La riunione di cardinali in Vaticano
Stop alla guerra giusta: così i cardinali preparano la svolta anti Trump
I media parlano del folklore lefevbriano e ignorano la notizia: il Concistoro dà il via alla condanna di ogni conflitto e ridiscute il catechismo. Il card. Fernandez: “Inaccettabile la distruzione di Gaza, serve una svolta”
Politica - di Fabrizio Mastrofini
Mentre fa notizia che a Econe, in Svizzera, nella roccaforte dei tradizionalisti cattolici – pochi ma chiassosi – si consuma lo scisma numero due con l’ordinazione illegale di quattro vescovi (il precedente è del 1988, regnante Wojtyla), non deve passare sotto silenzio il risultato principale del Concistoro dei cardinali del 26-28 giugno: superare la teoria della «guerra giusta». Econe è folklore, tra cappellini bianchi per il caldo, confezioni a caro prezzo di bottiglie di vino con gli stemmi dei nuovi vescovi, raduni e panini a cielo aperto. La fine della «guerra giusta» è un tema molto più serio e fastidioso per governanti e mercanti di armi.
La premessa è tutta nell’impegno contro la guerra da parte di papa Francesco prima e Leone XIV adesso. Poi con l’enciclica Magnifica Humanitas il papa mette in guardia dai pericoli di un uso indiscriminato delle tecnologie a servizio della «potenza». Da qui arriva l’idea che anche la dottrina cattolica vada aggiornata dopo due millenni di «guerra giusta», avallata dallo stesso Agostino d’Ippona, che come è noto è il teologo ispiratore dell’ordine religioso cui appartiene Prevost. Nel Concistoro, è toccato al cardinale Víctor Manuel Fernández, prefetto del Dicastero per la dottrina della fede, spiegare il perimetro dell’azione da svolgere. Prima di tutto il cardinale ha riepilogato cosa prevede la teoria della «guerra giusta» come è stata sintetizzata dal Catechismo della Chiesa cattolica (1994), mettendola in relazione con il concetto collegato di «legittima difesa». Per la «guerra giusta» ci sono tre condizioni: sia dichiarata dalla legittima autorità, sia intrapresa per una giusta causa, sia condotta in modi commisurati al fine della guerra. Per invocare la «legittima difesa», ha notato il cardinale riassumendo il Catechismo, serve «che il danno causato dall’aggressore alla nazione o alla comunità delle nazioni sia durevole, grave e certo (non meramente “preventivo”); che tutti gli altri mezzi per porvi fine si siano rivelati impraticabili o inefficaci (cioè, che si siano esauriti tutti i tentativi possibili); che ci siano fondate condizioni di successo; che il ricorso alle armi non provochi mali e disordini più gravi del male da eliminare».
Ed è sotto gli occhi di tutti come le guerre di questi anni non rispettino affatto i requisiti che dovrebbero avere per la Chiesa. E forse nessuna guerra li ha mai avuti. Da qui viene il ripescaggio di un’idea espressa addirittura dal Concilio Vaticano II, con il documento Gaudium et Spes, che descrive i rapporti tra la Chiesa e il mondo contemporaneo. In altri termini: già dal 1965 si poteva cassare senza appello ogni «guerra giusta» e ogni «legittima difesa». Il documento del Concilio, al paragrafo 80, scrive che «il progresso delle armi scientifiche ha enormemente accresciuto l’orrore e l’atrocità della guerra. Le azioni militari, infatti, se condotte con questi mezzi, possono produrre distruzioni immani e indiscriminate, che superano pertanto di gran lunga i limiti di una legittima difesa. Anzi, se mezzi di tal genere, quali ormai si trovano negli arsenali delle grandi potenze, venissero pienamente utilizzati, si avrebbe la reciproca e pressoché totale distruzione delle parti contendenti, senza considerare le molte devastazioni che ne deriverebbero nel resto del mondo e gli effetti letali che sono la conseguenza dell’uso di queste armi». Con questa premessa, «questo sacro Concilio, facendo proprie le condanne della guerra totale già pronunciate dai recenti sommi Pontefici dichiara: Ogni atto di guerra, che mira indiscriminatamente alla distruzione di intere città o di vaste regioni e dei loro abitanti, è delitto contro Dio e contro la stessa umanità e va condannato con fermezza e senza esitazione».
E il cardinale Fernández aggiunge di suo pugno: «La distruzione di intere città non può essere considerata un’azione difensiva proporzionata. Le guerre preventive invocano unilateralmente possibili – non provate – azioni preparatorie di aggressioni esterne e, alla fine dei conti, semplici supposizioni su ciò che un altro paese potrebbe fare. Questo finisce per giustificare tutto ciò che abbiamo visto e continuiamo a vedere a Gaza, in Libano, in Ucraina, e anche in altri luoghi. In questi casi le azioni belliche appaiono come applicazione di criteri teologici, non solo ebraici, non solo ortodossi come in Russia, ma della stessa dottrina cattolica sulla guerra giusta e sulla legittima difesa. (…) Pertanto, la stessa nozione di guerra giusta deve essere rivista e migliorata. Altrimenti, i classici criteri della guerra giusta oggi diventano inutili e inefficaci».
Altri due aspetti vanno sottolineati. Davanti a 178 cardinali presenti, il prefetto della Dottrina della Fede ha parlato di «menzogne costanti» dei politici per giustificare le loro guerre «delle quali (menzogne) nessuno rende conto». Ma soprattutto ha parlato dell’«accettazione dell’incoerenza come strategia». Ad esempio, se un paese è nemico, viene condannato come antidemocratico e sanzionato in vari modi, ma, se è un paese alleato, si ignora che in esso non ci sono libertà di espressione, diritti umani o democrazia. E questo non riguarda solo i leader fortemente criticati nel mondo, ma anche l’Unione Europea. «Quest’ultima, infatti, applica sanzioni economiche a un paese, invia aiuti di denaro e armi a un altro, ma non fa lo stesso di fronte ad altre invasioni ancora più gravi con conseguenze ancora più crudeli per intere popolazioni. Queste contraddizioni presenti in tutto il mondo suggeriscono che, nella pratica, le preoccupazioni si riducono alle convenienze politiche ed economiche delle diverse aree del pianeta. Non esiste più un reale e stabile contesto di verità e valori. E tutto ciò purtroppo torna utile agli interessi dei potenti che avanzano senza controlli».
Chiaro? Chiarissimo, ed è questa la notizia ignorata di questi giorni, altro che i quattro vescovi scismatici di Econe. Qui siamo nel mezzo di un cambiamento teologico e culturale epocale, che sposta ben duemila anni di teologia. Una volta di più si dovrebbe comprendere come sia indispensabile pensare alla teologia come «storia della teologia» e dire cosa serve e cosa non serve più, invece di tenere sempre insieme tutte le teorie e tutte le correnti. Per dirla con le parole del cardinale: la via della Chiesa è la «costante difesa della dignità umana in ogni circostanza, in quanto una tale difesa fa parte del cuore del Vangelo». Se ci sono voluti duemila anni per arrivare fin qui, vediamo adesso quanto tempo sarà necessario affinché questa nuova consapevolezza diventi dottrina ufficiale e certificata. Papa Francesco ci ha messo cinque anni di pontificato, dal 2013 al 2018, per condannare ogni ricorso alla pena di morte, che il Catechismo del 1994 accettava in alcuni casi. Vediamo se il secondo anno di pontificato di Leone XIV sarà più rapido del predecessore.