere nel corso del 2024, a settant’anni dalla sua nascita e a trenta da quando è venuta a mancare, iniziative per ricordare il pensiero e l’opera di Mariateresa Di Lascia.

Nota come, in questi trent’anni, l’eterna lotta tra il bene e il male abbia letteralmente mortificato il diritto penale e i principi sacri dello Stato di Diritto siano stati profanati nell’orgia del punire, provocando ovunque nel mondo un gran spargimento di sangue, di pene di morte, pene fino alla morte, morti per pena. Di fronte a tutto ciò, prende atto con soddisfazione che con le risoluzioni ONU sulla moratoria delle esecuzioni capitali e con le sentenze della Corte europea e della Corte costituzionale italiana contro l’ergastolo ostativo, molti bracci della morte siano stati chiusi e condannati a vita siano stati liberati.

Impegna organi dirigenti e iscritti a prendere iniziative volte a ridurre fino a superare il danno proprio del carcere, un istituto inutile, patogeno e criminogeno che continuiamo – giustamente – a chiamare “di pena”, perché tale è, una struttura dedita a infliggere dolore, a “cohercere”, reprimere, a “carcar”, sotterrare, anime e corpi di persone vive. Nell’immediato, impegna ad adoperarsi per chiudere tutti i bracci della morte e le strutture o i regimi altrettanto mortiferi quali sono le sezioni del 41 bis, i reparti e le forme di isolamento prolungato superiore a quindici giorni consecutivi senza significativi contatti umani che, insieme all’isolamento indefinito, le Regole Mandela considerano una forma di tortura o un trattamento o punizione crudele, inumana e degradante.

Prende atto con soddisfazione che, nel Trentennale di vita associativa, per la prima volta, Nessuno tocchi Caino abbia superato i 3.000 iscritti, che sono affluiti grazie anche al metodo radicale e a una concezione – che è della vita, degli organismi viventi come dell’organizzazione politica – radicalmente nonviolenta, inclusiva, “ecologica”. Un successo che dobbiamo alla nostra capacità di vivere nel senso e nel modo in cui vogliamo vadano le cose, al nostro modo di pensare, sentire e agire coerente con una visione di insieme, e a una costante cura dell’insieme che noi siamo, convinti che sia l’unione – non l’unità – a fare la forza e a farsi forte, non delle identità comuni, ma delle singolarissime diversità che connotano il nostro – di ognuno di noi – modo d’essere unici e irripetibili.

Impegna tutti e ciascuno a continuare a operare in tal modo e in questo senso per assicurare a Nessuno tocchi Caino una dimensione di risorse umane e finanziarie adeguata a sostenere la necessità e l’ambizione della propria azione anche a livello transnazionale. Questo, a partire dalla lotta a tutti i regimi autoritari e illiberali, come il regime iraniano dei mullah a fronte del quale va ribadito e rafforzato l’impegno radicale ultradecennale di iniziative politiche, parlamentari, transnazionali e nonviolente a sostegno della Resistenza Iraniana. Ringrazia le oltre mille persone che nel corso del 2023 hanno partecipato ai laboratori “Spes contra spem” e alle visite effettuate in oltre 120 istituti penitenziari. Ringrazia il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria per autorizzare a proseguire quest’“opera di misericordia” che arricchisce noi tutti di quei dati di conoscenza umana anche di noi stessi indispensabili per cercare di risolvere i problemi che quotidianamente affliggono la comunità penitenziaria, non solo la comunità dei detenuti, ma anche quella dei “detenenti”, come li chiamava Marco Pannella.

Impegna a continuare quest’opera coinvolgendo, come è accaduto in questi anni, iscritti all’Associazione, avvocati delle Camere Penali e del Movimento Forense, magistrati, volontari, garanti, esponenti di associazioni ed eletti nelle istituzioni. Perché occorre aver visto, come sosteneva Calamandrei, e occorre che cresca la consapevolezza e quindi lo sforzo collettivo affinché la violenza insita in quei luoghi “di pena” deperisca fino a esaurirsi attraverso il loro superamento. Se non abbiamo fatto carta straccia dei principi universali che sono a fondamento della Costituzione italiana, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo e della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, dobbiamo affermare con forza che solo un ampio provvedimento di amnistia e di indulto può consentire allo Stato italiano di definirsi uno Stato democratico, uno stato di Diritto.

A tal proposito, ricorda con affetto Giorgio Napolitano, recentemente scomparso, un Presidente della Repubblica che, sotto la spinta di un nonviolento pressing di Marco Pannella, ha avuto l’intelligenza e l’integrità morale e civile di rivolgere un solenne messaggio alle Camere sul preoccupante stato della giustizia penale e delle carceri italiane. Tale messaggio è dell’ottobre del 2013, cioè l’anno in cui l’Italia era stata condannata per sistematici trattamenti inumani e degradanti dei detenuti nelle nostre carceri.

Prospettando al Parlamento un provvedimento di amnistia e di indulto, Napolitano concluse il messaggio con queste parole: “Confido che vorrete intendere le ragioni per cui mi sono rivolto a voi attraverso un formale messaggio al Parlamento e la natura delle questioni che l’Italia ha l’obbligo di affrontare per imperativi pronunciamenti europei. Si tratta di questioni e ragioni che attengono a quei livelli di civiltà e dignità che il nostro paese non può lasciar compromettere da ingiustificabili distorsioni e omissioni della politica carceraria e della politica per la giustizia”.

Nota come le questioni poste da Napolitano (e da Pannella) non furono “intese” dai deputati e dai senatori e nemmeno si arrivò negli anni successivi alla riforma dell’Ordinamento penitenziario auspicata dagli Stati Generali dell’esecuzione penale. Oggi, la situazione si è addirittura aggravata: mai era accaduto nella storia del nostro Paese che in un anno, il 2022, ben 84 detenuti si togliessero la vita. Quest’anno siamo già a 64 e il sovraffollamento sta sfiorando la soglia critica di dieci anni fa con oltre 60.000 detenuti stipati in 47.000 posti regolamentari.

Per questi motivi, impegna gli organi dirigenti e gli iscritti a indire per il 2024 un Grande Satyagraha di azioni nonviolente che favoriscano un provvedimento di clemenza senza tralasciare, anzi dandole impulso immediato, il sostegno alla proposta del deputato Roberto Giachetti di modifica della liberazione anticipata speciale (75 giorni ogni semestre come ristoro) e ordinamentale (60 giorni ogni semestre per il futuro), così come a tutte le altre proposte – da qualsiasi parte provengano – che abbiano come finalità la riduzione del sovraffollamento e il miglioramento delle condizioni di vita della comunità penitenziaria.

Impegna gli organi dirigenti a intervenire, anche con un amicus curiae, a favore dei ricorsi presentati davanti alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo dai fratelli Cavallotti e altri imprenditori e a sostenere le proposte di legge presentate nel parlamento italiano volte a riformare il regime della prevenzione che nel nome della “guerra alla mafia” ha aggravato e ormai sostituito il sistema penale con misure – quali lo scioglimento dei comuni, i sequestri e le confische personali e patrimoniali, le informazioni interdittive prefettizie – che si sono rivelate spesso più distruttive dei castighi penali e che sono incompatibili con le regole di uno stato di diritto e del giusto processo e del tutto inaccettabili e odiose quando, come spesso capita, siano inflitte a imprese e nei confronti di persone mai indagate, imputate o condannate per mafia.

di: Redazione - 18 Dicembre 2023

Condividi l'articolo