L'ennesima puntata del caso Ruby
Ruby ter, il processo riparte da zero e ricomincia la gogna per Berlusconi (anche da morto)
Davanti ai giudici d’appello di Milano va in onda la nuova puntata di un processo infinito: i pm non riescono a lasciar riposare in pace Silvio
Giustizia - di Frank Cimini
Formalmente processano i vivi, per corruzione in atti giudiziari le ragazze partecipanti alle cene eleganti di Arcore, ma in sostanza si tratta di Silvio Berlusconi sotto accusa pure da morto. Uno degli avvocati della difesa Marco De Giorgio parla di “vilipendio di cadavere”. Davanti ai giudici della corte di appello di Milano va in scena l’ennesima puntata del caso Ruby perché la Cassazione accogliendo la richiesta della procura aveva annullato l’assoluzione decisa dai giudici di primo grado ordinando un nuovo processo. Molti difensori chiedono di riaprire il dibattimento, altri legali puntano sulle eccezioni di costituzionalità che potrebbe portare a mandare gli atti alla Consulta. La corte di appello deciderà il 29 giugno se sentite altri testimoni o tirare dritto. La lunghezza del dibattimento dipenderà da questo.
L’avvocato Jacopo Pensa parla di un groviglio di norme dal quale è difficile districarsi. L’avvocato Ivano Chiesa ricorda quando i giudici di primo grado invitarono le difese a rinunciare ai testimoni dichiarando inutilizzabili i verbali. “Non ci potemmo difendere e qui resta da capire se quei soldi alle ragazze sono stati dati perché Berlusconi era un generoso o un fetente che voleva corrompere. Quindi per arrivare alle verità bisogna sentire quei testimoni”. “Dopo la morte di Berlusconi ormai qui è come Garlasco. Sono i parallelismi che mi fanno le persone quando dico che devo occuparmi ancora del caso Ruby” spiega Pensa.
Karima detta Ruby è lontana dal processo. Il suo avvocato Paola Boccardi riferisce che la ragazza va in tensione tutte le volte che torna in aula la storia. “Per lei è molto difficile rifarsi una vita”. In aula c’è l’ex pm Tiziana Siciliano ora in pensione. “Sono qui per dire come va a finire. Una durata irragionevole – dice– ma non è certo colpa dei magistrati. Questa è la prova dell’inefficienza della giustizia non certo della scarsa volontà o incapacità dei magistrati”. Tiziana Siciliano nei giorni scorsi ha annunciato che si candiderà come vicesindaco in una lista civica l’anno prossimo per le elezioni a Milano.