Alimathà

Come sono morti i cinque italiani in un’immersione alle Maldive, la tragedia in una grotta nell’atollo di Vaavu: “Erano esperti”

Il gruppo si era immerso vicino all'isola di Alimathà, in grotte ad almeno 50 metri di profondità. Recuperata solo una salma, le operazioni sono considerate ad altissimo rischio. Per le autorità il più grave incidente subacqueo nella Repubblica delle Maldive

Ambiente - di Redazione Web

15 Maggio 2026 alle 11:07

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Erano escursionisti esperti, i cinque italiani morti alle Maldive. Si erano immersi vicino all’isola di Alimathà, molto popolare tra sub per i fondali ricchi di fauna nell’atollo di Vaavu, uno dei meno abitati a sud della capitale Malé, raggiungibile con un’ora di motoscafo. Soltanto oggi potranno proseguire le ricerche dei corpi, dei quali soltanto uno è stato recuperato ieri, a causa delle condizioni di meteo avverse. Per le autorità locali è il più grave incidente subacqueo nella storia della Repubblica delle Maldive.

A confermare la morte il ministero degli Esteri nel pomeriggio di giovedì 15 maggio. Le vittime erano Monica Montefalcone, professoressa associata dell’università di Genova, la figlia Giorgia Sommacal, la ricercatrice assegnista di ricerca del dipartimento delle Scienza della terra, dell’ambiente e della vita Muriel Oddenino, gli istruttori subacquei Federico Gualtieri e Gianluca Benedetti. Erano arrivati alle Maldive con un viaggio organizzato da un tour operator per cui lavorava Benedetti come top operation manager, l’agenzia Albatros Top Boat, e a bordo del lussuoso yacht “Duke of York” di proprietà della Luxury Yacht Maldives. Montefalcone faceva da coordinatrice scientifica, era esperta di ambienti marini. Dal 2013 era responsabile scientifica di attività di ricerca sulle barriere coralline delle Maldive ed era coinvolta in progetti come Talassa, GhostNet e MER “A16-A18”.

Le Maldive sono composte da 1.192 isole coralline sparse nell’Oceano Indiano per circa 800 chilometri attraverso l’Equatore. L’atollo Vaavu e l’isola di Alimathaa sono considerate alcune delle mete più apprezzate per gli appassionati di immersioni, danno accesso a uno dei fondali più spettacolari dell’Oceano Indiano e ai canali naturali che collegano la laguna interna al mare aperto. Quella intrapresa dal gruppo era una visita turistico-scientifica dedicata alla flora e alla fauna. Secondo quanto riferito a Rainews24 anche dall’ambasciatore italiano a Colombo Damiano Francovigh, competente anche per le Maldive, era un gruppo di subacquei esperti. L’escursione non poteva essere effettuata da principianti.

La segnalazione della scomparsa è arrivata intorno alle 13:45 locali, un solo corpo era stato ritrovato a 60 metri di profondità. Ancora da chiarire le cause del tragico incidente, forse un problema alla miscela di ossigeno nella bombola, le condizioni meteo, le improvvise correnti ascensionali o la perdita di orientamento all’interno della grotta. L’iperossia, conosciuta anche come “tossicità da ossigeno”, è una condizione che può verificarsi con un’esposizione prolungata o ad alta pressione ad elevate concentrazioni di ossigeno durante immersioni profonde. Può provocare danni ai tessuti e al sistema nervoso centrale, perdita di coscienza e convulsioni. Non è esclusa neanche un’altra ipotesi, quella secondo cui il gruppo si sia bloccato o perso all’interno della grotta, morto a causa dell’ossigeno finito.

Secondo alcuni media locali, per giovedì era stata diramata dalle autorità un’allerta gialla per i venti molto forti. Le autorità hanno ricordato che le immersioni ricreative sono consentite fino a una profondità massima di 30 metri. La polizia ha avviato un’indagine sull’accaduto. “La Farnesina e l’ambasciata d’Italia a Colombo seguono il caso con la massima attenzione sin dalla prima segnalazione; la sede sta provvedendo a prendere contatto con i familiari delle vittime per fornire ogni necessaria assistenza consolare”, si legge in una nota del ministero. Cordoglio espresso dall’Università di Genova, dalla ministra dell’Università e della Ricerca Anna Maria Bernini e dalla sindaca di Genova Silvia Salis. L’unica salma recuperata è stata trasferita al centro sanitario di Fulidhoo, le operazioni di recupero degli altri corpi sono considerate ad altissimo rischio.

15 Maggio 2026

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