L'intervista

Andrea Piardi chi è: il primo arbitro italiano che guiderà un match del 6 Nazioni

Nato a Brescia, 31 anni, ha già partecipato come assistente all'ultimo mondiale svoltosi in Francia: "Oggi il nostro mestiere è difficile, questo sport è diventato molto più fisico e veloce. Rispetto al passato c'è meno tranquillità, sui social dopo le partite veniamo costantemente giudicati"

Sport - di Andrea Aversa - 12 Dicembre 2023

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Andrea Piardi: il primo arbitro italiano che guiderà un match del 6 Nazioni

Andrea Piardi è diventato il primo arbitro italiano che guiderà un match del 6 Nazioni. Il prossimo 24 febbraio, il torneo più antico e prestigioso del rugby, vedrà protagonista un direttore di gara nostrano. Appuntamento in Irlanda, nel ‘tempio’ dell’Aviva Stadium di Dublino, quando a scendere in campo contro la squadra di casa ci sarà il Galles. Con il 31enne nato a Brescia ci sarà nel ruolo di assistente Gianluca Gnecchi. Per l’occasione il presidente della Federazione Italiana Rugby (Fir), Marzio Innocenti ha dichiarato: “Quello di Andrea è un grande, meraviglioso traguardo. Non solo per quello arbitrale, ma per tutto il rugby italiano. Il primo direttore di gara del nostro Paese in 140 anni di storia del torneo: un obiettivo che ci eravamo prefissati quando abbiamo iniziato il nostro cammino insieme alla nuova Cna coordinata da Alan Falzone e che abbiamo raggiunto nei tempi che ci eravamo dati, nel corso del mandato. Dopo la Finale di Serie A Elite e quella di Urc dell’anno passato, il naturale percorso di crescita di Piardi verso la prossima Rugby World Cup non poteva non passare per questo passo storico. Ad Andrea, e Gianluca che lo affiancherà, faccio le congratulazioni mie e di tutto il Consiglio Federale“.

Andrea Piardi: chi è il primo arbitro italiano alla guida di una partita del 6 Nazioni

Arbitro nel 2022 per la finale italiana di Top 10, a maggio scorso ha diretto quella dello United Rugby Championship, è stato assistente durante l’ultimo mondiale disputato in Francia: la carriera di Piardi è stato un continuo crescendo, fino all’ultima e importante designazione. “Ero in Sud Africa per lavoro, dove mi trovo ancora oggi – ha raccontato Piardi l’Unità – Quando ho ricevuto la telefonata del responsabile degli arbitri della Word Rugby. Venire a sapere di questa decisione è stata per me una sorpresa meravigliosa. Soprattutto perché inaspettata“. Con il giovane direttore di gara abbiamo parlato di cosa vuol dire fare l’arbitro nel rugby moderno, di come ci si prepara alle partite e quali sono le sue aspettative future.

Intervista ad Andrea Piardi: il primo arbitro italiano alla guida di un match del 6 Nazioni

Perché ci sono voluti più di 20 anni affinché arrivasse questo riconoscimento?

Il rugby è uno sport d’élite, nel quale è dominante la cultura anglosassone. Di conseguenza il potere è nelle mani delle Union più forti dei due emisferi. L’Italia ha avuto nel tempo scarsa considerazione ma le cose negli ultimi anni sono cambiate. Grandi novità ci sono state soprattutto all’interno della nostra Federazione. C’è stato uno sviluppo professionale della figura dell’arbitro che ha condizionato molto questi cambiamenti. Ad esempio io faccio questo lavoro full time. Prima non era così. In questo modo abbiamo dato dimostrazione di competenza, credibilità e affidabilità.

Hai giocato a rugby da ragazzino? Perché hai deciso di fare l’arbitro?

Ho giocato nel Rugby Fiumicello e poi nel Rugby Brescia. Ho deciso di arbitrare grazie ad un mio compagno di squadra. Quando giocavamo insieme lui già era arbitro e mi ha trasmesso questa passione“.

Durante l’ultimo mondiale ci sono state molte polemiche rispetto ad alcune decisioni arbitrali: lo sviluppo del rugby ha cambiato il vostro modo di interpretare il gioco e di prendere una decisione?

Oggi è molto difficile arbitrare. Il rugby è diventato uno sport estremamente fisico e veloce. Spesso non c’è neanche la possibilità di notare un errore. Lo sbaglio diventa chiaro quando lo si vede al rallentatore. Ma noi esseri umani – ha detto Piardi ridendo – non abbiamo ancora sviluppato questa capacità“.

Sono aumentate anche le proteste

Assolutamente si. Ma è un fenomeno che non avviene tanto in campo, piuttosto si verifica fuori. Ormai nel dopo partita abbiamo a che fare con eserciti di commentatori che attraverso i social si esprimono senza conoscere bene l’argomento e senza pensare alle conseguenze delle loro affermazioni. Prima si lavorava con maggiore tranquillità“.

Come funziona il ‘sistema’ delle designazioni?

La designazione degli arbitri è a completa discrezione della Word Rugby, che è la federazione mondiale di questo sport. Singolarmente, una persona che vuole diventare arbitro professionista, inizia il suo percorso in ambito locale, per poi passare a quello continentale e infine allo scenario internazionale. Io mi sono formato come direttore di gara grazie alla Fir. Dopo aver fatto i dovuti step nei campionati nazionali, sono entrato nel circuito europeo dove rientra anche la Champions Cup (la Champions League della palla ovale, ndr) e infine ho messo piede e fischietto in quello mondiale“.

Come ti prepari per arbitrare una partita?

Di base c’è una preparazione fisica indispensabile che si divide tra campo e palestra. Poi c’è quella tecnica, proprio in vista del match. Analizziamo il contesto, ovvero le due squadre, guardandone le ultime partite. Cerchiamo di comprendere come i team interpretano le varie fasi del gioco. Diamo uno sguardo ai giocatori, c’è sempre chi è più o meno falloso, chi tende a protestare di più o di meno. Poi si condivide l’intera reportistica con il proprio team di assistenti. Un lavoro che viene svolto per l’intera settimana che precede l’incontro. L’obiettivo è quello di adeguarci al meglio rispetto al modo di giocare delle squadre che arbitreremo. Tale prassi ci aiuta poi in campo nel prendere le decisioni più giuste possibili“.

Nel tuo ‘palmares’ ci sono una finale di Top 10, una dello United Rugby Championship e l’aver fatto da assistente in occasione del mondiale giocato in Francia. Però sei ricordato per aver dato un cartellino rosso ‘da record’

Si, è vero. Era il 2022, arbitravo a Twickenham (Londra, ndr) un incontro tra l’Inghilterra e la selezione dei Barbarians. Sono stato costretto a dare un cartellino rosso a un giocatore australiano. Dopo ho scoperto che si è trattata dell’unica espulsione subita dalla storica squadra in 130 anni. Ma il fallo era così evidente da non lasciare alcun dubbio“.

Cosa ti aspetti dal futuro?

Di sicuro l’obiettivo è quello di arbitrare un match del prossimo mondiale. Ma nel breve termine ci sono l’entusiasmo e la voglia di confermarsi a tali livelli. Questa è la vera sfida. Perché l’opportunità che ho avuto per il prossimo 6 Nazioni non è un punto di arrivo ma di partenza“.

12 Dicembre 2023

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