Cancellati Rabin e Sharon

Israele occupa la Striscia di Gaza e avvia la colonizzazione: “Resteremo per un tempo indefinito”

Tel Aviv avvia un piano di colonizzazione. “I nostri soldati non devono spargere sangue per poi riconsegnare i territori all’Anp”, avverte l’estrema destra sionista. Ma gli Usa: “Gaza resterà dei palestinesi”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

8 Novembre 2023 alle 13:30

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Il premier israeliano Benjamin Netanyahu
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu

Il premier israeliano ha annunciato su Abc News che il suo Paese avrà “la responsabilità generale della sicurezza” della Striscia di Gaza “per un periodo indefinito” una volta terminata la guerra con Hamas. “Perché abbiamo visto cosa succede quando non ce l’abbiamo. Quando non abbiamo questa responsabilità in materia di sicurezza, vediamo l’esplosione del terrore di Hamas su una scala che non potevamo immaginare”, ha spiegato.

Netanyahu ha respinto ancora una volta l’idea di un cessate il fuoco nella Striscia di Gaza senza il rilascio degli ostaggi rapiti da Hamas. “Non ci sarà alcun cessate il fuoco, nessun cessate il fuoco generale, a Gaza senza il rilascio dei nostri ostaggi”, ha detto all’emittente televisiva americana. Ma le dichiarazioni di Bibi non sono per niente piaciute agli americani. Il vice portavoce del Dipartimento di Stato Usa Vedant Patel, ha risposto che “i palestinesi devono essere in prima linea in queste decisioni. Gaza è terra palestinese e rimarrà terra palestinese. In generale, noi non sosteniamo la rioccupazione di Gaza e nemmeno Israele”.

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Quando Bibi dette del traditore ad Arik
Il 6 giugno 2004 Ariel Sharon, allora primo ministro (Likud) fa approvare, con forti resistenze interne al suo governo, il ritiro dalla Striscia di Gaza e lo smantellamento degli insediamenti. Il 15 agosto 2005, 14mila soldati israeliani furono impiegati nel trasferimento forzato degli 8mila coloni e degli “infiltrati” rimasti sul territorio. Molti si allontanarono pacificamente, altri furono trascinati fuori a forza.

Israele sembrava sull’orlo della guerra civile. Sharon, il “generale bulldozer”, fino ad allora il mito dei coloni, divenne “Arik il traditore”. E a guidare la fronda interna al Likud fu Benjamin Netanyahu. In polemica con Sharon, Netanyahu, allora ministro delle Finanze, uscì dall’esecutivo. «Ci sono molte vie per raggiungere pace e sicurezza – scrisse nella sua lettera di dimissioni – ma di certo la via migliore non è un ritiro unilaterale condotto sotto il fuoco del nemico e senza aver ottenuto nulla in cambio».

Da parte sua Ariel Sharon decide di fondare una nuova formazione, Kadima, che accoglie i più moderati del Likud e quelli del Partito laburista, tra i quali Shimon Peres. Netanyahu riprende la guida del Likud, radicalizzando a destra le sue posizioni. Sharon non è un avversario politico. È un nemico. Una minaccia alla sicurezza d’Israele. Un traditore. Come lo era stato Yitzhak Rabin. Sharon fu messo fuorigioco da una ischemia cerebrale. Rabin dalla mano omicida di un giovane estremista di destra, Yigal Amir.

Ad armare ideologicamente, ma forse non solo, la mano di Amir, fu la campagna di odio alimentata dalla destra contro Rabin il traditore, l’uomo che aveva stretto la mano, “pregna di sangue ebraico”, del “capo dei terroristi”: Yasser Arafat. A sobillare la folla furente della destra, era sempre lui, Benjamin Netanyahu. Per anni Leah Rabin, la moglie del primo ministro assassinato, si rifiutò d’incontrarlo e stringergli la mano.

