I due giustizialismi

La politica italiana è sottomessa ai Pm, la riforma della giustizia è impossibile

La destra cavalca un giustizialismo che produce moltissimi voti. La sinistra vede nell’alleanza con la magistratura l’unica possibilità di resistere e di sferrare dei colpi. Occorrerebbero degli statisti: ne avete visto qualcuno in giro?

Editoriali - di Piero Sansonetti - 29 Novembre 2023 alle 19:23

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Il ministro Guido Crosetto
Il ministro Guido Crosetto

Il ministro Crosetto ha sollevato un problema serio. Quello dell’uso della giustizia a fini politici da parte di settori molto potenti della magistratura. Si è aperta una polemica, naturalmente, per la semplice ragione che la magistratura – e specialmente la magistratura associata – gode di un forte sostegno di settori importanti della stampa, e con facilità stronca qualunque attacco mediatico.

Mi pare che Crosetto sia stato messo all’angolo anche dai suoi, che si sono fatti impaurire dai giornali. Quasi nessuno, però, immagina che Crosetto abbia “inventato”. È molto, molto probabile che Crosetto abbia detto esattamente la verità. Qual è il problema?

La politica italiana è bloccata da due opposti giustizialismi, che si combattono tra loro, ma alla fine entrambi operano a difesa dalla magistratura e determinano in questo modo la sottomissione della politica all’Anm (cioè all’associazione dei magistrati) e il dominio della magistratura sulla società e sulle classi dirigenti. Torno tra qualche riga sull’Anm, prima vorrei spiegare cosa sono i due giustizialismi.

C’è quello cosiddetto di sinistra, che è vicino alle correnti di sinistra delle Procure – sostenuto dai tre giornali con un maggior grado di dipendenza dalle Procure: Il Fatto, Repubblica e Il Domani – e che di solito usa l’arma giudiziaria per indebolire lo schieramento politico di destra e le classi dirigenti dell’economia e della finanza.

Poi c’è il giustizialismo di destra, non meno esteso, che chiede manette e ferocia verso le classi più deboli, soprattutto verso il sottoproletariato e il popolo degli immigrati. Ma anche verso i giovani, soprattutto se politicamente impegnati.

Tra questi due giustizialismi c’è una differenza. Il giustizialismo di destra è sempre molto attivo nella difesa delle classi dirigenti. Cioè è attivo nel campo garantista quando la magistratura picchia in alto. E si esprime in forme giustizialiste solo quando picchia in basso.

Il giustizialismo di sinistra invece è molto attivo nel sostenere l’attacco della magistratura (delle Procure) verso la politica, soprattutto di destra, ma non si scalda a difesa dei più deboli. Cioè difetta molto nella fase garantista. Specie quando è al governo.

Per spiegarci basta fare due esempi: il comportamento repressivo dei governi di sinistra verso i migranti (nel gergo politico si chiama “minnitismo” e non è molto meno duro del “salvinismo“), e la sostanziale indifferenza verso altre operazioni giustizialiste dei governi di destra.

Non c’è stata una rivolta di sinistra, negli ultimi mesi, per le norme incostituzionali contro i migranti, o contro le Ong. E nemmeno, recentemente (escluse poche eccezioni tra le quali quella dell’ex parlamentare Paolo Siani), quando il governo ha approvato un decreto che obbliga i magistrati a mandare in cella i neonati, insieme alle loro madri, in caso di recidiva (cioè: di sospetto di recidiva).

C’è stata la rivolta invece – a difesa della magistratura – quando Crosetto ha accusato una corrente di sinistra della magistratura. La fotografia che ne esce è questa: spallucce per un neonato in carcere, scandalo per Crosetto.

La ragione per la quale la destra passa per garantista e la sinistra no, sta esattamente nelle cose che ho scritto. La destra ha un suo “angolo” garantista, e si infiamma quando viene colpita. La sinistra non si infiamma mai.

I due giustizialismi sembrano contrapposti e nemici. In realtà sono affiancati e oggettivamente alleati. La forza della magistratura associata sta tutta lì. La magistratura associata sa giocare benissimo con questi due giustizialismi, li sa far funzionare, rendere complementari e li sa mettere in sinergia.

In questo modo ha costruito un muro invalicabile che perpetua il suo potere e le sue capacità di interdizione che annulla qualunque tentativo vero di riforma della giustizia. Protagonista assoluto di questo continuo manovrare dei rappresentanti delle Procure, che assicurano l’immobilità dei governi – e l’immediata caduta dei ministri della Giustizia che provano ad avviare delle riforme – è l’Anm, l’associazione dei magistrati.

Organismo potentissimo, poco conosciuto nell’opinione pubblica (lavora benissimo nell’ombra, adoperando a suo favore l’esposizione mediatica solo di alcuni dei suoi membri) e probabilmente assolutamente illegale. La Costituzione sostiene che il giudice deve essere indipendente, autonomo e deve rispondere solo alla legge.

Non si sa se la Costituzione si riferisse solo al giudice o anche al ben più potente Pm. I magistrati però hanno sempre sostenuto che l’autonomia riguarda anche il Pm, e che è sacra. Può un giudice essere autonomo e rispondere solo alla legge, se fa parte di una corrente politica della magistratura, e di un’associazione, assolutamente politica, come è l’Anm? E così facendo, che garanzie offre ai cittadini, agli indiziati, agli imputati?

Naturalmente nessuna, anche perché è proprio il magistrato a tradire sistematicamente, in questo modo, lo spirito costituzionale. L’unica speranza per l’imputato è che il giudice non sia della stessa corrente del Pm. E quindi? Quindi non è possibile nessun ottimismo. La magistratura ha ancora largamente in mano il timone. Comanda. Decide.

Condiziona la politica ed esercita un potere spropositato di sopraffazione nei confronti dei media e dei singoli cittadini. Anche per noi giornalisti, mettersi contro la magistratura, anche solo criticare, è una cosa spericolata: ci espone a un rischio enorme. Anche perché, di solito, le nostre organizzazioni di categoria ci difendono sempre se siamo attaccati dai politici, mai e poi mai se siamo attaccati, con vere e proprie intimidazioni, da parte dei magistrati.

C’è la speranza che i due giustizialismi si sciolgano? No. Perché la destra cavalca un giustizialismo che produce moltissimi voti. Che le permette di impadronirsi della pancia del paese. La sinistra, che oggi è molto debole, vede nell’alleanza con la magistratura l’unica possibilità di resistere e di sferrare dei colpi. Occorrerebbero degli statisti per rompere questo circolo vizioso. Appunto: degli statisti. Ne avete visto qualcuno in giro?

29 Novembre 2023

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