Parola all'europarlamentare
“L’Europa insegue Trump, Netanyahu e Putin: sui rimpatri ha sposato l’ideologia del nemico”, parla Marco Tarquinio
«La posizione dell’Europarlamento sul Regolamento Rimpatri è totalmente dentro questa ideologia, nella Ue sta diventando possibile parlare di “deportazioni”. L’uso di questa parola punta a insediare nel discorso pubblico e nella consapevolezza sociale l’idea che ci siano esseri umani meno uguali degli altri per i quali sono possibili pratiche sommarie e respingenti»
Interviste - di Umberto De Giovannangeli
Marco Tarquinio, europarlamentare, già direttore di Avvenire.
Fronti di guerra si aprono e si aggravano dentro e intorno all’Europa, ma non c’è un solo modo di fare la guerra. Si può fare anche con dazi e leggi. Ecco: Marco Tarquinio, deputato europeo, come giudica e come spiega il voto dell’Europarlamento sul cosiddetto Regolamento Rimpatri?
Anche a costo di essere accusato di fare filosofia, parto da lontano. Tutte le guerre cominciano e continuano a causa dell’ideologia del nemico, cioè della demonizzazione dell’altro. L’altro ha tutti i torti, mentre quelli della tua parte hanno tutte le ragioni. Non è mai così, nella realtà, ma questa è la narrazione necessaria per accendere e alimentare lo scontro. Fa così Putin, fa così Trump, fa così Netanyahu. Facevano così anche i capi e i sicari di Hamas e faranno così i terroristi motivati ed eccitati di nuovo dalle guerre in corso. Facciamo così anche noi europei, che da qualche anno siamo tornati a dichiarare che la pace si fa attraverso la guerra e a comportarci di conseguenza… Nel Nord globale, il clima e il tempo di guerra che sperimentiamo si alimentano anche di una pervasiva e ossessiva narrazione tossica sui fenomeni migratori condotta, anzi scagliata, sulla pelle di coloro che li vivono, cioè innanzi tutto le persone migranti raccontate come “invasori”, ma anche i cittadini delle società di richiamo e di potenziale accoglienza oggi povere o poverissime di giovani e, perciò, di futuro.
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È partito davvero da lontano, ma sta arrivando al punto…
La posizione assunta dall’Europarlamento sul Regolamento Rimpatri è esemplarmente negativa ed è totalmente dentro l’ideologia del nemico che ho appena richiamato. Quel voto è frutto di un’intesa tra il PPE e le estreme destre, che ne portano la responsabilità e la ostentano, ma è anche figlia della remissività con cui buona parte delle forze solidariste, progressiste ed europeiste hanno accettato il ritorno alla logica e alla pratica della guerra e nella scorsa legislatura europea anche un “patto sulle migrazioni” che ha in sé i germi delle norme attuali. Sono contento di poter ricordare che gli eurodeputati del PD, nelle cui liste nel 2024 sono poi stato eletto anch’io come “civico”, dissero no a quel patto seguendo la linea di chiarezza indicata dall’allora appena eletta segretaria Elly Schlein.
C’è stato un vasto moto di ribellione civile di fronte alla caccia all’uomo e alle deportazioni condotte dall’ICE, la polizia speciale USA anti-immigrati. Nella Ue oggi è possibile parlare del rischio di deportazioni?
Purtroppo, le deportazioni di esseri umani non sono più inconcepibili. La politica migratoria di Donald Trump è violentemente chiara, orientata alla deportazione di persone che si arriva a definire “illegali” sebbene non ci si dovrebbe mai azzardare a catalogare così una vita umana. Anche il governo israeliano di Netanyahu e Ben-Gvir non nasconde affatto di puntare alla deportazione di gran parte della popolazione palestinese dai territori in cui essa risiede da millenni. E hanno intenzioni simili quasi tutte le destre più o meno estreme europee. La soluzione “innovativa” di Meloni in Albania ne è un esempio sinora fallimentare e, per questo, da far funzionare a ogni costo sul piano umano e dei principi giuridici e di civiltà. Ecco perché nella UE sta diventando possibile parlare di deportazioni. Il Regolamento Rimpatri è lo strumento prescelto, fortemente voluto dalle destre populiste ed etnonazionaliste e accettato dalla leadership del PPE, la formazione politica un tempo di ispirazione cristiano democratica e cristiano sociale che oggi sta scivolando su posizioni marcatamente conservatrici.
Molti pensano che sia pericoloso usare il termine “deportazioni” nel contesto migratorio, anche così si colpisce il sistema dei diritti umani costruito con tanta lucidità e fatica.
È vero. È pericoloso usare il termine deportazioni, ma molto di più prepararsi a effettuarle. L’uso della parola punta, comunque, a insediare nel discorso pubblico e nella consapevolezza sociale l’idea che ci siano esseri umani meno uguali degli altri per i quali sono possibili pratiche sommarie e respingenti, altrimenti – secondo la regola generale – inattuabili. Diventa perciò necessario indicare, e prima ancora immaginare, luoghi di destinazione dove deportare queste categorie di persone, e definirli “sicuri” anche se sicuri in realtà non sono davvero. E qui si costruisce un altro vocabolario lunare in un mondo zeppo di guerre e autocrazie: Paesi sicuri, Paesi terzi sicuri, accordi di riammissione, centri di rimpatrio… I rischi della teoria e della pratica della deportazione sono dunque molti. Ne segnalo due. Il primo è la legittimazione di sistemi politici e di poteri che non riconoscono né garantiscono diritti umani fondamentali nel nome di una “legalità” che riguarderebbe solo un pezzo di mondo, il nostro. Il secondo è una forma di violenza di Stato su alcune categorie di persone. Eppure, dopo la terribile stagione dei totalitarismi, avevamo compreso che quando si affievoliscano i diritti di qualcuno, si minano in realtà i diritti di tutti e si spargono i semi velenosi che fanno germinare le tragedie, anche enormi, dell’umanità.
