“Vent’anni di sofferenza causati dal comportamento ingiustificato e ingiustificabile di un ispettore di polizia che ha tradito il suo mandato e cagionato anche alla famiglia dell’ingegner Zornitta conseguenze ineludibili”, sottolinea l’avvocato Paniz all’agenzia Lapresse. “È stato fatto questo supplemento di indagine per per verificare se alla luce delle nuove tecniche di ricerca del Dna risultava qualcosa. Un risultato che è stato totalmente negativo per l’ingegner Zornitta perché non è stato trovato trovato assolutamente nulla, come sapevamo sarebbe successo. L’opposizione che era stata formulata da una delle parti offese denotava una non completa conoscenza degli atti processuali perché le risposte ai quesiti erano già nel fascicolo”, conclude il legale.
Resta il mistero
Unabomber, archiviata la nuova indagine sul caso dell’attentatore: per Zornitta è la fine di un incubo lungo 20 anni
L’identità di Unabomber resterà ancora un mistero. Il nuovo procedimento sul caso dell’attentatore che tra il 1994 e il 2006 piazzò 32 ordigni esplosivi tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, ferendo numerose persone, è stato archiviato dal giudice per le indagini preliminari di Trieste.
L’inchiesta era stata riaperta nel 2022 dalla Procura di Trieste, a 16 anni dall’ultimo attentato, dopo un esposto presentato dal giornalista Marco Maisano, autore del podcast “Fantasma – Il caso di Unabomber”, e da due donne sopravvissute alle bombe, Francesca Girardi e Greta Momesso.
Come reso noto all’Ansa dall’avvocato Maurizio Paniz, difensore di Elvo Zornitta, ingegnere di Azzano Decimo a lungo unico indagato come presunto Unabomber, l’inchiesta “sì è chiusa in maniera perfetta, senza declaratoria di prescrizione”. Era stata la stessa Procura a chiedere l’archiviazione per Zornitta e altri 10 indagati dopo l’esito della superperizia genetica discussa a fine ottobre: dalle analisi infatti non erano emerse corrispondenze tra il materiale genetico estratto da alcuni reperti e il Dna di 63 persone coinvolte nel test, tra cui gli 11 indagati.
In particolare la superperizia si era concentrata si tracce pilifere risultate appartenere a due appartenenti alla polizia giudiziaria, verosimilmente contaminate durante le prime fasi investigative. Nei confronti di Zornitta, per anni il principale indagato nella prima inchiesta sul bombarolo, fu archiviata ogni accusa quando si scoprì che l’elemento chiave su cui poggiava l’accusa era stato manomesso da un ispettore di polizia, Ezio Zernar, che per questa circostanza era stato in seguito condannato in via definitiva. A Zornitta erano poi stati riconosciuti 300mila euro di risarcimento per il danno subito dalla lunga inchiesta che aveva gravemente compromesso la sua reputazione.
Una storia, quella di Unabomber, inizia il 21 agosto del 1994 a Sacile, in provincia di Pordenone: era durante la sagra degli osei che l’attentatore fece esplodere la sua prima bomba, della polvere da sparo in un tubo Innocenti, che ferì leggermente alcune persone presenti. Un attacco che all’epoca passò quasi in secondo piano, fino a quando si capì il nesso tra quell’attacco e gli altri compiuti nei successivi 12 anni tra Veneto e Friuli Venezia Giulia, con ordigni sempre più sofisticati: le bombe erano delle vere e proprie trappole inseriti in oggetti comuni, dalle candele ai tubetti di maionese, fino ai barattoli di Nutella. Attacchi che provocarono una certa psicosi tra le persone comuni, spaventate anche dal semplice fare la spesa in un supermercato.