Non solo petrolio e gas
Hormuz chiuso, allarme anche per i farmaci: prezzi in aumento e disponibilità a rischio se lo stretto non riapre
Non solo petrolio, cherosene e gas. Le conseguenze del blocco dello stretto di Hormuz, la sottile striscia d’acqua dove sono ferme centinaia di navi sotto la minaccia iraniana, reazione della Repubblica Islamica agli attacchi subiti da Stati Uniti ed Israele, potrebbero interessare anche un altro settore nevralgico: quello farmaceutico, col rischio concreto già questa estate, in caso di mancata riapertura, di una carenza di farmaci essenziali.
Parliamo di medicinali di largo consumo ed utilizzo, dagli antibiotici agli antidiabetici, passando per il paracetamolo e fino a quelli necessari per le terapie oncologiche: tutti farmaci la cui produzione dipende in larga misura da precursori petrolchimici che arrivano dal Golfo Persico e transitano per Hormuz.
Ad alzare l’attenzione sul tema è stato Marcello Cattani, presidente di Farmindustria, che al Corriere della Sera ha sottolineato come il settore sia oggi colpito dal terzo grave shock in quattro anni dopo la guerra in Ucraina e la crisi del Mar Rosso.
Una serie di eventi che ha colpito simultaneamente logistica, energia e costi di produzione portando ad un aumento esponenziale dei costi degli ingredienti attivi, fino al 60 per cento in più nei casi più critici. A questi rincari vanno aggiunti poi quelli delle materie prime destinate al packaging, come alluminio, plastiche e PVC, prezzi cresciuti tra il 20 e il 35 per cento.
E ai problemi relativi ai costi va aggiunto quello sulle scorte: se la crisi nel Golfo dovesse protrarsi ancora, le aziende del settore andrebbero in difficoltà nel reperire materie prime fondamentali per la produzione dei farmaci.
“Le carenze sono legate due temi: l’insostenibilità industriale dei costi e l’indisponibilità di talune materie prime, a partire dagli ingredienti attivi”, spiega Cattani al Corriere. Quanto alle scorte, fare una previsione è difficile perché ciascuna azienda ha propri piani di approvvigionamento, “ma normalmente lo stock è di alcuni mesi”, dunque è l’estate la “dead-line” per il settore.ar