L’allarme dell’Oms

A Gaza si continua a morire, e chi non muore non si può curare…

Dal cessate il fuoco almeno 880 persone sono state uccise e 2600 ferite. 22 gli attacchi alle strutture sanitarie, mancano farmaci e attrezzature.

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

27 Maggio 2026 alle 17:30

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AP Photo/Abdel Kareem Hana – Associate Press/ LaPresse
AP Photo/Abdel Kareem Hana – Associate Press/ LaPresse

Gaza, la sofferenza non ha mai fine. Secondo quanto riferito dall’Ufficio Onu per il coordinamento degli affari umanitari (Ocha), l’Oms ha registrato nei primi mesi dell’anno 22 attacchi contro strutture sanitarie che hanno causato vittime o compromesso il trasferimento dei pazienti e l’operatività degli ospedali. Attualmente è in funzione poco più della metà degli ospedali della Striscia e circa il 58% dei centri di assistenza sanitaria primaria, sebbene nessuna delle strutture sia in grado di lavorare a pieno regime. Eppure, nonostante il cessate-il-fuoco entrato in vigore nell’ottobre 2025, la violenza non si è fermata: almeno 880 persone sono state uccise e circa 2.600 ferite nei mesi successivi alla tregua. A pesare sul sistema sanitario sono soprattutto le gravi carenze di medicinali e attrezzature mediche. Mancano concentratori di ossigeno indispensabili per i pazienti più critici, reagenti di laboratorio necessari per diagnosticare malattie e individuare possibili epidemie, oltre a materiali ortopedici e protesi.

Secondo l’Oms, oltre 43.000 persone hanno riportato lesioni che richiedono riabilitazione a lungo termine, tra cui circa 10.000 bambini. Molti soffrono di amputazioni, traumi spinali, ustioni o lesioni cerebrali. Tuttavia, nessuna struttura riabilitativa è pienamente operativa e l’accesso alle cure specialistiche resta fortemente limitato. Più di 50.000 persone necessitano oggi di percorsi di recupero prolungati, ma i servizi disponibili risultano insufficienti e sovraccarichi. “Se trovi il cibo, non hai il frigo per conservarlo e, se hai il frigo, non hai elettricità per farlo funzionare”, afferma Ghada Al Haddad, responsabile delle comunicazioni di Oxfam a Gaza.I palestinesi soffrono quotidianamente di grave malnutrizione e di morti evitabili perché molti non hanno accesso in modo affidabile a cibo e servizi di base”, rimarca Jeremy Konyndyk, presidente di Refugees International ed ex alto funzionario umanitario statunitense. Si chiamava Menna Abu Lebda. Aveva 6 anni fino a quando l’Idf le ha stroncato la vita con una bomba sganciata contro la tenda che fungeva da aula scolastica a Khan Younis. Menna aveva un braccio rotto perché era stata precedentemente ferita da un attacco israeliano. Ma questa volta non ce l’ha fatta. La bomba sulla tenda, nel sud della Striscia di Gaza, l’ha portata via per sempre.

Sono 906 i palestinesi uccisi e 2.747 quelli rimasti feriti nella Striscia di Gaza dall’entrata in vigore del cessate il fuoco tra Israele e Hamas, lo scorso 11 ottobre. È quanto ha reso noto ieri il ministero della Sanità dell’enclave palestinese, riferendo di sei persone uccise e altre 34 ferite nelle ultime 24 ore. Dall’entrata in vigore della tregua, ha aggiunto il ministero, almeno 781 corpi sono stati recuperati dalle macerie.
Complessivamente, dal 7 ottobre 2023 sono stati uccisi da Israele almeno 72.803 palestinesi e altri 172.855 sono rimasti feriti. Le cifre sono confermate dall’Onu e da altre organizzazioni internazionali. Lo stesso esercito israeliano, dopo averle negate per due anni, ne ha dato conferma nell’autunno scorso. Gran parte delle 72mila vittime sono civili, oltre la metà minorenni, più di 20.000 bambini.

27 Maggio 2026

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