Dopo il sequestro e le torture alla Flotilla
La timidezza dell’Italia di Meloni e Tajani, subalterna a Israele: il governo fermi l’Accordo di Cooperazione con Tel Aviv
Le reazioni del governo italiano sono timide e esprimono subalternità. Invece servono atti netti e coraggiosi. Perché solo Roma e Berlino sono contrarie a fermare l’accordo di cooperazione tra Europa e Israele?
Editoriali - di Arturo Scotto
Se qualcuno coltivava dei dubbi sulla necessità politica della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla, immagino si sia dovuto ricredere. Le immagini di un Ministro di Israele, Ben Gvir, che insulta attivisti inginocchiati e malmenati hanno fatto il giro del mondo e hanno turbato persino le impermeabili cancellerie occidentali. Se la spinta popolare è stata indubbiamente più debole rispetto a sei mesi fa, la scossa che è arrivata nei palazzi della politica questa volta è stata fortissima. Persino Meloni ha dovuto prendere le distanze, Tajani ha annunciato che chiederà all’Ue sanzioni verso Ben Gvir. Misura che potrebbe prendere per la verità l’Italia già per conto suo senza aspettare nessuno, come persino la Polonia ha già fatto: ma, come è evidente, uno il coraggio se non lo ha non se lo può mica dare. Anche per questo dovremmo dire grazie alle donne e gli uomini della Flotilla, alla loro dedizione, al loro coraggio, alla forza che anche in questo passaggio hanno dimostrato. Adesso occorre concentrarsi sulla traiettoria politica del nostro Governo. Come sempre incerta, inerte, purtroppo complice. L’Italia continua a non rispondere su alcune fondamentali domande:
1. innanzitutto, perchè non ha reagito immediatamente di fronte all’atto di violenza perpetrato nei confronti di due imbarcazioni italiane crivellate di proiettili dalla Marina Militare israeliana in acque internazionali? Hanno sparato sul tricolore e i patrioti tacciono? Qui emerge il doppio standard che è la cifra dei sovranisti di casa nostra: se prendi di mira una nave battente bandiera italiana stai colpendo direttamente la sovranità del nostro paese. Se si fosse trattato di una nave mercantile, come pure è stato in passato, Meloni sarebbe stata subito sul piede di guerra. Di fronte ad attivisti pacifici e disarmati, invece, ci ha concesso soltanto un assordante silenzio.
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2. Ben Gvir non è un passante. E’ una figura decisiva dell’esecutivo Nethanyahu. Quel patto con il diavolo non può essere superato: è un pezzo del disegno del Likud della Grande Israele, che non prevede nemmeno lontanamente la nascita di uno stato palestinese e che aveva in pancia da tempo la pulizia etnica di Gaza nonchè il conseguente svuotamento della Striscia. Sì può davvero immaginare che il problema sia sanzionare soltanto lui? Magari provandolo a separare dalla “colomba” Nethanyahu? Si tratta di una ambiguità di fondo della destra italiana che continua a non rompere il cordone ombelicale con un ricercato per crimini di guerra dalla Corte Penale Internazionale che ha sulla coscienza ottantamila morti.
3. Tajani ha parlato, dopo aver visto quel video di Ben Gvir, di violazione dei più elementari diritti umani. Giusto. Ma allora perchè l’Italia non toglie il veto che blocca l’Europa sulla sospensione dell’Accordo di Cooperazione tra Ue e Israele? Sono 19 i paesi che sono pronti a farlo, solo l’Italia e La Germania tra i grandi continuano a fare ostruzionismo. Ma quell’Accordo all’articolo 2 fa riferimento esplicito alla violazione dei diritti umani. Quindi perchè non si è conseguenti? C’entra qualcosa l’accordo del 10 marzo del 2023 dove praticamente abbiamo appaltato la nostra sicurezza informatica ad aziende israeliane? E c’è altro ancora?
