La Costituzione e la Cooperazione bancaria
Il credito popolare a 80 anni dalla Costituente
La relazione del socialista Emilio Canevari: “La cooperazione, con le sue organizzazioni basate sui principi della mutualità e ispirate ad alte finalità di libertà umana, costituisce un efficace mezzo di difesa dalla speculazione privati”
Economia - di Giuseppe De Lucia Lumeno
Anno di ricorrenze il 2026. 1946 – 2026 ottanta anni della Repubblica italiana e della Costituente; 1876-2026 centocinquanta anni dalla fondazione dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari. Due eventi lontani nel tempo ma tenuti insieme da un sottile filo rosso: la cooperazione. Entrando per la prima volta in Costituzione, il concetto di cooperazione, caratteristica fondante del movimento delle Banche popolari, da una parte ne assume rango e valenza, dall’altra, in un processo reciproco di contaminazione, ne segna profondamente l’impianto dei rapporti economici. E la conferma arriva anche oggi, dopo ottanta anni, da una sentenza della Corte costituzionale.
«La Repubblica riconosce la funzione sociale della cooperazione a carattere mutualistico e senza fini di speculazione privata. La legge ne favorisce l’incremento con i mezzi più idonei e ne assicura il carattere e le finalità attraverso gli opportuni controlli». È il testo finale dell’art. 45 approvato alla conclusione della discussione nella seduta della Costituente del 14 maggio 1947. Il voto fu preceduto, tra gli altri, dall’intervento di Luigi Einaudi, uno dei più autorevoli Costituenti che era stato Governatore della Banca d’Italia e diventerà, di lì a poco, Presidente della Repubblica. La cooperazione – intervenne Einaudi in Assemblea – «si è ingrandita ed ha adempiuto ai suoi uffici perché questi uomini erano uomini probi […] che non badavano al lucro» ma avevano «senso di apostolato e di eroismo». Einaudi aveva conosciuto il movimento del Credito popolare il cui artefice era stato Luigi Luzzatti che, appunto 150 anni fa, aveva fondato anche dell’Associazione fra le Banche Popolari. Proprio dalla rivista delle Banche popolari, “Credito & Cooperazione”, Einaudi aveva affrontato i temi della Cooperazione: «Solo se le popolazioni oseranno trovare, attraverso lo strumento associativo e cooperativo, le soluzioni ai problemi della produzione, del consumo e del credito potremo sperare di vedere sollevate dalle più basse e disperate condizioni intere aree della penisola».
Nell’Assemblea costituente sul tema della Cooperazione, come su molti altri, la convergenza tra le diverse culture, malgrado accese discussioni, si raggiunse rapidamente. Così nella relazione del socialista Emilio Canevari: «La cooperazione, con le sue organizzazioni basate sui principi della mutualità e ispirate ad alte finalità di libertà umana, costituisce un efficace mezzo di difesa dei produttori e dei consumatori dalla speculazione privata e di elevazione morale e materiale delle classi lavoratrici. Perciò essa deve essere considerata dallo Stato e dagli Enti pubblici (…) nel credito e nell’assicurazione: come mezzo atto a resuscitare, attorno alle Banche popolari, alle Casse rurali e alle mutue assicuratrici la fiducia e l’attaccamento dei piccoli risparmiatori, degli artigiani, degli operai, perché siano assistite e sorrette le iniziative dei ceti medi e le attività cooperative, particolarmente nella loro azione di interesse locale».
I lavori della Costituente sono utili per capire fino in fondo quanto, per la ricostruzione del Paese, improntare i rapporti al principio della cooperazione e affidarsi ai corpi intermedi dando a questi il giusto riconoscimento e la valenza a livello costituzionale, fosse fondamentale. Fu possibile proprio grazie a quella protezione costituzionale sostenuta apertamente da Einaudi e condivisa unanimemente che, in fondo, altro non è che il riconoscimento del primato della persona dal quale, in senso circolare, si genera il principio fondante della cooperazione in ambito economico: “una testa un voto”. Le Banche popolari in questi ottanta anni, come nei settanta precedenti, hanno continuato ad adempiere proprio all’alta responsabilità che la Costituzione ha affidato alla Cooperazione.
Oggi la piena organicità del Credito popolare nello spirito della Costituzione repubblicana continua a essere reale e profonda. Ad ulteriore conferma, basta leggere la sentenza 116 del 2025 della Corte costituzionale che, chiamata a risolvere una questione sulla incostituzionalità dello scioglimento automatico di una società cooperativa così argomenta: «La Cooperazione non è una categoria residuale dell’impresa ma una forma organizzativa autonoma, radicata nella Costituzione, capace di unire libertà economica e coesione sociale». La Corte, oltre a rafforzarne il peso, “invita” in maniera esplicita il legislatore a valorizzare la funzione sociale e la natura mutualistica e democratica dell’impresa cooperativa per promuoverla e tutelarla.
La tutela dell’interesse pubblico, come ribadisce la sentenza, non può, infatti, comprimere la dimensione economica e sociale dell’impresa cooperativa perché essa non nasce in contrapposizione all’economia di mercato ma concorre a “umanizzarla” consentendo il perseguimento del beneficio comune dei partecipanti, in ottica di reciprocità. La sentenza sarà pubblicata a cura dell’Associazione Nazionale fra le Banche Popolari in un volume che raccoglierà i lavori della Costituente sulla cooperazione bancaria, proprio come omaggio alla concomitanza dei due anniversari e come dimostrazione della centralità e dell’attualità del Credito Popolare nell’impianto economico e sociale della Repubblica italiana.
Si tratta del riconoscimento di quanto la Cooperazione svolga, ancora oggi, una funzione sociale costitutiva, quella cioè di unire strutturalmente all’aspetto economico la funzione sociale che i Costituenti consideravano necessaria per la promozione del lavoro e la realizzazione del bene comune attraverso i suoi tre pilastri: mutualità, sussidiarietà e democraticità. Le Banche popolari (espressamente citate dalla Corte) contribuiscono a realizzare proprio quei principi richiamati dalla sentenza: funzione sociale del credito, tutela del risparmio, radicamento e valorizzazione territoriale, mutualità, partecipazione democratica.
*Segretario Generale Associazione Nazionale fra le Banche Popolari