Continuano gli attacchi

Gaza: altri tre bambini sono morti in pace, almeno 21 palestinesi uccisi negli ultimi raid di Israele

Il più piccolo aveva 5 mesi, è morto in un bombardamento nel quartiere di Zeitoun, a Gaza City. Sono almeno 556 le persone uccise da quando è entrato in vigore il “cessate il fuoco” il 10 ottobre

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

5 Febbraio 2026 alle 18:28

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AP Photo/Jehad Alshrafi) Associate Press/ LaPresse
AP Photo/Jehad Alshrafi) Associate Press/ LaPresse

Aveva cinque mesi. È stato ucciso in tempo di “pace”. Una pace che non esiste. La non pace di Gaza. E come lui hanno perso la vita altri due minori. Almeno 21 palestinesi sono stati uccisi negli attacchi israeliani odierni nella Striscia di Gaza. Lo riporta Al Jazeera citando fonti ospedaliere. 14 di loro sono stati uccisi nei quartieri di al-Tuffah e al-Zaytoun a Gaza City. L’esercito israeliano afferma di aver risposto al fuoco contro uomini armati che hanno attaccato le truppe. Tra le vittime ci sarebbero almeno tre minori.

Secondo quanto riporta il Times of Israel, l’altra notte tre persone sono state uccise, tra cui due minori di 16 e 12 anni, in un bombardamento d’artiglieria nel quartiere di Tuffah, a est di Gaza City. Altre tre persone, tra cui un bambino di 5 mesi, sono state uccise da bombardamenti nel quartiere di Zeitoun, sempre a Gaza City. Altri tre sarebbero stati uccisi in un attacco a Khan Younis, nella parte meridionale della Striscia. Il bilancio, precisa la fonte, non è stato immediatamente verificato. Secondo la protezione civile di Hamas, due persone sono state uccise ieri mattina in un attacco aereo israeliano su una tenda che ospitava sfollati ad al-Mawasi, sul lato controllato da Hamas della linea del cessate il fuoco di Gaza, nel sud della Striscia. La Mezzaluna Rossa palestinese ha riferito che una delle vittime è un medico in servizio, Hussein al-Samiri e che i feriti sono una decina. L’esercito israeliano ha dichiarato di aver attaccato Gaza dopo che un uomo armato aveva sparato contro soldati israeliani, ferendo gravemente un riservista, ma la risposta militare ha colpito indiscriminatamente civili innocenti, compresi bambini, in violazione dei principi di proporzionalità del diritto internazionale umanitario. Salgono così ad almeno 556 le persone uccise da quando il “cessate il fuoco” è entrato in vigore (il 10 ottobre), 1.462 quelle ferite.

Denuncia Save the Children: “I bambini a Gaza stanno pagando con la loro stessa vita il prezzo più alto di questa guerra. Decine di migliaia di bambini sono stati uccisi da bombe e proiettili a un ritmo senza precedenti. Molti altri hanno perso le loro case, i loro cari e la sicurezza alla quale hanno diritto. Continuano a morire a causa della fame, delle malattie e adesso anche a causa del gelo e dei crolli di edifici: l’Onu ha dichiarato che almeno 100 bambini sono stati uccisi da quando è iniziata l’ultima pausa nelle ostilità il 10 ottobre. Per la maggior parte delle persone non esiste una casa in cui fare ritorno. Le tende precarie non sono sufficienti a proteggere le famiglie dall’inverno, e le condizioni in cui versano rappresentano un’ulteriore offesa rispetto alla lunga serie di sofferenze inflitte ai palestinesi a Gaza negli ultimi due anni. Nonostante una pausa nelle ostilità quattro mesi fa, più di due anni di bombardamenti israeliani, restrizioni sulla consegna degli aiuti e la mancanza di attrezzature e rifornimenti per ricostruire hanno reso la vita a Gaza insostenibile”.

Shurouq, responsabile multimedia di Save the Children a Gaza, ha dichiarato: ‘Abbiamo lavorato tramite partner locali per distribuire tende e altre forniture invernali. Ma le famiglie ci dicono che questo non è abbastanza – è solo un cerotto che si colpa su una ferita aperta. L’abbigliamento invernale è scarso e costoso – vediamo ancora bambini indossare abiti estivi, con temperature invernali, pioggia e forti venti. I materassi bagnati da tende allagate impiegano almeno tre giorni ad asciugarsi quando c’è il sole, cosa che non succede spesso. Siamo impegnati a fare tutto il possibile per salvare vite e ripristinare i servizi di base, e ci aspettiamo la stessa determinazione da parte di organizzazioni umanitarie, governi e settore privato che sostengono la ripresa di Gaza’”.

