La guerra in Medioriente

Solo con la politica si può raggiungere la pace in Palestina

Il problema palestinese esiste eccome, andrà risolto con un negoziato che affronti anche il nodo degli insediamenti. La guerra e la forza, come questi decenni hanno dimostrato, non bastano a dirimerlo

Editoriali - di Mons. Vincenzo Paglia - 28 Novembre 2023

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La guerra Israele-Palestina
La guerra Israele-Palestina

Mentre stiamo andando in stampa siamo sconvolti dall’attacco terroristico di Hamas contro Israele, tanto efficace quanto crudele. Certo, fa pensare la debolezza dei sistemi di sicurezza di fronte ad avversari motivati. Non è bastato ad Israele affidarsi alla tecnologia. È accaduto quello che gli israeliani non avrebbero mai pensato.

La lezione da trarre è evidente: senza politica non c’è sicurezza. La questione palestinese è rimasta orfana di politica. Anzi, veniva ritenuta una questione ormai residuale. Un amico mi ha raccontato che qualche anno fa ad un Consiglio Europeo di Bruxelles, Netanyahu diceva ai ministri degli esteri dell’Ue: «Non ci saranno mai due Stati; non ci sarà mai uno stato palestinese.  La questione è ormai chiusa una volta per tutte».

Oggi affermando «siamo in guerra e sarà lunga» il premier dà indirettamente ragione ad Hamas: il nemico non è più definibile come un fenomeno terrorista del passato ma ha preso il posto di ciò che fu l’Olp decenni fa. Il problema palestinese esiste eccome, più micidiale che mai e andrà risolto con un negoziato, perché la guerra e la forza – come questi decenni hanno dimostrato – non bastano a dirimerlo.

Oggi è il tempo della reazione e della battaglia e dobbiamo augurarci che non si commettano crimini analoghi a quelli compiuti da Hamas. Ma deve venire presto l’ora della politica: molto dovrà essere rimesso in discussione, ad esempio, la politica degli insediamenti. È senza dubbio necessario che europei e americani facciano di tutto per proteggere le comunità ebraiche nei nostri Paesi e nel mondo.

E possiamo dire anche che i tempi non sono facili né favorevoli alla trattativa: il clima generale di guerra – ampliato dal conflitto in Ucraina – facilita derive violente ed estreme come quelle di Hamas. Guerra chiama guerra e c’è da temere ulteriori escalation non solo contro Israele. La politica degli accordi di Abramo subirà una frenata ma non va abbandonata.

Va però profondamente cambiata, inserendo in essa scelte che aiutino a risolvere il problema palestinese. Il più grande insegnamento da trarre dal dramma attuale è che le crisi e le guerre vanno sempre concluse con la politica, anche se ciò costa fatica e rinunce. È l’unica vera garanzia per la sicurezza di Israele. Ed è l’unica via per aiutare questo nostro tempo a non continuare a “fare a pezzi il mondo”.

Ma non può essere una politica dei piccoli interessi o delle mezze soluzioni. L’aggressione di Hamas è stata sconvolgente, niente può essere più come prima. Ad un azzeramento della politica degli ultimi decenni, deve corrispondere una politica di altissimo livello. Non certo quella ispirata dalla rassegnazione, ma che persegua obiettivi grandi, inediti, possibilmente definitivi.

Una pacifica convivenza tra israeliani e palestinesi è diventata ormai un problema storico di così vasta portata che può essere affrontato solo sperando in ciò che apparentemente è impossibile.

Oggi è necessario fare ancora di più: dopo tanti fallimenti, è possibile realizzare una convivenza pacifica tra israeliani e palestinesi – nella forma suggerita da una politica creativa all’altezza della sfida – solo con un concorso straordinario di forze che coinvolga tutti: i diretti interessati, ovviamente, ma anche leader politici e personalità religiose, Stati regionali e Potenze mondiali, istituzioni internazionali e un grande movimento di opinione pubblica.

© Sanpino Editore, 2023
Vincenzo Paglia, Sperare dentro un mondo a pezzi – Conversazioni con Domenico Quirico, Torino, Sanpino Editore, 152 pp., 16 euro

28 Novembre 2023

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