I nodi chiave dell'intesa
Tregua in Iran, cosa c’è nell’accordo per il cessate il fuoco con gli Usa: il piano in 10 punti e le incognite su Hormuz
C’è un piano in dieci punti inviato martedì da Teheran ai mediatori pakistani, e da Islamabad recapitato alla Casa Bianca, dietro l’inattesa svolta avvenuta nella notte italiana per il conflitto in corso ormai dal 28 febbraio tra Stati Uniti ed Israele da una parte e l’Iran dall’altra.
Un dossier molto vago, come spesso accade in queste circostanze, che entrambe le parti hanno rivendicato come una “vittoria”. Il cessate il fuoco di due settimane è stato commentato da Donald Trump come “una base valida su cui negoziare”, mentre le operazioni compiute in Iran avrebbero raggiunto “tutto ciò che volevamo ottenere sul piano militare”, una “vittoria totale da quel punto di vista e da ogni altro punto di vista”.
Il cessate il fuoco
Da Teheran l’intesa è stata commentata dalla tv di Stato come di una “umiliante ritirata di Trump dalla retorica anti-iraniana” sottolineando come il presidente degli Stati Uniti abbia “accettato le condizioni dell’Iran per la guerra”.
Eppure il piano che ha permesso lo stop al conflitto si basa su pochissime basi, rimandando gran parte delle questioni ancora in ballo tra le parti a negoziati che dovrebbero tenersi già a partire da venerdì 10 aprile a Islamabad, in Pakistan, alla presenza da parte statunitense del vicepresidente JD Vance e degli inviati-factotum di Trump Jared Kushner e Steve Witkoff.
Quel che è certo è che la base per la dichiarazione di cessate il fuoco da parte di Stati Uniti ed Israele, per due settimane, è l’impegno da parte dell’Iran a riaprire lo stretto di Hormuz e a sospendere a sua volta gli attacchi verso Israele e i paesi del Golfo.
L’incognita dello stretto di Hormuz
Tutto il resto dovrà essere discusso in negoziati che non si annunciano facili. Uno dei nodi principali è proprio quello relativo al futuro dello stretto di Hormuz, dove passa circa un quinto delle spedizioni globali di petrolio e gas, in particolare verso l’Asia: per il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi il traffico navale riprenderà “sotto il controllo delle forze armate iraniane”, ma non è chiaro se il regime intende richiedere un “pedaggio”, come ha fatto in queste settimane per alcune petroliere riuscite a oltrepassare Hormuz. Sarà poi da chiarire se lo stretto di Hormuz che prima della guerra poteva essere attraversato liberamente dalle navi di tutto il mondo, e che oggi è di fatto controllato dall’Iran, tornerà ad essere liberamente sfruttato.
Nel commentare l’intesa raggiunta nella notte italiana, Trump sul suo social Truth aveva scritto che gli Stati Uniti “aiuteranno con l’aumento del traffico” nello stretto e che “saranno fatti molti soldi”. Dichiarazioni ambigue, perché non è chiaro se i “soldi” citati siano legati direttamente allo stretto di Hormuz, e dunque a una imposta iraniana sui passaggi, o più in generale al cessate il fuoco e dunque alla riapertura del traffico navale.
In ogni caso pare evidente che al momento Trump ha concesso un accordo per riaprire uno stretto che era già aperto prima della guerra iniziata dagli Stati Uniti, ma concedendo per il momento il controllo al “nemico” Teheran. Una contraddizione fatta notare dai Democratici negli Stati Uniti: “Sembra che Trump abbia acconsentito a dare all’Iran il controllo dello stretto di Hormuz, una vittoria storica per l’Iran. Il livello di incompetenza è sbalorditivo e doloroso”, è stato ad esempio il commento del senatore Dem del Connecticut Chris Murphy.
Gli altri punti sensibili
Altro “elefante nella stanza” è il programma nucleare iraniano, grande obiettivo dei raid di Stati Uniti ed Israele. La Repubblica Islamica, nonostante i duri attacchi subiti, continua a possedere l’uranio arricchito necessario per costruire armi atomiche: in Iran ci sono ancora più di quattrocento chilogrammi di uranio arricchito al sessanta per cento circa, non lontani dalla soglia che serve a produrre armi atomiche, e il regime non si è mostrato affatto disposto a discutere di limitazioni al proprio arsenale missilistico.
Secondo l’agenzia di stampa iraniana Tasnim e una dichiarazione attribuita al Consiglio supremo iraniano per la sicurezza nazionale, tra i dieci punti alla base dei negoziati figurano altre richieste da parte di Teheran che metterebbero ulteriormente in dubbio la celebrata “vittoria” di Trump: in particolare l’impegno da parte statunitense alla revoca delle sanzioni nei confronti dell’Iran, lo sblocco dei fondi e degli asset iraniani congelati negli Stati Uniti e il pagamento completo delle compensazioni all’Iran per i costi di ricostruzione del Paese dopo il conflitto.