Il rilascio degli ostaggi

Israele censura la gioia delle mamme palestinesi che riabbracciano i figli: “Non devono sembrare umani”

L'articolo di Gideon Levy su Haaretz. “In Israele piangiamo di felicità per il ritorno degli ostaggi, ma la polizia israeliana vieta alle famiglie palestinesi di gioire riabbracciando i figli usciti di prigione. E la tv censura la loro felicità: non devono sembrare esseri umani”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli - 30 Novembre 2023

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Il rilascio degli ostaggi
Il rilascio degli ostaggi

Si può considerare la gioia un crimine? Si possono sanzionare genitori palestinesi che abbracciano i loro figli liberati da Israele nello scambio con gli ostaggi israeliani trattenuti da Hamas? E un israeliano che condivide la gioia di quelle madri o padri palestinesi che riabbracciano i propri figli scarcerati, può essere messo alla gogna mediatica, tacciato di collusione col nemico?

È l’apartheid dei sentimenti. Di cui quale con la consueta maestria giornalistica e coraggio intellettuale Gideon Levy su Haaretz. “Ognuno di noi ha vissuto queste settimane come su una montagna russa di sentimenti che non ha lasciato nessuno impassibile. Le immagini degli ostaggi rilasciati, donne anziane e bambini piccoli, erano materia di mille telenovelas con un lieto fine. Vedere Emilia di sei anni e piangere; vedere Ohad di nove anni e rabbrividire; vedere il rilascio di Hannah Katzir, che è stata dichiarata morta dalla Jihad islamica palestinese, Yaffa Adar che è sopravvissuta alla prigionia a 85 anni e sentire un nodo in gola. Il fatto che tutti siano in buone condizioni di salute è motivo di sollievo e felicità. Appare così la gioia nazionale, mescolata al dolore, all’ansia e alla confusione che hanno prevalso in Israele dal 7 ottobre. Basta che tornino tutti. Israele nella sua gioia mista e i palestinesi nella loro gioia mista. È lecito gioire della loro gioia? A chi è permesso gioire in questo paese? La polizia ha stabilito dei limiti: i palestinesi non hanno il diritto di gioire”.

E qui entra l’apartheid dei sentimenti. Racconta Levy: “I funzionari della polizia israeliana hanno visitato le case di coloro che sono stati rilasciati a Gerusalemme Est, avvertendo i residenti di astenersi da qualsiasi dimostrazione di gioia. Ci è permesso gioire del ritorno dei nostri figli; loro non possono gioire del ritorno dei loro figli. Ma il divieto non finisce qui.

Non ci è nemmeno permesso vederli gioire. Il giorno dopo il ritorno degli ostaggi, il sole è sorto su Gaza. Era la prima mattina, dopo 50 giorni consecutivi, che i cieli di Gaza non erano coperti di pennacchi di fumo e polvere dei bombardamenti. La gente non stava fuggendo avanti e indietro per provare a salvarsi la vita, cercando impotente di sfuggire alle bombe che potevano cadere in qualsiasi momento senza preavviso. I bambini, spaventati, di notte bagnano ancora i loro letti (quelli che hanno i letti), ma meno di prima. È lecito gioire di questo in Israele?

A circa un’ora di auto dagli ospedali israeliani dove le famiglie israeliane si sono riunite, suscitando una gioia nazionale, scene simili si vedevano a Gerusalemme Est e in Cisgiordania. A cambiare erano le persone. Palestinesi. Un padre che non vedeva sua figlia da otto anni l’ha abbracciata in lacrime. Una donna che corre a braccia aperte, con un grido che le esce dal profondo dell’anima, verso sua figlia, che era stata incarcerata per sette anni.

Ho visto la madre di Malek Salman di Beit Safafa abbracciare sua figlia, piangendo e urlando. “Mamma, mamma”, e ho pianto di gioia. È una trasgressione? Un difetto psicologico? Una aberrazione morale? Anche trentanove donne e minori palestinesi sono usciti dalla prigione tornando alle loro famiglie e alla libertà. Alcuni sono stati condannati per attacchi all’arma bianca, possesso di un coltello o tentato omicidio, altri per aver lanciato pietre. Nessuno è innocente rispetto al crimine di resistenza violenta contro l’occupazione, e lo Stato aveva il diritto di punirli. Ma sono anche esseri umani.

I bambini sono certamente bambini, anche quando parliamo di giovani lanciatori di pietre, condannati in Israele a pene detentive sproporzionate e a condizioni molto peggiori degli imputati ebrei della loro età. Ero felice di vederli camminare liberi. So che non è permesso.

In uno dei momenti eccezionali della copertura televisiva dolorosamente unilaterale in Israele, Channel 13 News ha mostrato un brevissimo momento di gioia palestinese al ritorno di una figlia. Almog Boker di Channel 13, che con questa guerra sta diventando ancora più nazionalista e non può pronunciare la parola Hamas senza attaccarci la parola “nazisti”, ha gridato con furia indignata: “Non dobbiamo mostrarlo”.

Il giornalista Raviv Drucker ha cercato di convincerlo che è importante dimostrare che i palestinesi sono felici per rivelare il loro vero volto – questo, dopo non essere riuscito a convincerlo che tutto dovrebbe essere riportato, semplicemente perché questo fa il giornalismo.
Boker ritiene che durante la guerra le uniche cose che dovrebbero essere mostrate siano quelle che servono gli interessi di Israele. E infatti, nei media israeliani non solo la sofferenza di Gaza è bandita dallo schermo, ma anche la gioia dei genitori al ritorno della figlia dalla prigione, affinché nessuno sia tentato di pensare che anche loro sono esseri umani, con dei sentimenti e tutto il resto”.

“Questi sono i giorni di intense oscillazioni emotive – conclude Levy Le montagne russe vanno su e giù, e val bene lasciare un piccolo posto per la piccola gioia dei palestinesi. La guerra, continua a dirci il governo, è solo contro Hamas”.

30 Novembre 2023

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