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Rabin, il Nemico da abbattere
Nel pomeriggio del 18 ottobre 1995, solo poche settimane prima dell’assassinio del primo ministro Yitzhak Rabin, il leader dell’opposizione Benjamin Netanyahu partecipò a un incontro del Likud alla Knesset. Il segretario del partito prese rapidamente i verbali con una penna rossa; si trovano ancora oggi nell’archivio Jabotinsky. Erano i giorni più feroci delle proteste guidate da Netanyahu contro gli accordi di Oslo II, proteste che raggiunsero il loro apice con la manifestazione a Zion Square, nel cuore della Gerusalemme ebraica. Netanyahu prende la parola dal balcone che domina la piazza mentre la folla grida: “Nel sangue e nel fuoco bandiremo Rabin”.

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Le lettere di Leah
Un «corrotto», un «mentitore» e un leader da «incubo» . Sono i giudizi taglienti spuntati da alcune vecchie lettere di Leah Rabin. Le missive sono state svelate al pubblico dal giornale Haaretz nell’imminenza del 14/esimo anniversario della morte di Rabin. Si tratta di scritti risalenti al 1998-’99, all’epoca del primo governo Netanyahu, e indirizzati da Leah Rabin ad amici di famiglia.

Scritti nei quali la donna non cela il risentimento verso il leader del Likud e non risparmia considerazioni impietose. «Io spero e prego – annota ad esempio in una lettera datata novembre 1998che il governo (di Netanyahu) abbia i giorni contati». «Benjamin Netanyahu – si sfoga la vedova Rabin – è un individuo corrotto, un rissoso mentitore che rovina tutto quanto c’è di buono nella nostra società». «Tutti noi – rincara la dose più tardi, in uno scritto del marzo 1999vogliamo che l’incubo finisca, che questa mostruosità chiamata Netanyahu vada a farsi benedire».

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Israele autorizza la costruzione di una nuova comunità vicino alla Striscia
Il Consiglio nazionale per la pianificazione e l’edilizia di Israele ha approvato un piano per stabilire una nuova comunità chiamata “Hanon” vicino alla Striscia di Gaza. Lo scrive Haaretz.

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Deputato estrema destra Israele: “Non dare Gaza alla Anp”
Israele deve evitare che, a guerra ultimata, l’Autorità nazionale palestinese (Anp) finisca per controllare la Striscia di Gaza. È quanto affermato da Simcha Rothman, deputato del partito di estrema destra israeliano Sionismo Religioso, componente del governo Netanyahu, e presidente della commissione Legge della Knesset. “Solo il controllo israeliano e la completa smilitarizzazione della Striscia ripristineranno la sicurezza”, ha affermato su X. “I nostri soldati non devono spargere sangue per consegnare la Striscia di Gaza all’Autorità palestinese”.

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Gallant: «Alla fine della guerra non ci sarà più una minaccia da Gaza»
Il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha affermato che una volta che la guerra sarà finita, «non ci sarà alcuna minaccia alla sicurezza di Israele da parte di Gaza, e Israele manterrà completa libertà di azione, per rispondere a qualsiasi situazione nella Striscia che rappresenti una minaccia». Lo riporta Ynet. Ieri mattina il ministro, parlando alla commissione Affari esteri e difesa, ha affermato che «alla fine di questa campagna, Hamas, come organizzazione militare o organo di governo a Gaza, cesserà di esistere».

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Idf: «Combattiamo nel cuore di Gaza, è la prima volta da decenni»
«Per la prima volta da decenni stiamo combattendo nel cuore di Gaza City»: lo ha detto Yaron Filkelman, comandante del fronte sud di Israele. «Nel cuore del terrore. Questa è una guerra complessa e difficile e sfortunatamente ha i suoi costi», ha aggiunto.

