L'appello per la pace

La pace la si trova solo con l’esercizio del dialogo

Il presidente della Cei Matteo Zuppi rilancia la voce di chi è contro la guerra e condannano l’inerzia e il doppiopesismo della comunità internazionale

Esteri - di Mons. Matteo Zuppi

3 Marzo 2026 alle 18:30

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AP Photo/Abdel Kareem Hana
AP Photo/Abdel Kareem Hana

Siamo molto vicini alla sofferenza che il cardinale Pizzaballa vede e vive in Palestina. Sono molto contento dell’incontro di oggi: Papa Francesco ci ricordava che le guerre che viviamo sono pezzi di una guerra mondiale, non dobbiamo mai dimenticarlo. L’incontro di oggi ha il merito di essere trasversale e di aver chiesto il contributo di tutti. Dobbiamo essere vicini ai tanti luoghi di conflitto, a chi soffre nella guerra: Papa Francesco ci ammoniva a non cadere nella globalizzazione dell’indifferenza e Papa Leone ci ricorda di evitare la globalizzazione dell’impotenza.

L’impegno per la pace ci coinvolge tutti. La pace non è un’utopia lontana, ma l’unica cosa che può salvare il mondo. Nello scrivere l’articolo 11 della Costituzione, i padri costituenti avevano negli occhi gli orrori di Monte Sole, ora noi dobbiamo pensare alle vittime delle guerre. Serve rilanciare la famiglia umana, quella di cui ci siamo ricordati solo nel periodo del Covid per poi dimenticarla di nuovo. A partire da una Regione come la nostra bisogna lavorare per favorire dialogo e attività internazionali in un’ottica multinazionale: questa è una grande sfida in cui Italia e Europa devono avere un ruolo importante per evitare che prevalga solo la logica della forza. È una cosa che dobbiamo a quella generazione che, morendo nella Seconda Guerra Mondiale, dal 1945 in poi ci ha regalato 80 anni di pace. Ricordiamoci di De Gasperi che difendeva l’idea di patria, ma condannava il nazionalismo che uccide la patria.

Purtroppo è vero: la comunità internazionale ha fatto poco o nulla. La pace la si trova solo con l’esercizio del dialogo. Quando parlo con gli ucraini e con i russi che mi chiedono come faranno a dialogare dopo la guerra, ricordo loro che 80 anni fa sembrava impossibile che la Germania e il resto d’Europa tornassero a dialogare e invece ci si riuscì. Dobbiamo ascoltare la volontà di tutti per costruire una pace duratura anche se ci sono tante diffidente e resistenze politiche, culturali e spirituali perché la guerra è un meccanismo che crea tanta incomprensione. Il dialogo è l’unica arma che abbiamo, l’unica capace di risolvere le resistenze: questo vale in primo luogo nel caso della Russia e dell’Ucraina. Il primo passo del dialogo è quello umanitario per creare fiducia: scambio di prigioniero, ritorno dei bambini, ricerca dei dispersi.

3 Marzo 2026

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