Il cammino del campo largo verso le elezioni

Campo largo minato, Conte gioca ai distinguo mentre il Pd lavora sull’unità: e resta l’incognita Renzi

Dopo il via al cantiere progressista, lanciato con una foto dei leader, il M5s precisa: “Non apparteniamo alla sinistra”. E Renzi non era al tavolo

Politica - di David Romoli

18 Giugno 2026 alle 09:00

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Photo by Cecilia Fabiano/LaPresse
Photo by Cecilia Fabiano/LaPresse

I tecnici della comunicazione di area centrosinistra evitano commenti pubblici ma in privato storcono il naso. La foto diffusa martedì dai quattro leader dei tre partiti principali del centrosinistra, Schlein, Conte e il tandem Bonelli-Fratoianni, sostengono, lascia a desiderare per adoperare un eufemismo. È un selfie scattato al ristorante e diffuso per annunciare l’avvenuta prima riunione sul programma e lanciare due appuntamenti in luglio, l’8 e il 15. Una dovrebbe riguardare il Nord, l’altra il Sud ma al momento non si sa bene su cosa siano convocate.

Non ci sono piatti però e col muro vetusto sullo sfondo e così l’ambientazione più che una trattoria ricorda una segreta. E se invece si fosse voluto restituire il quadro di lavori in corso allora si sarebbero dovuti vedere fogli e computer. Senza contare le convocazioni per luglio, troppo vaghe per avere appeal. Discorsi da professionisti. Il vero nodo politico è la decisione di svolgere e annunciare con tanto di foto ricordo la prima riunione sul programma senza Renzi e se è per questo anche senza Magi. Cioè senza i leader centristi presenti nella coalizione, sia pure alla guida di partiti minori. Fratoianni scrolla le spalle: “I tre partiti rappresentano il 42% dei consensi: è normale che chi ha maggiori responsabilità anche per questioni di matematica si assuma l’onere di fare un passo avanti”. Cortesie per gli ospiti, anzi per gli alleati non ospitati. Conte fa finta di essere meno affilato e lo è anche di più: “Siamo disponibili a guardare al futuro senza preclusioni ma voglio che siano assicurate coerenza, solidità e concretezza del progetto progressista senza diluirlo per accogliere di tutto e di più”. Nessuna preoccupazione, poi, per temuti sbilanciamenti a sinistra. Provvede il M5s che “non appartiene alle famiglie di sinistra e vuole parlare a tutto il Paese”. Specialmente “su sicurezza e immigrazione”. Però qualcosa da dire di non proprio identico agli alleati ce l’ha anche sull’Europa e la guerra in Ucraina: “L’Europa deve decidersi a dire cosa vuole fare rispetto al conflitto. Ritiene che il negoziato sia la svolta o vuole continuare a prendere in giro tutti?”.

La strategia di Conte è chiara. Mira a spingere ai margini e forse fuori dalla porta Renzi perché da un lato non vuole centristi di mezzo e dall’altro si propone lui come controparte della sinistra su temi nevralgici come sicurezza, immigrazione e Russia, sui quali una parte consistente dell’elettorato potenziale di centrosinistra la pensa come lui. Non a caso è l’unico a minimizzare il ruolo di Vannacci, essendo l’unico a temere incursioni del generale nel proprio bacino ealettorale: “Se va al governo sarà diluito”. Renzi l’umiliato non se la prende troppo: “Quella è la sinistra-sinistra. Io voglio fare il versante riformista”. In realtà il ruolo di alleato semiesterno e sostanzialmente autonomo non gli dispiace. È quello che, se il quadro emerso dalle prossime elezioni lo consentirà, più gli permette di dar libero sfogo alla propria riconosciuta abilità manovriera. Per lui la sconfitta della destra è punto di partenza e conditio sine qua non molto più che non approdo finale. Autore della discutibile trovata fotografica è in realtà uno dei due leader di Avs, Nicola Fratoianni, autore del selfie poi diffuso in lungo e in largo. La segretaria del Pd, alla quale probabilmente non sfugge la manovra che sta tentando Conte, si uniforma perché la sua prima preoccupazione, oggi, è assicurare agli elettori che il Campo c’è già ed è pronto alla sfida elettorale anche se dovesse capitare molto prima del previsto. Dunque è favorevole a forzare comunque sul piano della definizione del programma e della diffusione dell’immagine di un’alleanza che sostanzialmente è già definita.

A meno di un anno, probabilmente, la sbrigativa estromissione di Renzi e Magi, pur se forse consensuale, dimostra che il Campo Largo ha rinunciato al miraggio di poter mettere in campo un’ala centrista. È probabile peraltro che nessuno dei leader se ne preoccupi troppo: la fascia di elettorato meno transigente e più a rischio di astensione è quella sbilanciata a sinistra. Nella strategia di marketing elettorale del centrosinistra è quella che va attratta alle urne mentre i moderati è comunque probabile che votino in ogni caso per fermare la destra. Ma il problema per il campo largo non sono mai stati i centristi interni. Il nodo da sciogliere è ancora il rapporto con Giuseppe Conte e con le sue non nascoste ambizioni di egemonia e possibilmente guida dell’alleanza.

18 Giugno 2026

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