L'opinione

Nell’abisso dell’intelligenza artificiale sprofonderà il talento del racconto, ma non tutto è perduto

Cultura - di Mimmo Gangemi - 20 Maggio 2023 alle 19:30

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Nell’abisso dell’intelligenza artificiale sprofonderà il talento del racconto, ma non tutto è perduto

Mi sono imbattuto in un amico che non vedevo dai tempi dell’università, cinquant’anni o giù di lì. E immagino d’essermi lamentato troppo degli acciacchi dell’età, se lui taceva inespressivo e, nel piantarmi dopo una pacca consolatoria sulla spalla, “coraggio, ché manca poco” mi rifilò, sfottente solo perché lo svelava la leggera piega intorno al muso – si riferiva al traguardo della morte. Che c’entra, direte, con l’intelligenza artificiale? Beh, sì, c’entra, perché sta succedendo uguale, dato che compie passi lunghi a sostituirci e manca poco a che ci riesca. Ha appena ucciso la creatività con il programma GPT-4, se basta fornirgli un po’ d’informazioni e lui in un soffio allestisce un saggio, un romanzo, un articolo, un progetto d’alta ingegneria, una tela di pittura. Ad aggiungere che si desidera, che so?, la tecnica narrativa di Philip Roth o un paesaggio alla Monet, accontenta la richiesta senza battere ciglio. “Bisognerà che lo scrittore alzi l’asticella”, così ha ribattuto l’esperto all’accorgersi dei miei timori. “Però anche la macchina alzerà la sua, evolvendosi” ho obiettato. E ho paura di averci azzeccato.

Si è spalancato un futuro teorizzato dalla fantascienza e che tanto fanta non è più. E avanziamo verso l’annientamento della razza umana, comunque già segnato, a prescindere dal mostro che ragiona e pensa al posto nostro, che si dota persino di un’anima, sì al litio, ma pur sempre un’anima. Per assodarlo un dramma concreto, in costante marcia verso la distruzione, per capire che siamo vicini al punto di rottura, bastano semplici calcoli: se si equipara la vita dell’universo agli 86 mila e passa secondi di una giornata, verrà fuori che l’homo sapiens è presente sulla terra negli ultimi 4 secondi, niente, eppure durante quest’inezia statisticamente irrilevante è stato capace di rovine tali da non illudersi di poter raggiungere il quinto secondo. E il GPT-4 rappresenta un’accelerazione non da poco verso l’abisso.

E che a me manchi poco è una magra consolazione. Perché, intanto, mi è passata la voglia di scrivere all’idea che sarà pressoché impossibile distinguere il furbetto figlio bastardo della tecnologia da quanti si fanno un mazzo tanto attingendo unicamente da se stessi. Si scateneranno gli scriventi, da dover sradicare l’intera foresta amazzonica per consentire i libri in gestazione e presto in uscita. Imbroglieranno anche molti autori dal nome blasonato. Senza che sia novità. Ce n’è una miriade che già lo fa, in modo diverso, sempre ingannevole tuttavia. Perciò, avanti scriventi, è la vostra occasione, coglietela e fateglielo così – censuro la parola, però dispongo a cerchio i pollici e gli indici – agli scriventi al pari vostro che le imposture hanno eletto scrittori.
O, spostando l’ottica, per non affossarsi nel pessimismo, accadrà magari che nella narrativa si parta daccapo, con gli autori, pure quelli non assisi alla destra del Padre, posizionati su un’unica linea di partenza. E sopravviverà scrittore chi saprà alzarla, quell’asticella, chi avrà le capacità per sporgere uno spicchio di testa dal mucchio pretenzioso e selvaggio forgiato in sapienza dall’intelligenza artificiale, chi saprà elevarsi da scrivente a scrittore.

Il mondo si è accorto del pericolo e sta provando a bloccare la macchina, a restituire l’uomo con le sue fragilità. Peccato che sia tardi, non si ferma il progresso anche se è deleterio, il programma è già in rete e, una volta lì, è per sempre, e ci mette nella situazione di quando si scaglia in terra un pugno di farina, impossibile poi da raccogliere per intero. Ci avviamo a consegnarci prigionieri alle diavolerie del nostro ingegno, a lascarci rubare impotenti i pensieri e l’anima.

20 Maggio 2023

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