Insisto: nella UE si è a lungo evitato di usare il termine “deportazione”. Oggi, invece, diversi eurodeputati lo usano senza remore. Ci sono parole migliori per descrivere ciò che si prepara?
Non serve cercare parole diverse, né tentare eufemismi. Ripeto: non dovrebbe indignarci e impegnarci soltanto il fatto che politici europei dei gruppi di destra parlino apertamente di deportazioni o di “remigrazione”, deve scuotere e mobilitare il fatto che la UE le stia premeditando, entrando nell’onda che arriva dagli USA di Trump. È già accaduto con la chiusura per anni di vie regolari di migrazione dal Sud globale e con lo svuotamento delle politiche di soccorso sulle residue, spesso mortali e forzatamente irregolari rotte migratorie di mare e di terra. Certo, ci sono saldi princìpi del nostro ordinamento europeo che non vengono abrogati nemmeno dal Regolamento Rimpatri, ma dovranno essere custoditi e applicati in un tempo in cui i ricorsi al potere giudiziario vengono vissuti come un affronto dal potere politico.
A difesa del ruolo e dei doveri del potere giudiziario un segnale forte e chiaro è arrivato dall’Italia con il referendum sulla riforma Nordio-Meloni…
È già stato detto tutto su questo. Milioni e milioni di italiani hanno ricordato a chi governa che “c’è chi dice no”, quando si manipola malamente la Costituzione. Mi limito a sottolineare ancora una volta che ora serve più che mai la proposta politica organica di chi s’impegna per farla vivere tutta la nostra Costituzione. A partire dal ripudio della guerra e dalla difesa e dallo sviluppo di condizioni personali e sociali di uguaglianza “senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche”.
Cosa pensa delle sanzioni decise dall’Ufficio di Presidenza della Camera contro 32 parlamentari che hanno protestato con la Costituzione in mano, impedendo un evento a Montecitorio organizzata da un deputato leghista con CasaPound sulla “remigrazione”, cioè sulla deportazione non solo di immigrati irregolari, ma sull’allontanamento di lavoratori e residenti regolari?
La colpa dei 32 deputati di PD, M5S e AVS, personalità davvero onorevoli, è di aver appunto invocato la Costituzione e riaffermato i suoi princìpi fondamentali con una manifestazione nonviolenta. La riposta della maggioranza di destracentro è stata un ordine di deportazione” per questi parlamentari, che non è potuto “andare oltre i 4 o 5 giorni di allontanamento dai banchi di Montecitorio. Penso che sia una vergogna e una conferma dei rischi che corriamo. Mando a tutti loro un abbraccio, a cominciare da una grande giovane italiana come Ouidad Bakkali, da Laura Boldrini, già presidente della Camera, da amici e compagni di strada e di battaglie disarmate e disarmanti come Paolo Ciani, Gianni Cuperlo e Arturo Scotto.
A proposito di “allontanamenti”, il presidente Trump dopo aver messo alle corde la NATO in diversi modi si mostra determinato a rompere definitivamente con gli alleati, che mette sotto accusa perché si sono rifiutati e si rifiutano di partecipare alla guerra contro l’Iran scatenata da Israele e USA.
Si sa cosa penso da decenni sulla NATO, alleanza sconvolta nelle sue finalità sin dalla fine della guerra fredda e interpretata in termini di eurosudditanza da Washington soprattutto ma non solo nell’era Trump. Penso che vada costruita un’autonomia strategica della UE, che passa anche dall’articolazione e dalla guida politica di una difesa comune, che – ripeto per l’ennesima volta – non è solo sinonimo di dimensione e spesa militari. Questa fase storica e politica, la crisi economica ed energetica che incombono a causa della guerra mondiale sempre meno a pezzetti, impongono la ripresa del processo di integrazione federale. Trump vuole sbatterci in faccia la porta e minaccia di riportare a casa truppe e bombe nucleari? Non ne sono sorpreso. E dico che è una spinta a rimboccarci le maniche, e non per riarmarci ognuno per conto proprio. Già, ma intanto – e torno da dove siamo partiti – nella UE i popolari si alleano con le destre sovraniste e, come dice lei, etnonazionaliste. Togliamogli la tentazione, al PPE, e non certo snaturando la proposta solidarista ed europeista e il progetto di pace che è l’Europa comunitaria. Spendiamoci per mandare a casa, noi europei, chi lavora contro la UE “gigante buono” in un mondo in guerra tra gli Stati e contro i poveri, migranti e no. Mandiamo a casa, noi italiani, il governo della signora Meloni progettando e lavorando contro la guerra e i disastri che produce. Questo chiedo al e nel mio gruppo S&D all’Europarlamento. Questo suggerisco da venti mesi al PD e alle forze dell’alternativa possibile e necessaria alle destre. Le elettrici e gli elettori possono moltissimo, e ce l’hanno appena ricordato, i politici si mettano al servizio senza giochi di prestigio.