Apocalypse Gaza

Siamo tutti israeliani, siamo tutti palestinesi: noi pacifisti siamo pochi ma testardi, e non molliamo

Strage di innocenti bambini ebrei punita con una strage di innocenti bambini palestinesi, la cui dimensione è calcolata più o meno con la vecchia legge “uno nostro contro dieci vostri”. Spaventoso.

Editoriali - di Piero Sansonetti - 15 Ottobre 2023 alle 15:10

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Siamo tutti israeliani, siamo tutti palestinesi: noi pacifisti siamo pochi ma testardi, e non molliamo

Gaza è allo stremo. Hamas probabilmente no. Gaza è senz’acqua, senza cibo, senza luce, gli ospedali sono senza medicine. Un disastro umanitario che non ha precedenti. Gaza è sotto le bombe. È oggetto di atrocità. Una decina dei circa 150 ostaggi catturati una settimana fa sono stati uccisi dai bombardamenti israeliani sulla città. Insieme a loro circa 2000 palestinesi sono morti sotto le bombe. Quanti bambini? Se calcolate che oltre la metà della popolazione di Gaza ha meno di 14 anni, e circa un quarto meno di sette anni, i conti potete farli facilmente.

A seconda di cosa si intenda per bambino possiamo dire che ne sono stati uccisi dai 500 ai 1000. Nei giorni scorsi molti giornali hanno titolato, giustamente, “strage degli innocenti” riferendosi alla barbara uccisione di ragazzini da parte dei terroristi e citando il massacro di Erode, di 2000 anni fa. Nel tentativo di uccidere Gesù. Bisognerebbe allargare il concetto. Strage di innocenti bambini ebrei punita con una strage di innocenti bambini palestinesi, la cui dimensione è calcolata più o meno con la vecchia legge “uno nostro contro dieci vostri”. Spaventoso.

Giusto sessant’anni fa, e giusto un mese prima di essere ucciso da una fucilata a Dallas, John Kennedy visitò Berlino, città all’epoca divisa in due da un muro che separava i quartieri liberi dell’Occidente dalla zona comunista, controllata da una dittatura filosovietica. La Germania di Ulbricht, che ne era il presidente. Kennedy andò proprio sotto il muro e pronunciò un discorso che restò nella storia. A un certo momento gridò in tedesco: “Ich bin ein berliner”. Che vuol dire “io sono berlinese”, e cioè “tutti siamo berlinesi, tutti siamo dalla vostra parte, io, l’America, il mondo democratico”.

Kennedy voleva che il muro venisse giù, che tra Occidente e Russia si riaprisse il dialogo. Lui già aveva iniziato un accenno di dialogo col suo omologo sovietico, Nikita Krusciov, appoggiato in questo dal papa dell’epoca, che era Giovanni XXIII. Quando Kennedy andò a Berlino Giovanni XXIII era morto da poche settimane. A Kennedy restavano cinque mesi di vita. E lo stesso Krusciov, in novembre, fu destituito dall’establishment comunista. Finì nel giro di pochi mesi il tentativo di spegnere la guerra fredda. Poi ci volle un quarto di secolo perché un altro grandissimo protagonista del novecento pacifico, Michael Gorbaciov, decidesse di far abbattere il muro di Berlino e di aprirsi all’Occidente.

Siamo tutti berlinesi. Giusto. E giusto, ma solo parzialmente, il titolo di qualche giorno fa di un grande giornale italiano: “siamo tutti israeliani”. Vero: solidarietà piena con Israele. Però manca una seconda riga a quel titolo: “siamo tutti palestinesi”, perché il popolo della Palestina è uno dei popoli maggiormente vittime di soprusi e sopraffazioni da molti decenni. Come il popolo di Israele lo è stato per millenni. Eppure nessuno ha il coraggio, o la spavalderia, o l’onestà o la faccia tosta per gridarlo questo magnifico slogan: “Siamo israeliani, siamo palestinesi”. Vogliamo che questi due popoli torni ad essere liberi, liberi soprattutto dalla paura di essere annientati, e si liberino delle loro classi dirigenti violente e guerrafondaie.

Una volta in Italia esistevano dei grandi intellettuali pacifisti. Vi faccio qualche nome che probabilmente i più giovani di voi non ha mai sentito . Primo Mazzolari, sacerdote cattolico, scrisse un libro bellissimo che andrebbe riletto: “Tu non uccidere”. Sfuggì ai nazisti che volevano fargli la pelle, resistette alla Chiesa di Pio XII che lo perseguitava, fu accolto e abbracciato da Papa Roncalli che lo definì addirittura “la tromba di Dio”. Morì nel 1959 a 69 anni. Aldo Capitini, intellettuale e filosofo liberale, laico, perugino, organizzatore della prima marcia della Pace tra Perugia e Assisi, nella quale coinvolse amplissime forze cattoliche e di sinistra, fu tra i primi a far conoscere Gandhi in Italia. Morì nel 1968 a 67 anni.

Danilo Dolci, intellettuale e combattente politico, era nato a Trieste nel 1924 ma poi si era trasferito in Sicilia e coi contadini siciliani aveva combattuto le battaglie contro lo sfruttamento e l’illegalità. Finì processato per sovversivismo, lo difese Piero Calamandrei che pronunciò una delle più belle arringhe mai pronunciate in un tribunale italiano. Lucio Lombardo Radice, matematico, regista, militante del Pci, partigiano, nato nel 1916 morto nel 1980, una delle menti più libere e liberali mai apparse nel partito di Togliatti, fu lui a convincere il suo partito a partecipare alla marcia con Capitini. In quegli anni parlavano, erano ascoltati.

Condizionavano la vita politica e le scelte. Provo a immaginare cosa direbbero oggi questi personaggi di fronte al guerrismo che sta travolgendo lo spirito pubblico. E poi provo a immaginare cosa direbbero di loro giornali e Tv: terroristi, amici dei terroristi, complici di Hamas, di Putin, forse anche di Kim. Certo, ci mancano Mazzolari, Capitini, Dolci, Lombardo. Ci manca anche un giornalismo libero e senza pregiudizi da stadio, come invece c’è in Israele. Però non demordiamo. Il pacifismo ha sempre avuto questo difetto: è testardo.

15 Ottobre 2023

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