Gli scossoni a destra
Vannacci prosegue la “campagna acquisti”, altri 4 ingressi alla Camera da Lega e FI: Salvini all’angolo “cede” a Zaia
Politica - di Carmine Di Niro
Roberto Vannacci continua a ingrossare le fila di Futuro Nazionale. L’ex generale ed eurodeputato è in ascesa non solo nei sondaggi, dove ormai ha scavallato quota 4%, ma anche in Parlamento: è alla Camera dei deputati che FN potrà contare su altri quattro membri, che si aggiungono ai quattro che già ne fanno parte. Sabato Vannacci ha infatti ufficializzato l’ingresso di Domenico Furgiuele e Gianangelo Bof, che provengono dalla Lega, e Attilio Pierro e Davide Bergamini, da Forza Italia. Inoltre ha comunicato l’ingresso in Futuro Nazionale anche Antonio Maria Rinaldi, ex europarlamentare della Lega, che a gennaio il partito aveva proposto come candidato sindaco di Roma.
Con otto deputati Futuro Nazionale non può ancora operare come gruppo parlamentare autonomo: per farlo ne servono almeno venti o una deroga, che viene riconosciuta ai partiti che si sono presentati alle precedenti elezioni.
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Tra i nomi fatti in precedenza dei nuovi iscritti a FN, quello che fa più scalpore è sicuramente Davide Bergamini. Solo pochi mesi fa Bergamini aveva lasciato la Lega per approdare in Forza Italia e la sua motivazione era stata espressa così in una intervista concessa il 27 gennaio scorso a Repubblica: “La Lega si è spostata troppo a destra, io sono prima di tutto un sindaco, mi piacciono le cose concrete, rispetto tutti ma non posso farmi trascinare nelle idee del generale Vannacci, ho preferito andarmene io”. A distanza di cinque mesi Bergamini, sindaco di Vigarano Mainarda, comune di 7mila abitanti in provincia di Ferrara, scegli di mollare gli Azzurri per entrare proprio in quello di Vannacci.
Se le due uscite da Forza Italia non faranno piacere ad Antonio Tajani, il rafforzamento di Vannacci sta assumendo i contorni dello psicodramma per Matteo Salvini, il leader della Lega che aveva puntato quasi tutte le sue fiches politiche su Vannacci, candidandolo alle Europee del 2024 ottenendo così oltre mezzo milioni di voti, poi nominandolo vicesegretario del Carroccio nonostante l’ostilità degli amministratori del Nord, infine venendo scaricato dallo stesso ex generale in rotta con la linea troppo moderata del partito e dalla non celata volontà di massimizzare un consenso personale sempre più evidente.
È proprio di fronte ad una evidente sconfitta nella propria strategia, quella di inglobare il consenso di Vannacci e istituzionalizzare le sue “truppe”, che ora Salvini è costretto a fare una inversione a U. Per il vicepremier la necessità di ricucire con la sua base elettorale del nord-est passa tramite Luca Zaia, il popolare ex presidente del Veneto che verrà nominato vicesegretario della Lega. Una nomina che però Zaia lega alla necessità di ottenere modifiche radicali al partito, con una richiesta su tutte: la divisione della Lega sul modello tedesco della CDU-CSU, ovvero un partito nazionale e un partito territoriale radicato nel Nord, legati da accordi federali ma autonomi nella linea.