Le rivelazioni di NYT e WP
Uccidere i negoziatori iraniani, così Israele e Netanyahu hanno provato a sabotare la pace nel Golfo
Israele ha tentato più volte di far fuori il ministro degli Esteri Araghchi e il presidente del Parlamento Ghalibaf. Ad allertare l’Iran gli americani
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Chi negozia deve essere eliminato. È la “legge” di Israele. Per mesi Israele avrebbe pianificato di uccidere i due principali negoziatori iraniani con l’obiettivo di far saltare il percorso di pace e tornare al fragore delle armi. E sarebbe stato il più stretto alleato di Tel Aviv, gli Stati Uniti, ad avvertire Teheran del pericolo, consigliando di prendere tutte le precauzioni del caso. A rivelarlo sono New York Times e Washington Post. Secondo le due testate americane, in una circostanza il jet governativo iraniano sarebbe stato costretto a un atterraggio d’urgenza per il timore concreto di un raid aereo da parte dell’aviazione dell’Idf.
Israele non ha mai nascosto gli obiettivi del conflitto: danneggiare gravemente il programma missilistico dell’Iran, distruggere i cosiddetti proxy come Hezbollah; quindi, le milizie che operano all’esterno della struttura statale e combattono sostenute da una potenza straniera. Ma soprattutto imporre un cambio di regime, rovesciando gli ayatollah. Da qui il raid che, il 28 febbraio, ha ucciso la Guida suprema Ali Khamenei. E tutti i susseguenti raid, in cui hanno perso la vita diversi leader militari e politici della Repubblica islamica, tra cui il massimo responsabile della sicurezza Ali Larjani. In due sono però sopravvissuti: l’agguerrito ministro degli Esteri Abbas Araghchi e il presidente del Parlamento Mohammed Bagher Ghalibaf. Guarda caso, proprio i due scelti da Teheran come inviati durante le faticose negoziazioni in primavera. Che Ghalibaf e Araghchi fossero nella black di Tel Aviv era ovvio e noto a tutti. Secondo l’intelligence americana, però, la possibilità che i due fossero obiettivo di raid mirati sarebbe aumentata vertiginosamente durante i vari round di negoziati tenuti in Pakistan a partire da aprile. Per Tel Aviv, che non ha mai nascosto di osteggiare gli accordi e di voler continuare la campagna militare, si trattava di prendere due piccioni con una fava: mutilare ancor di più la leadership assicurandosi al contempo di affondare le trattative per la pace. In una situazione quantomeno paradossale – in cui un alleato (Israele) remava contro gli sforzi dell’altro (gli Usa). Bagher Ghalibaf, che già era stato estratto dalle macerie di un bunker dopo un raid di Tel Aviv, sarebbe tornato nel mirino dell’Idf durante un round di negoziati a Islamabad, tra Usa e Iran.
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Nonostante le precauzioni prese dai pasdaran, che hanno fatto scortare gli aerei della loro delegazione dall’aviazione militare pachistana fino al confine, nel volo verso Teheran un improvviso allarme ha costretto il jet di Ghalibaf a un atterraggio d’emergenza. Secondo le forze di sicurezza, infatti, nello spazio aereo iraniano erano entrati due caccia israeliani e si temeva avrebbero preso di mira proprio il volo del presidente del Parlamento. Dopo aver toccato terra nella città di Mashhad, appena oltre il confine con il Pakistan, i negoziatori hanno viaggiato via terra per oltre otto ore per arrivare a Teheran. Temendo che un attacco potesse compromettere i negoziati, gli Stati Uniti hanno chiesto «ad altri Paesi della regione di avvertire l’Iran della possibilità che Israele potesse prendere di mira i due funzionari», ha riferito il Nyt. «Uccidendo quelle persone, si uccidono i pragmatici», ha detto un funzionario citato dal Wp. Già a marzo, quando l’amministrazione Trump iniziò a esplorare opzioni diplomatiche per porre fine alla guerra, i funzionari americani avevano detto alle controparti israeliane di non continuare a uccidere i leader iraniani, ha fatto sapere un diplomatico. Per gli analisti interpellati dal Wp, «il fatto che i funzionari americani abbiano ritenuto necessario fare un ulteriore passo e avvertire l’Iran che i suoi principali negoziatori avrebbero potuto essere uccisi dimostra la tensione nei rapporti tra Stati Uniti e Israele e la limitata influenza dell’amministrazione Trump sul governo israeliano». Non è la prima volta che Ghalibaf sfiora la morte: era già stato estratto dalle macerie di un bunker colpito da un raid israeliano nel corso del conflitto, dopo essere sopravvissuto a un altro tentativo durante la guerra dei 12 giorni del giugno 2025.
Teheran intanto è stata trasformata in fortezza per i funerali nazionali di Ali Khamenei a quattro mesi dalla sua morte. Le autorità si aspettano tra i 15 e i 20 milioni di partecipanti per un omaggio che durerà tre giorni. L’agenzia di stampa statale Irna ha riferito che il feretro di Khamenei e quelli di diversi membri della sua famiglia – morti con lui, tra cui Zahra Mohammadi Golpayegani, la nipotina di 14 mesi – sono stati collocati nella Grande Moschea Imam Khomeini di Teheran prima dell’alba, consentendo agli ospiti stranieri già presenti nella capitale di partecipare alle cerimonie. Le pareti della struttura sono adornate con grandi ritratti dell’Ayatollah Khamenei, rimasto in carica come Guida Suprema per tre decenni, oltre che con bandiere nere, segno di lutto, e bandiere rosse, simbolo di martirio e vendetta. Su uno striscione: «Il tuo nome vivrà per sempre in questa terra dorata». Per quanto riguarda le personalità di spicco di governi stranieri, sono attesi l’ex presidente russo Dmitri Medvedev e il primo ministro pakistano Shebaz Sharif, giunto con un’ampia delegazione. La Cina è rappresentata da un alto membro del Parlamento, He Wei, che ha già incontrato il presidente iraniano insieme alle delegazioni dei talebani e dalla Namibia. Nessun leader europeo è stato invitato.