Il report di Save The Children
Oltre 70mila morti, 8mila sotto le macerie e 3mila dispersi: Gaza cimitero a cielo aperto
La mancanza di mezzi e risorse rende ancora più difficile il recupero. L’esercito israeliano riconosce l’attendibilità del conteggio fornito dal ministero della salute della Striscia, dei palestinesi uccisi in due anni di guerra: 71.667. Ma secondo studi indipendenti le vittime sarebbero molte di più
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Altro che “Riviera”. Gaza è un immenso Cimitero a cielo aperto. Mahmoud Basal, portavoce della Difesa Civile nella Striscia di Gaza, ha rivelato che circa 8.000 corpi restano intrappolati sotto le macerie di edifici distrutti in diverse parti del territorio, nonostante i continui sforzi di ricerca e recupero.
In dichiarazioni alla stampa rilasciate giovedì scorso, Basal ha spiegato che le squadre della Difesa Civile continuano a operare in condizioni estremamente difficili e con risorse limitate. Ha aggiunto che oltre 3.000 persone risultano ancora disperse, senza informazioni confermate sul loro destino: non si sa se siano vive, uccise o detenute. Ha inoltre osservato che centinaia di corpi si sono decomposti o sono diventati irriconoscibili durante le operazioni di recupero a causa del lungo periodo di tempo trascorso e della difficoltà nel rimuovere le macerie, in mezzo a gravi carenze di macchinari pesanti e attrezzature tecniche necessarie. Nei giorni scorsi, per la prima volta l’esercito israeliano ha accettato il conteggio del ministero della Salute della Striscia di Gaza delle persone palestinesi uccise in oltre due anni di guerra: 71.667. La notizia è stata diffusa da diversi giornali israeliani dopo un incontro riservato con un ufficiale dell’Idf, che ha detto che l’esercito considera il conteggio accurato. Ha aggiunto che l’esercito sta lavorando a un proprio conteggio dei civili e dei miliziani uccisi.
Quello del ministero della Salute della Striscia è un numero considerato affidabile dalle Nazioni Unite, dalla comunità accademica, dalla stampa e da molti governi stranieri, ma che finora Israele aveva contestato: l’aveva più volte definito «fuorviante e inaffidabile», principalmente perché il ministero della Salute è controllato da Hamas (che gestisce tutto all’interno della Striscia) e perché non differenzia fra miliziani e civili. L’elenco fornito dalle autorità di Gaza considera solo le persone la cui morte è stata direttamente causata da un attacco israeliano e i cui corpi sono stati recuperati. Include quasi 21mila persone minorenni, di cui 11mila con meno di 10 anni, quasi 13mila donne maggiorenni e più di 2mila uomini che avevano più di 65 anni quando sono stati uccisi. Non include le persone morte a causa della fame o delle malattie che sono proliferate a Gaza per via delle condizioni disastrose di vita nella Striscia, né le persone che erano già malate e che sono morte a causa della mancanza di medicinali o mezzi per curarsi. Israele controlla tutti i confini della Striscia e ostacola o blocca l’ingresso di cibo, strumenti medici e tutti gli altri beni essenziali. Non include nemmeno le persone di cui non si hanno più notizie, e che con ogni probabilità sono state uccise da un bombardamento e sono ancora sepolte sotto le macerie.
Studi indipendenti pubblicati su riviste scientifiche come The Lancet, utilizzando confronti con conflitti precedenti e metodologia epidemiologica, hanno suggerito cifre di vittime ancora più elevate: tra 300.000 e 600.000 morti. La cifra di 71.700 ora riconosciuta da Israele è considerata la stima più prudente da un sistema di rilevamento che è stato esso stesso disintegrato dall’offensiva. Annota Giuseppe Gagliano, in un documentato report per Inside Over: “Lo studio del Max Planck Institute (autorevole centro studi tedesco, ndr) che stima oltre 100.000 palestinesi uccisi nella guerra di Gaza, non aggiunge solo un numero al dibattito internazionale. Aggiunge uno sguardo più onesto, più crudo, su un conflitto che da oltre due anni devasta un territorio già fragile. L’analisi dei demografi tedeschi – costruita incrociando fonti ufficiali, indagini indipendenti e dati raccolti sui social media – smonta l’idea che le cifre comunicate dal ministero della Sanità di Gaza raccontino integralmente la tragedia. Quelle cifre, già drammatiche, descrivono solo la parte visibile della distruzione: chi muore in ospedale, chi ha un certificato, chi viene identificato. Tutto il resto rimane sottotraccia, letteralmente: sotto le macerie. Secondo lo studio, la cifra reale delle vittime si colloca tra 99.997 e 125.915, con una mediana di 112.069 morti.
