La guerra
Alex Pineschi morto in Ucraina, il volontario e contractor italiano ucciso a Lyman: “Il nostro amato fratello caduto sul campo di battaglia”
Aveva addestrato i curdi e combattuto al loro fianco l'Isis in Siria e in Iraq. “Se a oggi una persona mi chiedesse perché hai deciso di combattere, io risponderei: perché ho visto una causa per la quale valesse la pena rischiare”
News - di Redazione Web
Alex Pineschi era un volontario e contractor piuttosto noto, molto seguito anche sui social dopo le sue esperienze sui campi di battaglia in Iraq e in Siria contro il sedicente Stato Islamico, al fianco dei curdi. E sui suoi canali raccontava di quelle esperienze, di quegli scenari: era seguito da oltre 66mila persone. Esperto di guerra ma sul campo, esperto di armi e di equipaggiamento. È morto in Ucraina, nel Donbass, come ha fatto sapere l’organizzazione Memorial – International Volunteers for Ukraine, una ong che raccoglie dati e memorie dei volontari arrivati dall’estero per combattere contro l’invasione della Russia ordinata e lanciata nel febbraio 2022 da Vladimir Putin.
Pineschi avrebbe compiuto 43 anni a ottobre, ex alpino, aveva studiato negli Stati Uniti e lavorato nel settore della sicurezza privata. “Se a oggi una persona mi chiedesse perché hai deciso di combattere, io risponderei: perché ho visto una causa per la quale valesse la pena rischiare”. Aveva addestrato i curdi a combattere contro il sedicente Stato Islamico. Aveva combattuto nel nord dell’Iraq tra il 2014 e il 2019, primo italiano a partire volontario al fianco dei peshmerga curdi. Fu incaricato di lavorare alla creazione dell’unità speciale Spof (Special Operation Forces), la Task Force Black con la quale aveva combattuto a Kirkuk e Mosul. Aveva scritto tre libri, tra cui il più noto: Peshmerga – Di fronte alla morte. Quando era tornato a casa da quell’esperienza era stato indagato, sospettato di essere un mercenario. Riconosciuto il suo ruolo di volontario, il procedimento era stato archiviato. “Non sono un mercenario, ma un idealista”.
- Ucraina, droni colpiscono sito dell’FSB: raid da centinaia tra morti e feriti contro una sede dei servizi segreti russi a Kherson
- Ucraina, le 30 ore di fuoco sotto i missili e droni russi: così Putin si fa beffe degli sforzi di pace
- Ucraina senza tregua, Putin lancia il più pesante attacco negli ultimi mesi: oltre 700 tra droni e missili, 17 i morti
- Rug Guardia Nacional, il battaglione ucraino che adesca ragazzini su TikTok per combattere a 2.800 dollari al mese
Pochi anni dopo aveva fondato la società Ap Tac Tactical Training, a Torre de’ Negri, Pavia, dove insegnava a maneggiare armi da fuoco, una “realtà specializzata nella formazione tattica con arma da fuoco” oltre che “pensata per chi vive la sicurezza come responsabilità, non come spettacolo”. Sulla divisa esibiva una patch con la scritta “MEMENTO MORI”, spiegava: “Non è una frase di tendenza. È un promemoria. Un richiamo costante alla verità più semplice e più brutale: il tempo è limitato. Per alcuni è una paura. Per altri è una liberazione. Perché quando ricordi davvero che la morte esiste, smetti di vivere come uno spettatore. E inizi a vivere come un uomo”. La patch era anche in vendita.

In un’intervista dell’estate 2024 aveva detto: “A oggi non sento la guerra in Ucraina come mia”. Era arrivato da poco più di un mese nel Paese in guerra, ingaggiato dall’ottavo reggimento per le operazioni speciali stando al TG1. Secondo Memorial Pineschi è stato ucciso vicino a Lyman, la città riconquistata dall’esercito di Kiev otto mesi dopo l’operazione russa. “Il nostro amato fratello è morto sul campo di battaglia”. Secondo quanto emerso da fonti investigative e d’intelligence, era stato integrato nelle unità d’élite delle forze speciali facenti capo all’intelligence del ministero della Difesa ucraino (GUR). Operava nelle zone calde del conflitto. “Onore, gloria e gratitudine al nostro fratello”. Almeno dieci gli italiani morti nella guerra in Ucraina, due combattevano con i russi.
L’ultimo post sui social: “Nessuno ti insegna a tornare dalla guerra. A passare dal suono dei colpi al silenzio di una stanza. A dormire tranquillo dopo anni passati sveglio. A camminare tra la gente come se niente fosse, mentre dentro non è più niente come prima. La guerra non finisce quando la missione finisce. Resta dentro, cambia il modo in cui pensi, in cui respiri, in cui guardi il mondo. Poi impari a combattere di nuovo, non contro un nemico ma contro te stesso. Contro il rumore, contro i ricordi, contro quel vuoto che arriva quando smetti di sopravvivere e devi ricominciare a vivere”.