Incalza il portavoce dell’Unicef, James Elder, alla conferenza stampa presso il Palais des Nations a Ginevra: “Dall’inizio della tregua, all’inizio di ottobre, a Gaza sono stati uccisi più di 100 bambini. Ciò corrisponde a circa una bambina o un bambino al giorno. Durante una tregua. La vita a Gaza resta opprimente. La sopravvivenza rimane incerta. Durante la tregua, bombardamenti e scambi di colpi si sono ridotti, ma non si sono completamente fermati. Quello che il mondo oggi definisce ‘pace’ verrebbe altrimenti considerato ovunque come una crisi. Purtroppo, il cessate il fuoco ha avuto un effetto non intenzionale: i bambini palestinesi a Gaza sono scomparsi dalla vista del mondo. Dall’inizio della tregua, l’Unicef ha documentato la morte di almeno 60 bambini e 40 bambine nella Striscia di Gaza. Il numero di 100 si basa esclusivamente su incidenti documentati con dati sufficienti; il numero reale dei bambini palestinesi uccisi è stimato più alto. Inoltre, centinaia di bambini sono rimasti feriti. Mentre gli attacchi continuano, molti beni essenziali nella Striscia di Gaza restano fortemente limitati, tra cui aiuti medici, gas da cucina, carburante e pezzi di ricambio per sistemi idrici e igienico-sanitari vitali[…]Anche i progressi modesti non compensano due anni di guerra che hanno reso la vita dei bambini a Gaza incredibilmente difficile. I bambini continuano a vivere nella paura e le loro ferite psicologiche rimangono senza trattamento. Queste si approfondiscono e diventano sempre più difficili da curare quanto più dura questa situazione. Una tregua che rallenta i bombardamenti è un progresso, ma uno che continua a seppellire bambini sotto di sé non è sufficiente. È un avvertimento e richiede applicazione, accesso umanitario e responsabilità”. La conferenza stampa del portavoce dell’Unicef era del 15 gennaio scorso. D’allora, altri bambini sono morti, di ipotermia, sotto le bombe.

Secondo gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio Stampa del Governo di Gaza, almeno 20.000 bambini – circa il 2% della popolazione infantile di Gaza – sono stati uccisi dall’ottobre 2023. Più di mille dei bambini uccisi non avevano ancora compiuto l’anno di vita. Quasi la metà di questi neonati è nata durante la guerra, e a causa di essa è stata uccisa. Almeno 42.011 bambini sono rimasti feriti, secondo il Ministero della Salute, mentre il Comitato delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità segnala almeno 21.000 bambini rimasti invalidi a vita. vita. Migliaia di altri sono dispersi o presumibilmente sepolti sotto le macerie. «Mentre nel nostro Paese si parla spesso di pace, la Palestina continua ad essere distrutta, e con essa il suo popolo», ha esordito Albanese, ricordando che è arrivato a 240.000 il numero accertato tra persone uccise e ferite da ottobre 2023 ad oggi. Lo stesso dato delle 70.000 persone uccise, fino a qualche giorno fa contestato da più parti, è stato recentemente confermato dalle stesse autorità israeliane.” A questo numero si devono aggiungere almeno 10.000 persone disperse, probabilmente sepolte dalle macerie o disintegrate dalle esplosioni”.

A denunciarlo, l’altro ieri alla Camera dei deputati, è Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, nella conferenza stampa in cui ha presentato il suo report “Genocidio di Gaza: un crimine collettivo”, pubblicato lo scorso 20 ottobre. Il rapporto si concentra su uno degli aspetti fondamentali messi in evidenza da Albanese nel suo lavoro per le Nazioni Unite: «Quanto sta accadendo oggi in Palestina non è il risultato dell’azione isolata di uno stato. È l’esito di un ordine mondiale coloniale resiliente, in cui i diritti non sono universali ma sono privilegi riservati a pochi», dove con ordine coloniale si intende specificamente «un sistema che consente la violazione del diritto all’autodeterminazione di interi popoli a beneficio dei più forti». L’inchiesta ha indagato i rapporti di 64 paesi con Israele, e i modi in cui questi stati hanno «armato, finanziato e protetto l’apartheid israeliana attraverso azioni illegali e omissioni deliberate». «Armi, intelligence e addestramento congiunto hanno alimentato la macchina genocidaria». Albanese ha rimarcato la responsabilità dell’Italia, terzo fornitore di armi ad Israele in tutto il mondo, dopo Germania e Stati Uniti. Centrale nei rapporti militari tra Italia e Israele è Leonardo Spa, che, come ha ricordato Albanese, ha una causa in corso per la vendita di armi ad Israele.

Allo stesso tempo, l’Unione Europea è rimasta, nonostante il genocidio in corso, il principale partner commerciale di Israele, contribuendo alla crescita delle sue esportazioni. Non si è ancora riusciti, in questi due anni e mezzo, ad aprire la discussione sulla sospensione dell’accordo di partenariato UE-Israele, che, come ha ricordato Albanese, prevede all’articolo 2 «la violazione dei diritti umani come causa di sospensione dell’accordo». «Il diritto internazionale è chiarissimo – ha insistito la relatrice Onu – nessuno stato può sostenere un altro stato nella commissione di illeciti internazionali, tanto più di crimini internazionali». Per Albanese l’unico modo per ottenere la pace è garantire l’autodeterminazione del popolo palestinese, e l’unico modo per farlo è interrompere l’occupazione israeliana.

La stessa Corte Internazionale di Giustizia ha dichiarato l’occupazione illegale, chiedendone lo smantellamento e riconoscendo il rischio di genocidio, che tutti gli stati hanno l’obbligo di prevenire. «Mi auguro che dalle rovine di Gaza possa nascere un nuovo multilateralismo, fatto di diritti per tutti e non solo di privilegi per pochi», ha concluso Albanese, ribadendo la necessità che vengano spezzati i legami – diplomatici, militari e commerciali – che rendono gli stati occidentali complici dei crimini israeliani.

5 Febbraio 2026

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