La differenza non è solo statistica: è politica. Le vittime senza nome, mai registrate, sono quelle degli edifici crollati, dei quartieri rasi al suolo, delle famiglie che non hanno potuto seppellire i propri cari né segnalarne la scomparsa. È una mortalità ‘oscura’ che altera la percezione dell’impatto delle operazioni israeliane e apre un dibattito sulla trasparenza dei dati, sul modo in cui il mondo interpreta la sproporzione del conflitto e sulla capacità reale della comunità internazionale di misurare la sofferenza. Forse il dato più eloquente riguarda l’aspettativa di vita. Prima della guerra, a Gaza era di 77 anni per le donne e 74 per gli uomini. Oggi, le proiezioni per il 2024 parlano di 46 anni per le donne e 36 per gli uomini. Un dimezzamento brutale, che non si spiega solo con i bombardamenti. Indica un ambiente in cui la fame, il collasso sanitario, il crollo delle infrastrutture e la distruzione delle reti sociali rendono la vita quotidiana più pericolosa della stessa linea del fronte. Gaza non è più un territorio in guerra: è diventato un territorio in cui vivere significa sopravvivere, e sopravvivere significa affrontare condizioni che nessuna società può sostenere a lungo senza implodere”, rimarca ancora Gagliano.
Il report è del 30 novembre 2025. A cambiare, in peggio, in questi mesi è solo il bilancio dei morti, dei feriti, dei dispersi. “L’opinione pubblica israeliana deve chiedersi cosa indichi il tardivo riconoscimento da parte dell’Idf del numero di vittime palestinesi sulla credibilità delle affermazioni dell’esercito e del governo riguardo ad altri aspetti dei combattimenti a Gaza: dalle norme sull’uso del fuoco aperto, agli abusi sui detenuti palestinesi, ai saccheggi, alla posizione degli ospedali e delle strutture di Hamas, fino alle distruzioni smisurate”, ha scritto Haaretz in un duro editoriale. “Riconoscere la credibilità della lista palestinese è il primo passo per ammettere ciò che abbiamo fatto a Gaza negli ultimi due anni: uccidere decine di migliaia di palestinesi, distruggere intere città, sfollare quasi due milioni di persone e far morire di fame centinaia di persone”, conclude il giornale israeliano.
Da un rapporto di Save the Children: “In quasi due anni di conflitto a Gaza, almeno 20.000 bambini hanno perso la vita sotto i bombardamenti dalle forze israeliane. Questo dato si traduce in più di un bambino palestinese ucciso ogni ora dall’ottobre 2023. Si tratta di una statistica vergognosa e cosa ancora peggiore, lo avevamo previsto. Le conseguenze non riguardano solo i morti, ma anche decine di migliaia di feriti, mutilati e malnutriti, in una Striscia devastata dove scuole e ospedali sono stati distrutti e la carestia mette a rischio di morte oltre 132.000 bambini sotto i cinque anni. Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio Stampa del Governo di Gaza, almeno 20.000 bambini – circa il 2% della popolazione infantile di Gaza – sono stati uccisi dall’ottobre 2023. Più di mille dei bambini uccisi non avevano ancora compiuto l’anno di vita. Quasi la metà di questi neonati è nata durante la guerra, e a causa di essa è stata uccisa. Almeno 42.011 bambini sono rimasti feriti, secondo il Ministero della Salute, mentre il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità segnala almeno 21.000 bambini rimasti invalidi a vita. Migliaia di altri sono dispersi o presumibilmente sepolti sotto le macerie. Le forze israeliane hanno intensificato i bombardamenti nella Striscia di Gaza, danneggiando il 97% delle scuole, il 94% degli ospedali e uccidendo bambini, che hanno una probabilità di morire sette volte maggiore per ferite da esplosione rispetto agli adulti[…]Almeno 132.000 bambini di età inferiore ai cinque anni rischiano di morire di malnutrizione acuta e almeno 135 bambini sono già morti di fame, 20 dei quali da quando è stata dichiarata la carestia il 22 agosto, secondo il Ministero della Salute. ‘I genitori sono sopraffatti da un dolore profondo, impossibile da elaborare. Sopravvivono alla malnutrizione, agli sfollamenti forzati e ai bombardamenti continui, mentre piangono i loro bambini massacrati. Alcuni hanno visto i propri figli fatti a pezzi dalle esplosioni e parlano di un dolore disumano, dell’impossibilità di dare un ultimo abbraccio, di essere stati privati di un addio. Ricordano gli abbracci mancati, le risate, i pianti, persino i piccoli dispetti. Per loro, ogni respiro è un dolore rinnovato’, hanno raccontato alcuni operatori di Save the Children a Gaza”.
Il rapporto pubblicato da Save the Children è datato 8 settembre 2025. D’allora, altre centinaia di bambini, di neonati, sono morti a Gaza, sotto i bombardamenti, per fame, per ipotermia, per mancanza di cure mediche. Nel Board of Peace voluto da Trump, zeppo di sceicchi, autocrati, dittatori e affaristi, che si riunirà per la prima volta domani a Washington, fa parte anche Benjamin Netanyahu, il primo ministro d’Israele che di questa mattanza è responsabile.