I progetti tagliati

Sindaci e governatori contro il governo: “Vogliamo certezze sulle risorse del Pnrr”

Cantieri a rischio stop, Fedriga chiede un incontro urgente al ministro Fitto. Decaro: “L’esecutivo deve ascoltarci”. Reddito di cittadinanza, Meloni furibonda per l’annuncio del taglio via sms e per l’errore sull’assegno unico

Politica - di David Romoli - 3 Agosto 2023 alle 13:00

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Sindaci e governatori contro il governo: “Vogliamo certezze sulle risorse del Pnrr”

Il presidente della Conferenza delle Regioni, Massimiliano Fedriga, ci prova a tenere bassi almeno i toni per salvare le apparenze: “i presidenti di Regione sono pronti a collaborare col governo per salvare il Pnrr”. I colleghi lo spalleggiano: la stragrande maggioranza, 15 su 20, viene come lui dal centrodestra e non avrebbe alcuna voglia di attaccare il governo. Il problema è la sostanza, perché lì non c’è appartenenza di partito che tenga: i presidenti, come del resto i sindaci, sono inviperiti con il governo.

Il documento che firmano è chiaro: “Si sottolinea che la sostituzione delle risorse Ue con quelle del bilancio nazionale potrebbe rappresentare un’incognita forte data dai saldi di finanza pubblica e dall’entrata in vigore della nuova governance europea e un blocco dei cantieri senza la certezza dei finanziamenti”. Il governo continua a rassicurare, ieri è stato il turno del ministro Pichetto: “Non ci sarà alcuna perdita di risorse da destinare agli interventi di dissesto idrogeologico”. Però per ora sono promesse e parole, non soldi e i presidenti temono che i finanziamenti non arrivino mai. L’Ufficio parlamentare di bilancio conferma: “Vi sono rilevanti fattori di incertezza, in primo luogo sull’evoluzione del Pnrr”.

I sindaci suonano la stessa tutt’altro che rasserenante musica. “Chiediamo certezza di avere risorse sostitutive, altrimenti rischiamo di bloccare le procedure per la realizzazione delle opere pubbliche”, ripete ormai ogni giorno il presidente dell’Anci e sindaco di Bari Decaro. La richiesta dei sindaci e dei presidenti, di ogni colore politico, è identica: il governo deve muoversi di concerto con gli amministratori, valutare insieme i passi volta per volta. Il contrario di quanto fatto sinora.

“Il governo deve ascoltare i sindaci anche su questioni che possono sembrare di competenza del Parlamento, perché poi sul territorio il terminale esposto è il sindaco”. Rivendicazione identica a quella che figura nel documento dei presidenti di Regione. “Si osserva come, ancora una volta, le Regioni e le Province autonome non siano state coinvolte benché giochino un ruolo fondamentale per l’attuazione e per le necessarie sinergie da attivare sui territori”, era scritto nella prima versione del documento inviato al governo e poi attenuato, ma solo nella forma e non nel merito, per esigenze diplomatiche. La richiesta avanzata da Fedriga è un incontro urgente con il ministro Fitto “al fine di affrontare le nostre richieste e proposte”. Potrebbe aggiungere proteste, perché fuor di metafora di questo si tratta.

Quello che alle Regioni e ai Comuni serve, cioè certezze, il governo non può concederlo. I giri di parole spesso incomprensibili di questi giorni nascondono una verità palese: prima della conclusione della trattativa con l’Europa la garanzia di sostituire i fondi tagliati dal Pnrr non può esserci. Ma per Regioni e Comuni, con appalti spesso già assegnati e opere avviate, i tempi della trattativa possono essere esiziali. La trattativa con Bruxelles e il taglio di obiettivi che il governo sa essere inarrivabili nel termine del Pnrr, giugno 2026, era inevitabile. Ma le modalità sgangherate con le quali il governo si è mosso, senza coinvolgere e senza neppure avvertire sino a 48 ore prima dell’annuncio presidenti e sindaci sono invece frutto dell’approssimazione e della sostanziale incapacità del governo di gestire una situazione delicatissima.

Sull’altro fronte sul quale il governo si è mosso con rara imperizia, quello del rdc, le cose stanno anche peggio. La premier è furibonda per le modalità con le quali è stato annunciato il taglio del reddito a 169mila famiglie e figurarsi poi per quell’errore che ha senza motivo falciato anche l’assegno unico, lasciando così decine di migliaia di persone disperate e senza un euro. Ma la necessità politica di tenere il punto su un intervento di bandiera è più forte di ogni altra considerazione. Il governo respinge la richiesta di proroga del rdc avanzata dall’opposizione e chiesta dalla Cgil. La ministra del Lavoro Calderone si presenta per il question time a Montecitorio e mitraglia cifre che dovrebbero dimostrare che “il governo, attraverso l’incentivo al lavoro e al sostegno ai concittadini più fragili, impiega ogni ora del suo tempo per contrastare e ridurre quel disagio sociale su cui qualcuno soffia cercando di costruire un dissenso”.

L’ossessione, più che l’indigenza nella quale è stata precipitata una parte della popolazione per lo più concentrata al sud, è proprio lo spettro del dissenso sociale. Al punto che il capogruppo di FdI Foti, incurante del ridicolo, chiama in causa addirittura le manifestazioni che portarono 63 anni fa alla caduta del governo Tambroni, sostenuto dal Msi:Non ci sarà un nuovo luglio ’60”. Per il momento sembrano paure infondate. La stessa ministra ammette che le proteste sono state numericamente esigue e “non hanno destato particolari turbative”. Il disagio c’è ed è vastissimo. Ma a convocare e organizzare quelle proteste dovrebbe essere l’opposizione, che invece è ostaggio degli spettri agitati in questi giorni dalla destra. Non sia mai dovesse arrivare un’ondata di proteste sociali.

3 Agosto 2023

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