Aveva 92 anni
È morto Gianni Cervetti, storico dirigente del Pci: fu lui a recidere i legami economici tra il partito e l’Unione Sovietica
Uno degli ultimi dirigenti storici del Partito comunista italiano, l’uomo che interruppe il flusso dell’“l’oro di Mosca”, i finanziamenti sovietici al Pci. È morto a 92 anni Gianni Cervetti, più volte deputato e parlamentare europeo, figura storica della sinistra italiana.
Sin da giovanissimo iscritto al Pci, non ancora 16enne, studi di economia a Mosca, esperienza che segnò la sua formazione politica, fu responsabile organizzativo nazionale del partito nella segreteria di Enrico Berlinguer e tra le figure che portò a recidere i legami economici tra il partito, il Pcus e l’Unione Sovietica.
Cervetti lo ha raccontato a l’Unità in una intervista del 27 aprile del 2025: “Ci siamo riuniti nel salone dell’anticamera della Camera dei Deputati perché pensavamo che ascoltassero le nostre conversazioni. Ci siamo riuniti lì: eravamo io, Berlinguer e Chiaromonte”, disse Cervetti in quel colloquio. Un piano concretizzato nel 1976: “Incontrai Boris Nikolaevič Ponomarëv che fino al 1986 diresse il Dipartimento per i rapporti con i partiti comunisti occidentali. Gli dissi che rinunciavamo al finanziamento che loro ci avevano dato, un finanziamento che durava dalla notte dei tempi. Ogni anno erano 5 o 6 milioni di dollari. E così avvenne la chiusura di quel rapporto”.
Cervetti fu a lungo l’uomo di fiducia di Berlinguer proprio nei rapporti con Mosca. Il rimpianto leader del Pci, raccontava Cervetti, entrò nella sua vita “quando era ancora segretario della Federazione dei giovani comunisti, credo fosse il 1952. Facemmo un viaggio – noi del gruppo dei milanesi – insieme a lui, nella zona del territorio libero di Trieste, dove c’erano minoranze slave, e fu quello il primo incontro”.