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Suore italiane sgozzate in Burundi, la svolta nel giallo delle missionarie dopo il libro inchiesta: “Polizia segreta dietro i massacri”

Il massacro di Bujumbra nel settembre del 2014 raccontato nel libro della giornalista Giusy Baroni. Movente economico e sanitario, non si esclude la pista esoterica "altrimenti quelle modalità brutali non si spiegano"

Cronaca - di Redazione Web

26 Febbraio 2026 alle 18:10

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FOTO DA X (ARMA DEI CARABINIERI)
FOTO DA X (ARMA DEI CARABINIERI)

Suor Olga Raschietti e suor Lucia Pulici vennero colpite con un corpo contundente e sgozzate per prime, la notte successiva venne decapitata anche suor Bernardetta Boggian e la testa venne ritrovata accanto al corpo. Avevano 83, 75 e 79 anni, appartenevano alla congregazione delle Missionarie di Maria Saveriane. I corpi vennero trovati a Bujumbra, in Burundi. Era il settembre del 2014 e il caso del massacro delle missionarie italiane era sembrato in più momenti condannato al mistero e all’oblio fino a stamattina, quando i Carabinieri del Comando provinciale di Parma hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo burundese di 50 anni, gravemente indiziato di aver avuto un ruolo negli omicidi.

Per il massacro nel quartiere del Kamenge sono state chiuse e aperte le indagini per tre volte: le prime due volte si erano concluse nel 2015 e nel 2018 con archiviazione, per difetto di giurisdizione e per insufficienza di elementi. Soltanto dopo la pubblicazione del libro-inchiesta Nel cuore dei misteri scritto dalla giornalista Giusy Baroni, che da oltre 20 anni si occupa di Africa centrale, nell’autunno del 2024, la Procura diretta da Alfonso D’Avino aveva aperto un nuovo fascicolo e delegato nuovi accertamenti al Nucleo investigativo dei Carabinieri. Le indagini hanno ricostruito un quadro di intimidazione e depistaggio dopo aver raccolto fotografie, testimonianze mai sentite prima dalle autorità del Burundi, interviste alla radio e carteggi interni alle congregazioni saveriane.

“Questa è una giornata che ricorderò, perché dà il senso al mio lavoro. Oggi la cosa importante è che davvero si dà un segnale contro l’impunità. E mi sento di dire che questo triplice omicidio trova un ‘senso’ in questo segnale forte di lotta all’impunità”, ha detto all’ANSA Baioni. “Avevo cominciato a lavorare alla vicenda da subito ma stavo per mollare perché sembrava l’ennesimo omicidio impunito”. La svolta nel 2015, con l’intervista in radio in Burundi nella quale in due confessarono di essere tra gli esecutori materiali del massacro tirando in ballo lo stesso Harushimana. “Quando ho cominciato a capire che dietro c’era la polizia segreta del Paese allora ho dovuto lavorare in silenzio. È stata una scommessa, soprattutto da freelance, senza fondi. Nel libro Harushimana è protagonista, perché avevo raccolto numerose testimonianze in tal senso. Rimanevano in sospeso i mandanti, ora chiari col lavoro della Procura e dei carabinieri di Parma, e resta forse in sospeso il movente preciso”.

L’uomo arrestato, su ordinanza emessa dal gip su richiesta della Procura, si chiama appunto Harushimana Guillaume e avrebbe avuto un ruolo da istigatore, co-organizzatore e referente logistico dell’omicidio commissionato, secondo l’ipotesi accusatoria, dal generale Adolphe Nshimirimana, all’epoca capo della Polizia segreta dello Stato (la cosiddetta “Documentazione“), ucciso in un attentato. Di molteplice natura il movente: il rifiuto della congregazione saveriana di fornire assistenza sanitaria alle milizie burundesi operanti in Congo oltre a ragioni economiche legate alla gestione del Centro Giovani di Kamenge. Non è esclusa infine un’ipotesi che rimanda a un rito di tipo esoterico-sacrificale per propiziare la corsa alla Presidenza della Repubblica del generale. “Anche questa ha una sua consistenza, perché quelle modalità brutali non si spiegano altrimenti”, ha commentato Baioni all’agenzia di stampa.

Harushimana Guillaume avrebbe partecipato a riunioni preparatorie, effettuato sopralluoghi, procurato chiavi e indumenti per consentire agli esecutori di introdursi nella missione travestiti e li avrebbe accompagnati sul posto. Per il suo arresto è stata chiesta una specifica autorizzazione al ministro della Giustizia Carlo Nordio, prevista nei casi di delitti commessi da stranieri all’estero verso italiani, quando gli autori si trovano in Italia. Era anche arrivato in Italia nel 2018 per un corso di formazione legato al suo incarico in una associazione di Parma e in quel caso erano state riaperte le indagini. “L’omicidio delle tre missionarie è maturato negli ambienti della polizia segreta del Burundi, un clima di terrore ha attraversato le indagini”, ha dechiarato il procuratore capo di Parma, Alfonso D’Avino, nel corso della conferenza stampa per illustrare i dettagli dell’operazione che ha portato all’arresto.

26 Febbraio 2026

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