Algoritmi, dati e infrastrutture digitali
Il digitale è una questione di democrazia
Le sanzioni americane dimostrano che i sistemi di pagamento globali, le carte di credito e gran parte delle infrastrutture finanziarie mondiali dipendono ancora da circuiti controllati dagli Stati Uniti.
Editoriali - di Sandro Ruotolo
Viviamo pienamente dentro una nuova era, nella quale il potere economico, politico e culturale si costruisce sempre più attraverso il controllo delle infrastrutture digitali, dei dati e degli algoritmi. È lì che si stanno ridefinendo gli equilibri democratici, sociali e geopolitici del nostro tempo. Tutto ormai passa dal digitale. Il commercio, l’informazione, l’intrattenimento, il lavoro, le relazioni sociali. Se pensiamo ad Amazon, vediamo una piattaforma che ha progressivamente trasformato la distribuzione delle merci, sostituendo in parte mercati, negozi e centri commerciali. Se pensiamo all’intelligenza artificiale, vediamo insieme opportunità straordinarie e rischi enormi: posti di lavoro che si creano e altri che scompaiono, nuovi strumenti di conoscenza ma anche nuove forme di controllo e concentrazione del potere. Il digitale attraversa ormai ogni aspetto della nostra vita democratica, economica e sociale. E proprio per questo non possiamo affrontare questa trasformazione solo dal punto di vista tecnologico o economico. È prima di tutto una questione democratica.
Il primo tema è la trasparenza degli algoritmi. Oggi gli algoritmi decidono cosa viene amplificato e cosa viene oscurato, quali contenuti diventano virali e quali restano invisibili. Decidono, di fatto, una parte crescente del dibattito pubblico. Per questo il tema della tutela della democrazia deve essere centrale. Il potere delle grandi piattaforme digitali non può restare senza controllo democratico. Recentemente, insieme a Nicola Zingaretti e alla delegazione italiana del Partito Democratico nel Parlamento europeo abbiamo sollevato il tema del ruolo di Meta e della crescente concentrazione di potere nelle mani delle big tech. Perché esiste un problema evidente di opacità e di influenza politica delle piattaforme digitali. Da questo punto di vista, l’Europa deve costruire una vera sovranità digitale. Lo abbiamo visto anche attraverso studi e analisi realizzati con l’Università di Urbino: dopo la rielezione di Donald Trump, si è registrato un aumento significativo della visibilità di contenuti estremisti e antieuropei, mentre altre voci risultano penalizzate o marginalizzate.
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Ecco perché il tema della disinformazione e delle fake news non è una questione secondaria o soltanto culturale: è una questione democratica centrale. Negli anni Novanta si diceva che chi possedeva una televisione aveva un vantaggio enorme nelle competizioni elettorali. Oggi quel meccanismo si è trasferito sulle piattaforme digitali, con una capacità di condizionamento ancora più potente e pervasiva. Per questo dobbiamo essere molto chiari: il controllo democratico degli algoritmi deve stare al centro delle politiche europee. E c’è un altro aspetto che non possiamo ignorare. Durante le ultime elezioni europee, nei centri di controllo elettorale di Meta hanno lavorato anche ex funzionari delle agenzie di intelligence statunitensi. Un elemento che deve far riflettere sul livello di influenza e opacità che caratterizza queste piattaforme globali. Pochi giorni fa, inoltre, durante una missione presso la Corte Penale Internazionale all’Aia, abbiamo toccato con mano quanto l’Europa sia ancora dipendente dagli Stati Uniti anche sul piano finanziario e tecnologico. Le sanzioni americane dimostrano che i sistemi di pagamento globali, le carte di credito e gran parte delle infrastrutture finanziarie mondiali dipendono ancora da circuiti controllati dagli Stati Uniti.
Questo significa che senza autonomia tecnologica e finanziaria non può esistere una vera sovranità europea. Per questo abbiamo bisogno di un euro digitale, di infrastrutture autonome europee, di un ecosistema tecnologico indipendente e di piattaforme che rispondano a regole democratiche europee. Perché il punto centrale è semplice: oggi la sfida decisiva per la democrazia, per i diritti e per le libertà si gioca nello spazio digitale.