Le stragi del 1992 a Palermo

Accusa tremenda della Procura: la gestione di mafia-appalti fu la causa dell’uccisione di Borsellino

Il Procuratore di Caltanissetta davanti alla commissione parlamentare antimafia accusa: la causa fu la gestione del dossier mafia-appalti

Giustizia - di Piero Sansonetti

15 Aprile 2026 alle 14:00

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Accusa tremenda della Procura: la gestione di mafia-appalti fu la causa dell’uccisione di Borsellino

C’è una novità nella lunga vicenda del dossier “mafia appalti” (quello preparato dal generale Mori su indicazione di Giovanni Falcone e del quale la Procura di Palermo chiese l’archiviazione pochi giorni prima dell’uccisione di Borsellino). Il Procuratore di Caltanissetta Salvatore De Luca, che sta indagando sulle stragi in Sicilia del ‘92, è comparso davanti alla commissione parlamentare antimafia, presieduta da Chiara Colosimo, e ha lanciato un’accusa tremenda. Ha detto che la gestione di quel dossier, da parte della Procura di Palermo, è stata la causa degli attentati nei quali furono uccisi prima Falcone e poi Borsellino, insieme alla moglie di Falcone e alle scorte dei due magistrati.

Per evitare approssimazioni, trascrivo testualmente il passo saliente della dichiarazione rilasciata da De Luca: “A nome del Gruppo stragi della Procura di Caltanissetta riteniamo che vi siano dei concreti, univoci, plurimi, elementi per affermare che la gestione del procedimento ‘mafia appalti’ e, in realtà, il tema ‘mafia appalti’ sia stata una sicura causa della strage di via D’Amelio. Lo riteniamo, con elevato grado di attendibilità per via D’Amelio e in misura leggermente inferiore per quel che riguarda la strage di Capaci. Ma, secondo noi, l’interesse di Giovanni Falcone ha una sua rilevanza, anche in relazione alla strage che ha portato alla sua tragica fine, della sua compagna e della scorta”. Non mi pare che ci sia niente da interpretare.

La Procura di Caltanissetta sostiene che ci sono elementi “concreti, univoci e plurimi” per sostenere che la strategia della mafia che portò all’uccisione di Falcone e Borsellino era stata studiata per fermare il dossier raccolto da Mori. Come sapete, in tutti questi anni invece è stata raccontata un’altra storia. La magistratura palermitana – quella che Borsellino definiva un nido di vipere – non ha mai preso in considerazione questa pista e addirittura si è accanita contro il generale Mori, autore del dossier, trascinandolo in svariati processi, soprattutto nel processo per la cosiddetta “Trattativa Stato Mafia” che fu indicata come l’acceleratore delle stragi del ‘92. Ora la storia si rovescia a 180 gradi. La commissione antimafia nelle prossime settimane dovrà interrogare De Luca per capire bene quali siano gli elementi e se ci siano possibilità di una ricostruzione dei fatti diversa da quella che sta realizzando la magistratura di Caltanissetta.

Sarà interessante conoscere le domande che a De Luca porrà il senatore dei 5 Stelle Roberto Scarpinato. Il quale è al centro della vicenda sia come indagatore, sia come protagonista della richiesta di archiviazione. Conflitto di interessi di rarissima specie. Lui è un ex magistrato palermitano che come procuratore generale di Palermo ebbe un ruolo importante nel processo contro il generale Mori – processo che poi perse clamorosamente, nonostante una forte campagna di stampa – e soprattutto è uno dei tre magistrati che nel luglio del 1992 firmarono la richiesta di archiviazione del dossier. La storia l’ho raccontata molte volte. E averla raccontata mi è costato anche diversi processi per diffamazione. Ma in realtà non ho mai diffamato nessuno, ho solo elencato i fatti. Che sono questi: Il 13 luglio del 1992 Scarpinato, Lo Forte e il Procuratore Giammanco firmano la richiesta di archiviazione. Il giorno successivo si tiene a Palermo, convocata da Giammanco, una riunione di tutti i sostituiti e gli aggiunti, tra i quali Borsellino, nella quale però, sebbene Borsellino chieda notizie, non si fa cenno alla richiesta di archiviazione già presentata. Giammanco promette a Borsellino che avrebbe convocato sull’argomento una successiva riunione. Che però non si tiene, perché cinque giorni dopo, la domenica, Borsellino viene fatto saltare in aria mentre suona il citofono di casa di sua madre. Passano poche settimane e – a velocità davvero inusuale – il 14 agosto, il Gip accetta la richiesta di archiviazione.

Vi dirò che per avere scritto queste cose non solo ho subito dei processi, perché Scarpinato e Lo Forte mi hanno querelato, ma ho subito anche due condanne. La prima ad Avezzano, per diffamazione, insieme al mio collega e amico Damiano Aliprandi, e la seconda a Lodi, pochi giorni fa. A Lodi, addirittura, il Pm ha chiesto che io fossi messo in prigione per tre anni e mezzo, ma la giudice ha pensato che fosse sufficiente una ammenda di 4000 euro e un risarcimento, ai due magistrati che chiesero l’archiviazione, di più di 100 mila euro. Così come anche ad Avezzano ero stato condannato a risarcire per 100mila euro. Più di 200mila euro in tutto. Sono tanti tanti. Difficile per un cittadino che viene diffamato davvero possa ricevere somme così ingenti. La media dei risarcimenti è di 7000 euro. Per i magistrati è un po’ diverso… Non sono mai riuscito a capire perché mi abbiano condannato, visto che è accertato che ho scritto solo cose vere.

Ora però, leggendo le accuse della magistratura di Caltanissetta, capisco che siamo parecchio oltre le cose scritte da me. Io mi ero limitato a chiedere spiegazioni per quelle richieste di archiviazione. Ora la magistratura sostiene che quella che chiama “la gestione” del dossier mafia appalti fu la causa di una o forse due delle più tremende stragi siciliane della fine del secolo scorso. Io non commento, per evitare di beccarmi un’altra querela, ma voi capite bene che ci troviamo di fronte a ipotesi davvero sconcertanti, che ci costringerebbe a rivedere una parte della storia del nostro paese, soprattutto per quel che riguarda la fine della Prima repubblica. E sapete perché non commento? Perché, come ho già scritto, le querele dei magistrati hanno un fortissimo valore intimidatorio. Del resto credo che sia il loro scopo. E io, dopo ben due condanne a pagare la cifra astronomica di 100 mila euro, un po’ intimidito sono…

15 Aprile 2026

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