4. L’opposizione ha presentato un ddl unitario per chiedere lo stop del commercio con gli insediamenti illegali. Ha raccolto l’appello della società civile e delle principali Ong italiane. L’Europa è riuscita ad approvare sanzioni verso tre coloni violenti ( sic ) dopo due anni e mezzo dall’inizio del genocidio. Un po’ pochino, se lo paragoniamo ai venti pacchetti di sanzioni nei confronti della Russia di Putin. Dopodichè non è chiaro se accanto ai coloni violenti vivano dei coloni non violenti. Esistono per caso i coloni gandhiani? Sarebbe interessante conoscerne qualcuno, magari invitarlo a una conferenza di Forza Italia. Anche perchè le colonie sono di per sè una violenza: contro i palestinesi e contro le Nazioni Unite che le reputano illegali in decine di risoluzioni. Tajani due giorni fa in tv, imbarazzante più del solito, ha dichiarato: “mica è una colpa essere un colono”. Ecco il pensiero autentico del Ministro degli Esteri, quello del “diritto internazionale vale fino a un certo punto”.
5. Quando il Governo italiano prenderà la parola sulle sanzioni inflitte a chi il genocidio dei palestinesi invece lo ha denunciato? Intanto sui giudici della Corte penale internazionale destinatari di un executive order di Trump che li mette fuori gioco rispetto alla possibilità di indagare oltre che di poter avere una carta di credito. Trattati peggio dei narcotrafficanti. E di Francesca Albanese, cittadina italiana, che ha avuto giustizia da un tribunale di Washington, ma nemmeno mezza parola dal tremebondo inquilino della Farnesina che ci ha coperti di vergogna indossando il cappellino rosso Maga all’inaugurazione del Board of peace. A proposito, che fine ha fatto questa straordinaria intuizione dell’aspirante premio Nobel Donald Trump? Scomparsa. Dovevano trovare 70 miliardi per la speculazione immobiliare che avevano immaginato, ma non si vede un dollaro bucato. L’amministrazione tecnocratica palestinese che avrebbe dovuto prendere la guida della Striscia è da sei mesi bloccata al Cairo senza che Netanyahu le dia il permesso di entrare, mentre l’Idf continua a occupare quasi il 60 per cento di Gaza. Forse i signori che ci governano dovrebbero scusarsi con l’opinione pubblica italiana. E ringraziare la Costituzione italiana che ha impedito loro di diventare membri effettivi del club privato di un miliardario paranoico.
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Resta un punto, che non può essere rimosso. Altre barche prima o poi partiranno e non sappiamo cosa accadrà dopo questa escalation. Non mi meraviglierebbe se puntassero direttamente a uccidere. Non c’è una linea rossa che non può essere superata dai suprematisti che comandano in Terra Santa. Israele oggi ha deciso di infliggere una lezione ben più dura di quella che già diede agli attivisti tra il settembre e l’ottobre del 2025. Come a dire: non ci provate mai più. Sono tuttora aperti fascicoli presso la procura di Roma per tortura e sequestro. Ne seguiranno inevitabilmente altri. A un certo punto anche il Ministero della Giustizia italiana dovrà esprimersi e vedremo di che pasta sono fatti. E’ legittimo avere poca fiducia in Nordio e soci. Tuttavia, chi milita per la pace, accanto allo scandalo per il trattamento di cittadini, prevalentemente di passaporto occidentale, costretti a vivere per tre giorni il dramma che vivono ogni ora i 9000 detenuti palestinesi nelle carceri israeliane, tantissimi dei quali in attesa di processo da anni, deve accendere di più i riflettori sui diritti umani violati da qualcosa che si fa fatica a definire democrazia. Non esistono democrazie che infliggono la pena di morte alle minoranze etniche e religiose. Sono regimi tendenzialmente autocratici. Vanno chiamati con il loro nome, soprattutto se si vuole aiutare chi in un paese come Israele resiste e prova a tenere aperta una porta per la convivenza, la giustizia e la pace. Dire la verità è sempre la premessa necessaria per cambiare le cose.