Il Rapporto Italia 2026
Social vietati ai minori di 15 anni, il 79% degli italiani è favorevole: “Rapporto con Intelligenza artificiale ancora non consolidato”
Appena il 21% contrario al divieto. L'indagine dopo le norme di Australia e Turchia
News - di Redazione Web
Sarebbero il 78,9% gli italiani favorevoli a vietare i social network ai minori di 15 16 anni. È quanto emerge dal Rapporto Italia 2026 dell’Eurispes presentato alla Biblioteca Nazionale di Roma. L’indagine mentre il dibattito prosegue in tutto il mondo con Paesi come Australia e Turchia che hanno deciso per il divieto e altri come Francia e Spagna che ci stanno ragionando. A marzo sia Meta che Google erano state condannate in una sentenza storica per aver incoraggiato le persone fin da giovanissime a produrre contenuti, allo scrolling infinito, a un consumo incontrollato incoraggiato dagli algoritmi con ripercussioni sulla salute mentale.
Il Presidente della Turchia Recep Tayyip Erdogan aveva annunciato con parole dure il disegno di legge approvato ad aprile: “Viviamo in un periodo in cui alcune applicazioni di condivisione digitale stanno corrompendo le menti dei nostri figli e le piattaforme dei social media sono diventate, per dirla senza mezzi termini, delle fogne”. Ankara ha vietato ai minori di 15 anni la registrazione. A fare da apripista era stata l’Australia con gli under 16, stesso criterio l’Indonesia. Altri Paesi come Spagna, Francia, Grecia, Germania, Austria, Norvegia, Danimarca, Repubblica Ceca, Polonia, Slovenia, Regno Unito e Paesi Bassi hanno lanciato iter normativi o quantomeno riflessioni sul tema. Appena il 21% degli italiani intervistati si dichiara contrario al divieto.
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Al centro dell’indagine inevitabilmente anche l’Intelligenza Artificiale. Secondo la stessa indagine il 51,5% è favorevole all’uso dell’IA per la prevenzione della devianza minorile, il 48,4% contrario. La motivazione più diffusa tra i favorevoli è l’aumento della criminalità minorile (20,7%), seguita dalla tutela dei giovani in contesti a rischio (15,7%) e dalla valorizzazione delle potenzialità tecnologiche in chiave di sicurezza (15,1%). La preoccupazione principale di chi è contrario riguarda l’inadeguatezza dell’IA a gestire situazioni così delicata (26%), seguita dai timori sugli aspetti etici del controllo delle persone (12,3%) e sulla privacy (10,1%).
“Il rapporto degli italiani con l’Intelligenza Artificiale non è ancora pienamente consolidato. Complessivamente, il 51,8% la usa, ma a farlo abitualmente è solo il 14,4%. Il 48,3%, invece, non ne fruisce mai”. Secondo gli italiani, l’AI è utile (62,7%) ma necessita di una regolamentazione (62,5%); se da un lato ci semplificherà la vita (51,1%), non è detto che distruggerà la creatività (48,4% favorevoli contro 51,6% contrari). L’IA viene usata per la richiesta di informazioni pratiche (81,3%), per lavorare o studiare (60,5%) e per svago o gioco (54%). Al 41,2% il dato di chi la usa per indicazioni in ambito sanitario, al 27,5% chi la usa per problemi e decisioni personali, 21,8% per sostegno emotivo e psicologico. Si utilizza soprattutto per creare testi (70%) e fare traduzioni (63,8%), ma anche per attività di calcolo e stima (57,9%) e produrre contenuti multimediali (50,9%).