10 anni fa la scomparsa del leader radicale
Mattarella esalta Pannella, ora serve un provvedimento di indulto o amnistia
Politica - di Piero Sansonetti
“Beato chi ha fame e sete di giustizia”. La foto qui a fianco è stata scattata a Pasqua del 2012 da Riccardo Magi. La frase è presa dal Vangelo, e Pannella l’ha scritta con un pennarello grigio, a caratteri grandi, e poi ha appeso questo cartello al collo con un nastro e ha marciato fino a San Pietro per chiedere l’amnistia. Cioè per chiedere la stessa giustizia invocata da Gesù. A un certo punto, stanco, si è seduto per terra, sul marciapiede. Era lì Marco Pannella quel giorno. Aveva 82 anni. Beh, lo vedete da soli, ottanta anni suonati e la stessa voglia e volontà di combattere di quando ne aveva 35 e digiunava e si accalorava nelle piazze per chiedere il divorzio, e di quando invece nel aveva 50 e denunciava a squarciagola, ma pochissimo ascoltato, che la fame nel mondo era il principale problema dell’umanità.
Mi dispiace per chi non lo ha conosciuto, cioè per i più giovani. Marco Pannella è stato il più straordinario combattente politico nell’Italia del dopoguerra. E ha lasciato a noi una quantità di idee, di principi, di valori, ma anche di mezzi che nessun altro mai ha lasciato. Eppure era il capo di un partito piccolissimo. Ed era coevo di grandissimi politici e statisti. Penso a Moro, a Craxi e a Berlinguer, che credo siano stati i tre più grandi. Moro però non metteva al primo posto della politica l’obbligo della battaglia. Moro era uno statista. Per lui la politica era governo, moderazione e stabilità. Per Craxi la politica era leadership e ricerca della via più probabile per ottenere le riforme. Nell’idea politica di Craxi il potere era obbligatorio. Per Berlinguer la politica nasceva nella lotta di classe, che era la categoria più vicina al pannellismo, ma era una cosa diversa. Berlinguer non creava, non produceva valori: era un marxista, applicava il marxismo. Pannella concepiva la politica come battaglia e come capacità di creare valori. Pensate a quando il Pci aveva ancora forti venature staliniste e Pannella invece allargava il campo della lotta per l’uguaglianza: non per il proletariato, ma per chiunque avesse fame e sete. E univa cristianesimo, illuminismo, ribellismo e radicalità.
Era un ribelle. Un vero ribelle. E quel cartello che aveva appeso al collo, lui laicissimo, direi quasi anticlericale, lo aveva preso da Gesù. Oggi anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio a Pannella. In un bellissimo messaggio gli ha reso onore e ha riconosciuto la preveggenza delle sue battaglie. E insieme al Presidente si sono schierati moltissimi esponenti della sinistra e della destra. Benissimo. Allora cerchiamo di essere coerenti. Lo sapete tutti che l’ultima disperata battaglia di Pannella è stata per l’indulto e l’amnistia. Se davvero lo riconoscete come un grande leader, sappiate che questa è l’ora: indulto e amnistia. Fine dell’orrore delle nostre carceri che fanno colare la vergogna a seppellire ogni prestigio dell’Italia. E al presidente Mattarella una richiesta speciale: firmi, nel nome di Pannella, almeno 1000 grazie. Sono urgentissime. Sarebbe meglio se ne fornisse 5000, servono come misura di emergenza per passare l’estate. Altro che decreti sicurezza!