La visita nella Striscia

“Bambini vivono nelle fogne tra i topi invece di andare a scuola…”, il grido di Pizzaballa sulle condizioni di Gaza

Il Cardinale racconta della sua visita nella Striscia: “È un disastro, entra un po’ di cibo ma tutto il resto è vietato. Provo una gran pena”

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

1 Luglio 2026 alle 21:00

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AP Photo/Abdel Kareem Hana
AP Photo/Abdel Kareem Hana

Una testimonianza diretta, angosciante. Fatta da un uomo di Chiesa, un uomo di pace. “Gaza è un disastro” e “una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Mordono soprattutto i bambini e Gaza è piena di bambini, si vedono ovunque ma, anziché andare a scuola, giocano, sporchi, accanto alle fogne”. Il cardinale Pierluigi Pizzaballa in un dialogo con il direttore di Limes Lucio Caracciolo, ha raccontato della sua visita nella Striscia, il 22 e il 23 giugno scorso, con il patriarca greco ortodosso Teofilo III. “Le città sono rase al suolo, livellate, azzerate. Rafah non esiste più. Ciò che a me colpisce di più è il fatto di viaggiare su strade fortuite, in mezzo alle tende, alle fognature. Qui vive la gente di Gaza. Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori”, ha proseguito Pizzaballa, al quale lunedì scorso è stato consegnato a Bergamo il Premio per il dialogo e la pace dalla rivista Limes.

“C’è bisogno di empatia con chi non la pensa come noi”, è l’appello del Patriarca latino che ha aggiunto, come riferisce Vatican News, come la situazione non accenni ad alcun miglioramento neppure dopo il cessate-il-fuoco perché, ha aggiunto Pizzaballa, “se un po’ di cibo a oggi riesce a entrare, tutto il resto è ancora proibito. I prodotti dual use non possono entrare. E con dual use si intendono persino i banchi di scuola, le matite, i quaderni, il vetro con cui si fanno le finestre. Noi vogliamo riaprire le scuole, ma manca quasi tutto. Si cerca di rimediare riciclando pezzi qua e là. Quel che serve subito, mi hanno detto gli operatori sanitari, è il personale preparato a gestire i traumi psicologici dei bambini e delle mamme. Sarà una questione di cui prendersi cura con la dovuta sensibilità”, ha spiegato Pizzaballa. Poi ha continuato: “Lo dirò in modo poco diplomatico, ma io provo una grande pena, non riesco a comprendere”.

Altrettanto drammatica è la situazione in Cisgiordania, dove, ha spiegato ancora il Patriarca, “non vige la legge e, se c’è, non è fatta per i palestinesi. Ai coloni israeliani viene permesso tutto. Fanno check-point ovunque, tagliano gli alberi, non ti fanno coltivare la terra, aggressioni, furti, insulti sono diventate scene quotidiane”. E che si ripetono anche per il fatto di essere totalmente impunite: “Spesso chiamiamo l’esercito israeliano (Idf) affinché intervenga per placare i coloni, ma quando arrivano sono già andati via, come se qualcuno li avesse avvisati per tempo, e così l’Idf finisce per prendersela con noi”. Secondo il Ministero della Salute di Gaza, al 21 giugno 2026 i palestinesi uccisi dall’inizio della guerra sono almeno 73.001 (20.179 i bambini), con oltre 173.200 feriti (44.143 i bambini). Quasi mille di loro sono stati uccisi dopo il cessate il fuoco dell’ottobre 2025, che resta fragile e di fatto in stallo.

Un bilancio di sangue che continua a crescere. Sono almeno 10 i morti in attacchi attribuiti a Israele avvenuti ieri nella Striscia di Gaza. , dopo un raid nel quale è stata colpita una casa nel campo per rifugiati di Bureij, nella zona centrale della Striscia: lo riporta Al Jazeera, spiegando che una delle vittime in quest’ultimo caso era un suo cameraman, Ahmed Wishah. “Condanniamo con fermezza questo efferato crimine”, ha affermato l’emittente qatariota in un comunicato. Sul futuro di Gaza l’estrema destra israeliana ha propositi annessionistici. L’aveva definita una “miniera d’oro immobiliare” e adesso, a distanza di 10 mesi, parla di tre colonie da autorizzare quanto prima. Il ministro delle Finanze israeliano, Bezalel Smotrich, ha dichiarato: “Siamo pronti a istituire immediatamente tre insediamenti nella fascia settentrionale di Gaza, non appena il primo ministro darà il via libera”. Un appello diretto al premier Benjamin Netanyahu che viene così esortato a “dare l’approvazione” al progetto, in modo da “completare la missione di ripristinare la sicurezza per i residenti del sud” di Israele. Secondo quanto riporta il Times of Israel, Smotrich ha sostenuto che l’Idf dovrebbe “controllare più del 70%” del territorio della Striscia su cui attualmente già esercita predominio.

1 Luglio 2026

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