Al voto il 14 giugno

Troppi immigrati, sistema sotto stress: nella multirazziale Svizzera il referendum per limitare la popolazione a 10 milioni

L'allarme della destra per "esplosione demografica". Al momento gli abitanti della Federazione Elvetica sono 9,1 milioni. Contrari governo e grandi aziende

Esteri - di Antonio Lamorte

12 Febbraio 2026 alle 12:58

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FOTO DA PIXABAY
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Troppi immigrati, sempre di più, allarme di “esplosione demografica” anche in una Nazione che ha nel suo dna una conformazione migrante, meticcia, multirazziale. Si voterà il prossimo 14 giugno in Svizzera per decidere se limitare la popolazione residente a dieci milioni di persone entro il 2050. Ancora non è chiaro, qualora la proposta dovesse passare, quali saranno le misure che il governo utilizzerà per mettere in pratica la limitazione, il controllo demografico.

Gli abitanti della Svizzera è al momento di circa 9,1 milioni: popolazione cresciuta di circa il 25% dal 2000. La consultazione è in parte ispirata da un sentimento di ostilità crescente nei confronti degli immigrati. La proposta di quesito ha racconto 100mila firme in 18 mesi ed è stata sostenuta dal partito di destra, Unione Democratica di Centro (UDC), più rappresentato all’interno del Parlamento svizzero. Avanza un controllo sotto i dieci milioni di residenti permanenti entro il 2050 e misure correttive già al superamento di nove milioni e mezzo di residenti. Secondo il partito, la crescita demografica sta mettendo sotto pressione il sistema tra infrastrutture, ambiente e mercato immobiliare.

Niente di nuovo: il potere ha sempre cercato di prevedere, controllare, gestire, manipolare la demografia. Come scriveva in Il Pianeta Stretto (Il Mulino) Massimo Livi Bacci: “I processi migratori sono stati fortemente condizionati dalle vicende politiche: dal processo di decolonizzazione, dalla divisione del mondo in blocchi politici non comunicanti tra loro, dalle politiche migratorie che negli ultimi tempi si sono fatte quasi ovunque più selettive e restrittive, dai conflitti e dall’intreccio con i flussi di rifugiati. D’altro canto, il processo di globalizzazione economica e di internazionalizzazione sociale stimola i flussi migratori, frenati peraltro dalle politiche nazionali”. Un efficace sintesi di tutte le posizioni, dilemmi ormai strutturali nelle politiche del continente da decenni.

I flussi di immigrati sono perfino cresciuti negli ultimi anni in Svizzera, gli stranieri residenti sono circa il 27% della popolazione – in Italia sono circa il 9%. Secondo i sostenitori del referendum, il governo dovrebbe adottare nuove norme sull’immigrazione per ridurre e limitare gli ingressi, le richieste d’asili, i ricongiungimenti familiari, l’ottenimento della residenza permanente. La Federazione dovrebbe anche rivedere i suoi accordi di libera circolazione stretti con l’Unione Europea, le partecipazioni a Schengen e Dublino sarebbero a rischio. Stando a uno degli ultimi sondaggi, condotto a dicembre dalla società LeeWas, circa il 48% degli intervistati sarebbe favorevole alla proposta di limitazione.

Non è da sottovalutare la posizione contraria del Consiglio Federale svizzero, l’equivalente del governo federale, e di buona parte del Parlamento: soprattutto per ragioni di crescita economica, di tenuta della forza lavoro tra pubblico e privato, di accesso alle imprese e manodopera qualificata straniera – ragionamento simile a certi media e politica italiani, che non condannano l’immigrazione principalmente per i risvolti occupazionali e contributivi, le cosiddette “risorse”, quel “ci pagheranno le pensioni” che fa riflettere mentre a cadenza quotidiana si consumano stragi nel Mediterraneo – e di accordi con l’UE. Contrari anche grandi gruppi come Nestlé, Novartis e Roche. Per l’associazione imprenditoriale Economiesuisse ha definito la proposta una “iniziativa del caos”.

12 Febbraio 2026

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