La protagonista
Alexandria Ocasio-Cortez candidata a Presidente USA: l’apertura nella corsa alla Casa Bianca nel 2028
Considerata da anni futura protagonista della sinistra americana, ha rilasciato alcune dichiarazioni che potrebbero anticipare una discesa in campo. "La mia ambizione è cambiare questo Paese"
Esteri - di Redazione Web
Ancora prima che esplodesse la pandemia da covid-19, prima della guerra in Ucraina scatenata dall’invasione della Russia e della polveriera Medio Oriente tra Israele, Striscia di Gaza e Iran, della nuova elezione alla Casa Bianca di Donald Trump, e già si parlava di Alexandria Ocasio-Cortez come della personalità su cui i democratici avrebbero dovuto puntare in futuro, una papabile prossima leader dei progressisti. “La mia ambizione è cambiare questo Paese. I presidenti vanno e vengono. I seggi al Senato e alla Camera, i funzionari eletti: tutti vanno e vengono. Le politiche restano per sempre”, da dichiarato a un forum a Chicago. Parole interpretate come una possibile discesa in campo alle presidenziali del 2028 dopo anni di speculazioni sul suo nome.
AOC, come ormai viene indicata, ha 36 anni e origini portoricane, è nata nel Bronx. Ha studiato alla Boston University ma dopo la morte del padre interruppe gli studi. Prima dell’elezione per il seggio alla Camera del 14esimo distretto di New York nel 2018, lavorava come cameriera in un ristorante messicano. Con quella storica a sorpresa vittoria sul favorito Joseph Crowley, era diventata a 29 anni la più giovane eletta in parlamento nella storia degli USA. È membro della Camera dei rappresentanti per lo Stato di New York dal 2019.
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Prima ancora aveva lavorato come centralinista per la campagna elettorale di Barack Obama e nel 2016 ha partecipato attivamente alla campagna elettorale del socialista Bernie Sanders nella corsa alle primarie democratiche contro Hillary Clinton. L’anno scorso ha attraversato il Paese con il senatore Sanders nel tour “Fighting Oligarchy”. All’inizio di quest’anno ha partecipato anche ad alcuni dibattiti in Germania, in concomitanza della conferenza sulla sicurezza di Monaco di Baviera. L’attenzione che ha accompagnato la sua ascesa l’ha resa molto popolare anche all’estero, su Instagram è seguita da oltre nove milioni e mezzo di follower.
“Le donne come me normalmente non si candidano in politica”, diceva nel video che presentava la sua campagna elettorale e che divenne in poco tempo virale. Si muove nell’ambiente dei sindacati, delle comunità afroamericane e latine, tra gli attivisti femministi e ambientalisti. È stata attaccata per alcune dichiarazioni considerate inadeguate e inconsapevoli sulla politica estera, in particolare sulla questione Taiwan e sul Venezuela. “Temo che il problema non risieda nella mia comprensione dei fatti, ma forse vi siete abituati a un presidente che non riflette mai prima di parlare e che non si cura delle implicazioni delle proprie parole”, aveva ribattuto. È considerata troppo a sinistra anche per molti elettori democratici.
“La gente pensa alla leadership come a qualcosa di affascinante e potente – diceva in un dialogo con l’attivista climatica svedese Greta Thunberg per il Guardian – Essere un leader significa arrivare primi, stabilire l’agenda. Ma quello che la gente non capisce è che la leadership è anche enormemente difficile. La leadership è una responsabilità. La leadership non è divertente. La leadership significa fare le cose prima di chiunque altro. La leadership significa assumersi dei rischi. La leadership significa prendere decisioni anche quando non si sa con certezza quale sarà il risultato. Seguire gli altri è incredibilmente facile, è la cosa più semplice del mondo. Ma seguire gli altri ha anche i suoi svantaggi. Arrivi troppo tardi. Non controlli il tuo destino. Non hai il controllo, punto e basta. Spesso sei sotto il controllo di qualcun altro. Ma è incredibilmente facile perché non devi determinare il futuro. Sembra quasi che, in realtà, si tratti di decidere se vogliamo essere leader o meno”.
A preparare il campo, in questo senso, alla sua discesa in campo potrebbe essere stata la vittoria a New York di Zohran Mamdani, 34 anni e primo sindaco musulmano, socialista democratico che dopo le elezioni ha dimostrato più pragmatismo di quanto la campagna elettorale aveva fatto immaginare a molti. “La cosa è buffa è che tutti danno per scontato che la mia ambizione sia un titolo ona poltrona”, ha detto ancora in questi ultimi giorni Ocasio-Cortez. “Prendo le mie decisioni svegliandomi al mattino, guardando fuori dalla finestra e osservando le condizioni di questo Paese. E chiedendomi: quale mossa o quale decisione posso compiere oggi per avvicinarci ad un futuro migliore?”