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Hamas, 10.328 morti a Gaza, 4237 minori
Sono stati registrati finora 4.237 minori e 2.741 donne fra le 10.328 vittime dei bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza dall’inizio della guerra, entrata oggi nel secondo mese, secondo il bilancio provvisorio diffuso ieri dal ministero della Sanità di Hamas. Quasi 26.000 persone sono rimaste ferite.

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Unrwa: «A Gaza colossale tragedia umanitaria»
Una «tragedia umanitaria di dimensioni colossali». Così l’Unrwa, l’Agenzia Onu per i rifugiati palestinesi, parla della Striscia di Gaza, controllata da Hamas, a un mese dal terribile attacco del gruppo in Israele, che ha fatto scattare le operazioni israeliane nell’enclave palestinese.

«Da un mese la popolazione nella Striscia di Gaza si vede negare gli aiuti, vede morte e si vede cacciata dalle proprie case per i bombardamenti. Una lotta quotidiana per trovare pane e acqua – si legge in un post sul social X -. I blackout isolano le persone dai loro cari e dal resto del mondo. Si tratta di sfollamenti forzati e di una tragedia umanitaria dalle dimensioni colossali». L’altro ieri l’Unrwa ha denunciato l’uccisione di 88 persone del suo staff dall’inizio delle ostilità.

Sempre l’Unrwa ha evidenziato che circa 1,5 milioni di persone, quasi il 70% della popolazione della Striscia di Gaza, sono stata sfollate dopo l’inizio della guerra con Israele. Decine di rifugi di emergenza che ospitano in totale centinaia di migliaia di persone sono sovraffollati fino a quattro volte la loro capacità e le loro condizioni stanno deteriorando. «In un rifugio, ci sono meno di due metri quadrati disponibili per persona – denuncia l’Unrwa – almeno 600 persone devono condividere un bagno in una struttura e si sono verificati migliaia di casi di malattie infettive, diarrea e varicella».

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*Relatrice Onu: “Da azioni Israele ulteriore radicalizzazione”
Il tentativo di Israele di annientare Hamas in risposta agli attacchi del 7 ottobre rischia solo di generare ulteriore radicalizzazione, oltre ad essere illegale: lo ha detto in un’intervista al Guardian la relatrice speciale dell’Onu per i diritti umani nei territori palestinesi, Francesca Albanese.

“Anche se fosse possibile sradicare Hamas, se (Israele) dovesse sterminare tutti, tutti, quindi non solo i militanti, ma chiunque lavori per Hamas compresi i fornitori di servizi, anche se ciò fosse possibile, ma l’occupazione israeliana restasse in vigore, tutte le rimostranze continuerebbero a crescere ed emergerebbe un’altra resistenza. È naturale, è quasi una legge della fisica. La storia lo conferma”, ha affermato Albanese.

“Gli attacchi sono chiaramente indiscriminati, sproporzionati e violano il principio di precauzione – ha aggiunto -. Non si possono bombardare gli ospedali che ospitano centinaia di pazienti e danno rifugio a migliaia di rifugiati. Siamo spiacenti, dobbiamo cercare un’altra soluzione e non bombardare gli ospedali. Assolutamente no. Questo è criminale”.

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Haaretz: «Caccia israeliani su Beirut». Libano: «Intensi bombardamenti israeliani lungo la Linea Blu»
L’agenzia di notizie libanese riporta movimenti attivi di aerei da guerra israeliani sui cieli di Beirut. Lo ha riferito Haaretz. I media libanesi riferiscono di intensi bombardamenti israeliani lungo quasi tutta la linea Blu di demarcazione tra Libano e Israele, corrispondente al fronte di guerra tra Hezbollah e lo Stato ebraico.

In particolare si segnalano incendi causati da bombe incendiarie israeliane nel settore orientale della Linea Blu, sulle Colline di Kfar Shuba e vicino alle Alture del Golan. Spari di artiglieria israeliani sono stati segnalati nel settore occidentale, vicino a Naqura, e nel settore centrale del fronte di guerra tra Hezbollah e Israele.

8 Novembre 2023

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