Tabula rasa
Il Libano come Gaza, Israele pronta a demolire i villaggi nel sud del Paese: per i 600mila “evacuati” vietato il ritorno
Esteri - di Carmine Di Niro
Israele è pronta a rendere il sud del Libano una nuova Gaza. Lo ha detto senza mezzi termini il ministro della Difesa Israel Katz, annunciando una sorta di “fase due” dell’offensiva portata avanti dall’IDF nel Paese che confina a nord con lo stato ebraico e che ospita il gruppo sciita di Hezbollah, il “partito di dio” alleato dell’Iran.
Proprio nell’ambito della guerra scatenata dal 28 febbraio scorso contro la Repubblica Islamica di Teheran assieme agli Stati Uniti, Israele ha ripreso intense operazioni militari nel Libano, colpendo in particolare il sud del Paese e la periferia meridionale della capitale Beirut, considerata la roccaforte di Hezbollah.
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L’obiettivo? Lo rivela Katz: demolire tutte le case nei villaggi libanesi vicino al confine israeliano “come Rafah e Beit Hanoun“, riferendosi alle aree della Striscia di Gaza dove l’Idf ha effettuato demolizioni su vasta scala di abitazioni durante la guerra in corso ormai dal 7 ottobre 2023.
Katz ha dichiarato che “al termine dell’operazione, le Forze di Difesa Israeliane si posizioneranno in una zona di sicurezza all’interno del Libano, sulla linea difensiva contro i missili anticarro, e controlleranno l’intera area fino al fiume Litani. Inoltre, sarà assolutamente vietato il ritorno a sud del Litani agli oltre 600mila residenti del Libano meridionale evacuati verso nord, fino a quando non sarà garantita la sicurezza dei residenti israeliani” nel nord dello stato ebraico.
I caschi blu UNIFIL uccisi in Libano
L’annuncio di Katz arriva mentre sono ancora roventi le polemiche per quanto accaduto tra domenica e lunedì nei pressi di Aadchit El Qsair, nel sud del Libano. Qui domenica un peacekepeer indonesiane della missione Onu UNIFIL è stato ucciso dall’esplosione di un proiettile nei pressi della sua postazione: lunedì altri due soldati indonesiani sono morti a seguito di una esplosione “di origine sconosciuta che ha distrutto il loro veicolo vicino a Bani Hayyan“, al confine con Israele.
UNIFIL, come noto, è una missione che opera nella zona del confine tra Israele e Libano con lo scopo di garantirne il rispetto e di cercare di ottenere una tregua stabile tra i due paesi: oggi sono impegnati nella missione circa 10mila soldati di 50 paesi diversi, tra cui centinaia di militari italiani. Già nell’autunno del 2024, durante gli attacchi reciproci tra Israele e Hezbollah, erano state colpite anche alcune basi UNIFIL, e in un caso erano stati feriti lievemente quattro soldati italiani.
Su quanto in corso al confine tra Israele e Libano si riunirà d’urgenza mercoledì il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, su richiesta della Francia. Sia UNIFIL che l’IDF, le Forze di difesa israeliane, hanno annunciato un’indagine per la morte dei tre soldati delle Nazioni Unite, con Tel Aviv che ha invitato a “non presumere” una propria responsabilità.
Anche l’Unione Europea ha condannato gli attacchi che hanno provocato la morte dei membri di UNIFIL. “Condanniamo inoltre gli attacchi che hanno preso di mira il contingente francese negli ultimi giorni, esprimiamo le nostre condoglianze alle famiglie delle vittime e auguriamo una pronta guarigione ai feriti”, ha dichiarato alla stampa Anouar El Anouni, portavoce della Commissione europea per gli affari esteri, chiedendo “un’indagine approfondita per fare luce su questi gravi attacchi, che costituiscono una grave violazione del diritto internazionale”.