Il federale della Lega
Lega, niente modello tedesco del doppio partito: ma Salvini deve cedere a Zaia e al fronte del Nord
Anche se non c’è stata nessuna nomina, Zaia rivestirà nel partito un ruolo sempre più centrale. Dure critiche degli amministratori locali al segretario
Politica - di David Romoli
“C’è una sola Lega: non ne esistono due”, dichiara Luca Zaia all’uscita del Direttivo Federale convocato ieri da Salvini “in presenza”, formula che sigla di per sé l’importanza di un appuntamento al quale il leader del Carroccio ha lavorato per settimane. Con quella frasetta Zaia ha cancellato di fatto la sua stessa ipotesi, quella di una “doppia” Lega sul modello tedesco Cdu-Csu bavarese. Era un’idea irrealistica.
La Csu bavarese ha un senso perché si appoggia alla Cdu nazionale. Una Lega del Nord non avrebbe nulla a cui appoggiarsi, essendo di fatto fallito il progetto salviniano di trasformare la Lega in un soggetto politico nazionale di estrema destra. Va da sé che per Salvini l’ipotesi era impraticabile. Come leader di una debolissima “Lega nazionale” si sarebbe ritrovato lui a fare se non da ruota di scorta almeno da partner minore rispetto al Carroccio del nord, quello vero. Ma se non ci saranno due leghe ce ne sarà in compenso una con due leader. Ieri il federale non ha proceduto ad alcuna nomina. Restano in sospeso i 4 vicesegretari che Salvini intende nominare, tra i quali Silvia Sardone che ieri era data in dirittura d’uscita verso il Futuro nazionale di Vannacci ma che ha vigorosamente smentito: “Sulle donne non abbiamo le stesse idee”. Del resto per oggi, nonostante i boatos, non era prevista alcuna nomina e anzi Salvini aveva provato a derubricare la riunione a faccenda secondaria: “Discuteremo solo di bilancio”.
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Ma la carta Zaia verrà giocata. Non tanto come vicesegretario ma come una sorta di plenipotenziario del Nord: un co-leader a tutti gli effetti che lascerà a Salvini la parte del frontman, per la quale l’ex vicerè del Veneto è del resto poco tagliato, ma che condividerà in pieno la responsabilità della guida politica. La formula tecnica è ancora indefinita e anche per questo era in realtà fuori discussione concludere la partita ieri. Se ne occuperà il ministro Calderoli che, si sa, quando si tratta di mettere mano ai regolamenti non ha rivali nella Lega e neppure fuori dal suo partito. Qualcosa sul modello futuro di partito però ieri si è detto. “È stato un federale bellissimo e costruttivo visto che molti interventi sono stati in linea con l’idea di essere più vicini ai cittadini”, commenta Zaia. “È stato un dibattito vivace e franco. La leadership di Salvini non è a rischio: dobbiamo portare avanti le istanze dei territori”. La nota ufficiale di via Bellerio assicura che “Salvini è determinato a rafforzare sempre di più la Lega valorizzando il grande impegno degli amministratori”. Ce ne è a sufficienza per concludere che a Salvini e alla sua visione della Lega sono stati mossi “vivaci” appunti e che gli interventi hanno chiesto di tornare a una maggiore autonomia degli amministratori e alla rappresentanza degli interessi concreti dei territori, in ovvio contrasto con il “partito d’opinione” di destra radicale sul quale aveva scommesso e per un po’ anche vincendo il leader.
Centralità di un leader fortemente marcato come Zaia, spazio e autonomia degli amministratori e massima attenzione alla rappresentanza dei territori vogliono dire una cosa chiaro: ritorno alla Lega nordica. Con misura, perché il disegno di Salvini non può essere cestinato e messo da parte come se nulla fosse. Senza clamore, perché non si può dare l’impressione di una frenetica e sgangherata marcia indietro. Praticando l’obiettivo più che sbandierandolo. La pressione del partito del Nord prosegue peraltro da mesi, alimentata dalle decrescenti fortune elettorali. Ma il colpo di grazia ai sogni salviniani è arrivato con l’ascesa di Vannacci, problema che costituisce per il Carroccio fonte di estrema preoccupazione. Il generale si muove sullo stesso terreno che Salvini voleva far proprio, quello del partito antisistema di estrema destra, e del resto lo fa in buona misura proprio grazie a Salvini stesso. Il vicepremier ha prima arruolato il l’ex parà, lanciandolo così sul palcoscenico della politica nazionale e poi se lo è anche fatto scappare. Una operazione di rara imperizia che ha permesso al leader di Futuro nazionale di usare la Lega come un taxi. Ma questa è storia di ieri: “Noi non viviamo di nostalgie” risponde Zaia a chi gli parla di Vannacci. Ma l’ombra del generale ieri a era onnipresente e anche per esorcizzarla il Carroccio medita di dimenticare lo ieri per tornare all’altro ieri, ai tempi della Lega di Bossi.