Lo studente accoltellato
Nell’abbraccio di Davide ai suoi aggressori c’è lo spirito della Costituzione
Davide restituisce umanità ai suoi aggressori, non soltanto quando li perdona, e lo dimostra fisicamente, ma anche quando si preoccupa dell’impatto di una detenzione di lungo periodo sulla vita di un giovane.
Cronaca - di Vincenzo Scalia
La vicenda di Davide Simone Cavallo, accoltellato a Milano, in corso Como, nell’ottobre 2025, merita di essere posta in risalto. Per il suo carattere spiazzante rispetto alle narrazioni dominanti. Le rappresentazioni della giustizia e della penalità sono solite seguire schemi binari, che legittimano le politiche di legge ed ordine. Da un lato ci sono i buoni. Nel caso in oggetto, la vittima era un giovane studente della Bocconi, quindi aderente ai modelli di giovani proposti dalla retorica ufficiale. Dall’altro i cattivi, incarnati da persone economicamente precarie, socialmente marginali, magari migranti. E che, se agiscono in gruppo, di questi tempi, vengono definiti come baby gang. A questo modello corrisponde la descrizione dell’aggressore di Cavallo, per quanto italiano. Mentre il suo amico, che non ha prestato soccorso, era di origine migrante.
Da questo canovaccio patibolare, tutti i giorni messo in scena dai media nazionali, consegue la deduzione della punizione severa da infliggere agli autori del reato. In nome di un presunto risarcimento morale alla vittima, che, si dà per scontato, sia animata da risentimento. Quanto andato in scena al Tribunale di Milano, sembrava riprodurre fedelmente questa divisione delle parti. Il giudice ha condannato a 20 anni l’aggressore, e a 10 mesi il complice, per omissione di soccorso. I genitori di Davide hanno ribadito di non perdonare quelli che hanno causato al figlio una lesione permanente. A spiazzare tutti, però, è stata la stessa vittima, che, oltre a giudicare eccessive le pene, in particolare quella inflitta a chi ha sferrato la coltellata, è andato ad abbracciare i suoi aggressori, dichiarando di averli perdonati. La presa di posizione di Davide Cavallo impartisce una lezione a tutti noi, in particolare agli aedi del buttare via la chiave. Si tratta di una vera e propria ventata di aria fresca, in una società sempre più appestata da risentimenti e voglie di vendetta, pubblica o privata che sia. Davide restituisce umanità ai suoi aggressori, non soltanto quando li perdona, e lo dimostra fisicamente, ma anche quando si preoccupa dell’impatto di una detenzione di lungo periodo sulla vita di un giovane.
Gesti e dichiarazioni che mandano messaggi di cui la società italiana ha bisogno: non esistono parti assegnate, le prese di posizioni non sono scontate, bisogna interrogarsi sull’impatto della detenzione sulla vita di una persona, specialmente di giovane età, indipendentemente dalla gravità della sua condotta per i destini della convivenza civile. Senza saperlo, Davide Cavallo, ha fatto riferimento alla Carta costituzionale, quando specifica, nell’articolo 27, che la pena deve tendere alla rieducazione del condannato. La pena, appunto. Che può non essere necessariamente detentiva. Né afflittiva, nel senso di condizionare per sempre la vita di chi incappa nella legge penale. Grazie, Davide. Speriamo che altri seguano il tuo esempio.