Vannacci cresce e la Lega vuole scalzare il capitano

Salvini come il panda, un leader vicino all’estinzione: è battaglia con i “nordisti” che lo voglio mettere in mora

Fiutata la ruspa, Matteo ha annullato il conclave di Treviso dove i nordisti volevano metterlo in mora. Ma resistere mette a rischio le elezioni...

Politica - di David Romoli

27 Giugno 2026 alle 12:00

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Foto Mauro Scrobogna / LaPresse
Foto Mauro Scrobogna / LaPresse

Il Campo Largo, lo sanno e lo dicono tutti, è pieno di erbacce e rovi che i giardinieri non si decidono a disboscare. Ma non è che il Campo avversario stia messo meglio, anche se se ne parla molto meno. L’anello debole è la Lega e non lo è da ieri. Il ciclone Vannacci è un sintomo della crisi, non la sua origine profonda. Ma chiedere a Salvini, politico peraltro tra i meno duttili e di riflessi lenti, di ovviare al fallimento della strategia del medesimo Salvini significa candidarsi al disastro finale. Solo che i leghisti non trovano rimedio e assistono così sostanzialmente inermi a un’emorragia che settimana dopo settimana registra l’agonia, con riflessi diretti e nefasti sulla tenuta complessiva della coalizione.

I nordici sembrerebbero a questo punto pronti a disarcionare il Capitano. Peccato che non sappiano come fare. Avevano progettato una specie di ribaltone popolare in occasione del conclave convocato dal leader a Treviso, con tanto di proteste a cartelloni che avrebbero dovuto dare il via al redde rationem. Il ghigliottinando ha subodorato e annullato l’appuntamento. La prossima data papabile sarebbe Pontida, a settembre, soprattutto se a quel punto i sondaggi saranno raso terra. Ma per scalzare un leader deciso a resistere a tutti i costi ci vorrebbe un congresso e per Statuto il congresso eccezionale possono convocarlo solo lo stesso Salvini, che non ci pensa per niente, o la maggioranza dei componenti del Consiglio federale. Sono una cinquantina e Salvini ne controlla ancora più o meno 30. Niente congresso e scavallato l’anno se ne riparlerà dopo le elezioni, a meno che il voto reale non ribalterà il responso dei sondaggi ed è improbabile. Ma a quel punto sarà troppo tardi.

Forza Italia sta messa meglio ma non troppo. Tiene le posizioni, arretra e torna ad avanzare ma sempre in termini di decimali. È ormai saldamente la seconda forza del centrodestra: il sorpasso sulla Lega, clamoroso appena un anno fa, è ormai un dato acquisito. Ma il leader, Antonio Tajani, è a mezz’aria: non detronizzato ma neppure pienamente in carica. La famiglia Berlusconi, segnatamente Marina, non se ne fida, tutto indica che miri a sostituirlo ma senza osare per il momento andare fino in fondo. Perché una mossa sbagliata significherebbe provocare lo smottamento e persino una non politica come Marina Berlusconi evidentemente se ne rende conto. Lo stallo potrebbe smuoversi e degenerare in scontro aperto se e quando si porrà apertamente l’obbligo di risolvere il problema Vannacci. Sulla natura di Futuro nazionale i sondaggi più approfonditi danno responsi opposti, anche se tutti concordano sulla crescita esponenziale del nuovo partito di destra radicale. Secondo un sondaggio di Noto della settimana scorsa, gli elettori del generale si assottiglierebbero se la sua formazione entrasse a far parte del centrodestra. Verrebbe meno la foga anti-sistema. Ma secondo un sondaggio riservato di pochi giorni fa è vero l’opposto, perché quegli elettori vogliono una destra più di destra, mirano all’alleanza con Meloni, sono solo in parte animati dalla pulsione antisistema dei primi 5S.

Ma sul rischio che per la destra correre senza Vannacci significhi esporsi a un rischio di sconfitta che non esisterebbe con il generale arruolato quasi tutti concordano. Dunque il problema si porrà e a conti fatti, retorica a parte, c’è un solo elemento che impedisce davvero l’accorpamento. Peccato che non sia trascurabile, trattandosi del rapporto con l’Europa e della guerra in Ucraina. Non che Vannacci dica cose diverse da Salvini, anche se ovviamente le dice con maggior vigore non dovendo fare i conti con i doveri di chi governa. La differenza è che Salvini le dice ma poi si dimostra malleabile, che Vannacci faccia lo stesso non è detto né probabile. Le tensioni interne alla destra, cioè lo sfacelo della Lega, lo stallo di Forza Italia, il dilemma di FdI che dovrà scegliere tra l’accogliere un ospite quanto mai indesiderato e rischiare forte di essere scalzato dal governo, sono tenute a bada dall’assenza dell’elemento deflagrante che flagella la sinistra: qui infatti la scelta del candidato premier è un problema che non si pone proprio. Ma a ciascuno la sua pena e quella della destra sarà il dilemma Vannacci, un ordigno che rischia di far esplodere tutte le tensioni accumulatesi in silenzio nella maggioranza.

27 Giugno 2026

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