La missione umanitaria
Flotilla, anche due italiani tra gli attivisti dispersi e bloccati nella Libia di Haftar: “Trattati come clandestini”
Il Global Sumud Land Convoy era partito lo scorso 14 maggio, una collaborazione tra Flotilla e Maghreb Sumud. Il Presidente Herzog contro Ben Gvir: "Terribile di imbestialimento, coloni in Cisgiordania folla senza legge"
Cronaca - di Redazione Web
Non si sono avute più notizie delle dieci persone parte della Global Sumud Flottila che in Libia sono entrate nella zona controllata dal generale Khalifa Haftar per negoziare la ripartenza del convoglio umanitario via terra. Anche due italiani nel gruppo, si chiamano Domenico Centrone e Dina Alberizia. La portavoce italiana della Flotilla Maria Elena Delia non esclude che le due persone siano state arrestate. Secondo le ultime notizie fornite da fonti informate all’ANSA, in mattinata, gli attivisti sarebbero stati trasferiti a Bengasi e trattati come clandestini. Potrebbero essere espulsi presto.
“Abbiamo perso i contatti con una decina di attivisti che a Sirte erano entrati nel territorio della Libia controllato dalle autorità di Haftar. Il gruppo, con un’auto e un’ambulanza, era stato invitato a negoziare la ripartenza del Land Convoy. Tra loro ci sono anche due italiani, un pugliese e una piemontese. Secondo quanto ci risulta finora, potrebbero essere stati arrestati”. Secondo quanto raccontato da un’altra attivista, rimasta nella retroguardia, il gruppo entrato in Cirenaica sarebbe entrato dietro invito delle autorità e dopo poco tempo i contatti si sarebbero persi. Attivati il consolato e il ministero degli Esteri.
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Il Global Sumud Land Convoy era partito lo scorso 14 maggio per raggiungere la Striscia di Gaza con una ventina di mezzi ambulanze e camion di aiuti. Era composto da 300 persone, 13 gli italiani. La missione nasceva da una collaborazione tra Flotilla e Maghreb Sumud. Puntava ad aprire un varco umanitario verso la Striscia tramite la regione della Cirenaica in Libia che confina con l’Egitto. Centrone è un insegnante pugliese, originario di Molfetta, in provincia di Bari. Alberizia è piemontese, di Asti. Il gruppo si sarebbe mosso verso la Cirenaica dopo otto giorni di attese e trattative senza risultati a Sirte, nella “No Weapon Zone” tra Libia Orientale e Occidentale. La parte che si era mossa in avanscoperta era composta da una decina di attivisti di diverse nazionalità: Italia, Spagna Uruguay, Argentina, Polonia, Stati Uniti, Portogallo, Canada. Avrebbe superato il confine per intavolare una trattativa diretta.
A una settimana dalle violenze da parte delle forze israeliane sulla Flotilla marittima, con i video del ministro ultraconservatore della Sicurezza Nazionale Itamar Ben Gvir, è esploso uno scontro senza precedenti tra le istituzioni con le parole durissime del Presidente Isaac Herzog che ha condannato gli “atti brutali” commessi da “una manciata di persone” e “processo terribile di imbestialimento si sta infiltrando. Rischia di intaccare l’intera società”. “È vietato abusare dei detenuti, per quanto spregevoli possano essere così come è vietato farsi giustizia da soli”. Herzog si era spinto a definire i coloni in Cisgiordania come una “folla senza legge”.
Ben Gvir ha risposto con un post sul social X: “Un presidente di uno Stato che chiama centinaia di migliaia di cittadini del suo Stato ‘bestie’ non è degno di essere presidente. Punto”. All’ANSA le Forze di Difesa Israeliane (IDF) hanno respinto qualsiasi accusa, spiegando che dopo lo sbarco al porto di Ashdod la responsabilità della sorveglianza degli attivisti era passata interamente nelle mani del personale del servizio penitenziario e della polizia, che fanno capo al ministero guidato da Ben-Gvir. “Gli ordini delle IDF prevedono un trattamento rispettoso e appropriato per i membri delle flottiglie a bordo delle imbarcazioni intercettate, esistono procedure chiare e consolidate. Non siamo a conoscenza di episodi specifici di violazione di tali procedure vincolanti all’interno delle IDF. Qualsiasi denuncia concreta sarà esaminata a fondo”.