Quella sì che era politica
Da Pannella a Salvini, Italia in bilico tra civiltà e barbarie
Politica - di Piero Sansonetti
Dieci anni fa moriva Marco Pannella. Aveva 86 anni e credo che ne avesse passati circa 70 a fare politica. Per Pannella la politica era tutto, era un modo di esprimersi della vita, era lotta, spettacolo, servizio, pensiero, impegno. Non era potere. Pannella non ha mai avuto il minimo interesse per il potere, lo disprezzava, quello che lui inseguiva era una cosa diversa che non so come chiamare. Potrei usare un termine gramsciano, anche se Pannella con Gramsci non c’entrava niente: l’egemonia. Ha guidato un partito piccolo piccolo, ma siccome l’egemonia sapeva conquistarsela è riuscito con la sua azione a condizionare per almeno 30 anni tutti gli altri partiti. Soprattutto quelli di sinistra. Aveva principi saldi. Sopra a tutti la nonviolenza e la disobbedienza. Sapeva conquistarsi la ribalta con la sua fantasia, con l’improvvisazione, e con grandi gesti, come sono stati lo sciopero della fame e l’ostruzionismo in Parlamento. È stato un leader irripetibile. Molto odiato, molto amato. Stimato da tutti, credo.
Matteo Salvini sostiene che c’è una prova che la tentata strage di Modena è un atto di terrorismo islamico. E la prova sta nel fatto che l’autore, Salim El Koudri, inviò una lettera alla sua università nella quale scrisse “Cristiani Bastardi”. Io ricordo un titolo a tutta pagina (prima pagine) a caratteri cubitali del giornale “Libero” che recitava esattamente così: “Bastardi Islamici”. Si dirà: ma successe tanti anni fa. Vero, forse il direttore di allora di “Libero” nel frattempo si è ravveduto. Sebbene non si sia mai scusato. Anche le lettere di El Koudri però sono di diversi anni fa, e a quanto si sa lui dopo averle scritte chiese scusa. e ieri ha domandato che gli portassero una bibbia in cella.
Però è su queste lettere che ieri si è scatenata la campagna xenofoba. Chi la sta conducendo sostiene che la sinistra, escludendo la motivazione terrorista della tentata strage, fa sciacallaggio. Cioè la tesi è questa: sarà anche vero che il ragazzo era ed è schizofrenico, ma se ha cercato di uccidere i cristiani che passeggiavano sulla via Emilia non lo ha fatto a causa del suo squilibrio mentale ma lo ha fatto per odio verso i cristiani. Dunque bisogna togliere la nazionalità italiana a lui e anche a un bel po’ di italiani di seconda generazione. Quelli che loro chiamano i “maranza”. Naturalmente non c’è niente di logico e di razionale in questa posizione. Tanto è vero che una parte importante della destra, seppure con molto imbarazzo, si è dissociata. O comunque non ha seguito Salvini.
Ma allora qual è il problema? È un problema grave. In Italia l’ideologia razzista negli ultimi anni si è molto sviluppata. Una parte dello schieramento politico ha deciso di utilizzare questa spinta razzista per aumentare i propri voti. E da quel momento si è innescata una spirale difficile da spezzare: settori ampi di popolo che chiedono politiche contro gli emigrati, pezzi importanti di establishment politico che li segue e al tempo stesso alimenta questa tendenza. Così l’Italia si è divisa in due. La linea di divisione è abbastanza netta, e tuttavia slabbrata. Da una parte c’è uno spirito pubblico che segue i valori dell’Occidente, della cristianità, dell’illuminismo, del pensiero liberale; dall’altra c’è uno spirito pubblico barbaro in contrasto aperto coi principi cristiani e liberali. Dello schieramento cristiano e liberale fanno parte anche settori della destra, e tuttavia lo schieramento, diciamo così, dei barbari risulta ancora ampiamente maggioritario. Qual è la soluzione? Il rischio è che si voglia trovare la soluzione in un compromesso. Alcuni settori della sinistra pensano a questo. Se diventasse la scelta vincente ci troveremmo di fronte a un trionfo della barbarie e a una resa tristissima della civiltà.