L'addio alla rivista
Wired Italia chiude perché “non redditizia”, la scure dell’editore Condé Nast nel giorno dello sciopero dei giornalisti
Nel giorno in cui in Italia i giornalisti hanno incrociato le braccia per protestare contro il mancato rinnovo del contratto nazionale, fermo ormai da 10 anni, è da New York che arriva una doccia gelata per un settore già in grave difficoltà.
Condé Nast, gigante dell’editoria che pubblica alcune fra le riviste più note dell’editoria statunitense e mondiale, tra cui Vogue, Vanity Fair e The New Yorker, ha deciso di chiudere le attività editoriali di Wired Italia, testata di riferimento nella discussione sull’innovazione tecnologica sin dal suo approdo in Italia nel 2009 e che attualmente va in edicola con cadenza trimestrale.
La notizia è stata ufficializzata dal Ceo del gruppo Roger Lynch attraverso un comunicato pubblicato online giovedì 16 aprile, nel quale viene annunciato un piano di riorganizzazione globale che colpisce anche i brand Glamour e Self.
In particolare Lynch a proposito dell’edizione italiana di Wired scrive che Condé Nast sta “pianificando una transizione per allontanarci dalle attività editoriali” per “rimanere disciplinati su dove investire il nostro tempo e le nostre risorse”.
D’altra parte Wired Italia, assieme a Self e alcuni mercati di Glamour, rappresenta per un gigante come Condé Nast poco più dell’uno per cento del fatturato totale del gruppo, ma si tratta di iniziative editoriali “non redditizie” e dunque “continuare a gestirli nella loro forma attuale limita la nostra capacità di investire nelle idee e nelle aree che guideranno la crescita futura”.
Il ridimensionamento non colpisce solo l’Italia: Condé Nast ha avviato la chiusura delle operazioni di pubblicazione di Glamour in Germania, Spagna e Messico, mentre la testata Self cesserà di esistere come pubblicazione digitale indipendente per essere integrata all’interno di Allure e Glamour.
Wired in Italia aveva già vissuto periodo complicati: nel 2015 era stata dimezzata la redazione (ridotta da 12 a 6 giornalisti) ed è stata chiusa la pubblicazione mensile della rivista cartacea, passata a cadenza trimestrale con soli 4 numeri all’anno. Oggi la redazione è composta dal direttore, da tre giornalisti, cinque grafici, tre collaboratori fissi e molti giornalisti collaboratori occasionali.