Il complotto e la retromarcia

Cosa ha detto Crosetto sulla magistratura, il ministro manda la destra in tilt

Il ministro della Difesa smorza i toni contro la magistratura e sollecita un incontro con l’Anm. La premier non vuole lo scontro con le toghe

Politica - di David Romoli - 28 Novembre 2023

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Il ministro Guido Crosetto
Il ministro Guido Crosetto

Crosetto alle “riunioni” di magistrati per complottare contro il governo ci crede davvero e non da pochi giorni: le voci dal ministero della Difesa su questo sono univoche. Il giorno dopo aver lanciato la bomba il ministro attenua i toni, minimizza, “Una risposta in fondo a un’intervista su tutt’altro, in cui racconto una cosa riferitami”.

Se non porge il ramoscello d’ulivo ci va a un passo: “Se interessati, incontrerei molto volentieri il presidente dell’Anm Santalucia e il suo direttivo per chiarire le mie parole”. Si dice pronto a riferire in Parlamento, e il Pd ha già proposto di convocarlo in Antimafia, anche se in realtà mira a un’udienza a porte chiuse.

Ma immaginare che Crosetto non fosse consapevole della portata esplosiva della sua frasetta è impossibile e in realtà è anche molto difficile credere che un’uscita del genere non fosse stata concordata con la premier. Con ogni probabilità, al contrario, Meloni era stata informata e aveva dato il semaforo verde.

L’uscita, tanto più se avallata da Chigi, ha però un aspetto difficilmente spiegabile. La premier è decisa a evitare la guerra contro la magistratura, in concreto a lasciare nel cassetto dove giace la riforma Nordio, in concreto la separazione delle carriere. Il viceministro forzista alla Giustizia Sisto coglie l’occasione e prova a incunearsi: “È evidente che la riforma, anche costituzionale s’ha da fare”.

Meloni, checché ne debba dire in pubblico, la pensa diversamente. La guerra santa contro le toghe ora, con la partita sul premierato in corso, è tutt’altro che auspicata. L’eventualità, per non dire la quasi certezza, di qualche esposizione aperta di Mattarella, che per il referendum sul premierato potrebbe essere esiziale, è decisamente temuta. I segnali di pace da parte della maggioranza sono continui.

Ieri il cdm aveva all’odg due provvedimenti in materia di giustizia e in entrambi la sostanza non è tale da irritare davvero il potere togato. Ci saranno le “pagelle” dei magistrati, compilate ogni 4 anni tenendo conto di voci disparate: dalla padronanza delle tecniche d’indagine alla puntualità, dalla “produttività” alla “diligenza” alla disponibilità nella sostituzione dei colleghi assenti.

Insomma un po’ di tutto ma l’importante è che a gestire le valutazioni sarà il Csm. L’aggiunta dell’ultima ora, la possibilità di “test psico-attitudinali” per l’entrata in magistratura che comunque è poi saltata, è un’altra di quelle trovate con molto fumo e nessuna sostanza. Più delicata, per i togati, è il riordino della norma sull’utilizzo dei magistrati fuori ruolo.

Alla partenza questo decreto attuativo della riforma Cartabia era tra quelli che più innervosivano le toghe, ma la Commissione convocata da Nordio e al lavoro sin dal 28 aprile scorso conta al proprio interno 18 magistrati, di cui 10 appunto fuori ruolo, su un totale di 26 componenti. Impossibile lanciare un segnale più distensivo.

Come si spiega dunque una mossa in totale controtendenza, fatta apposta per acutizzare le tensioni come quella di Crosetto? Il fatto che il ministro sia convinto di quanto denunciato, ben più di quanto facciano credere i toni melliflui che ha adottato ieri, non basta a spiegare la sua scelta: avrebbe potuto comunque battere altre e meno minate strade.

In parte pesa certamente la differenza tra la cultura politica dell’uomo e quella dei suoi compagni di partito. FdI non è un partito garantista, neppure nel senso di quel garantismo opportunista e superficiale che ha caratterizzato sempre la Lega e spesso anche Fi. Crosetto invece viene da una cultura diversa, più forzista che tricolore e la riforma Nordio la vorebbe tirare fuori davvero da quel cassetto chiuso a chiave.

Ma in ballo c’è di più: la sensazione, o forse la percezione, di un cambiamento rispetto alla tregua dell’ultimo anno, il sospetto, corroborato dal riavvicinamento tra la parte più a sinistra di Area e Magistratura democratica e dal pronunciamento delle toghe contro il premierato.

L’uscita di Crosetto, quasi certamente avallata proprio dalla premier che per prima vuole evitare lo scontro diretto con le toghe, avrebbe in questo caso il senso di un monito preciso: il governo eviterà di impegnarsi nella crociata sulla separazione delle carriere, rimandandola all’infinito senza mai denunciarla apertamente.

In cambio si aspetta dalle toghe un atteggiamento altrettanto pacifico e se così non fosse, o se il governo dovesse ritenere a torto o a ragione che la pace è saltata, tutto tornerebbe in gioco non più solo a parole ma anche nei fatti.

28 Novembre 2023

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