Crescenti rischi per la salute pubblica
Gaza è una discarica a cielo aperto: sepolta da 370mila tonnellate di rifiuti
Si sono accumulati nel sito durante i due anni di guerra, trasformando l’area in un punto caldo inquinato. I camion dell’Onu li stanno trasportando lontano dalle zone residenziali, nel tentativo di contenere i crescenti rischi per la salute pubblica
Esteri - di Umberto De Giovannangeli
Gaza, sepolta dai rifiuti. Gaza, la più grande discarica a cielo aperto al mondo. Gaza, un ecocidio in atto. Il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo (Undp), in collaborazione con le organizzazioni della società civile locale, ha iniziato a rimuovere i cumuli di rifiuti accumulati nell’area del mercato di Firas, nel centro della città di Gaza, il più grande sito di raccolta dei rifiuti nella Striscia dall’inizio della guerra. I residenti sperano che questa iniziativa contribuisca a mitigare i crescenti rischi per la salute e l’ambiente.
Circa 370.000 tonnellate di rifiuti si sono accumulate nel sito durante i due anni di guerra, trasformando l’area in un punto caldo inquinato, in un contesto di collasso generalizzato dei servizi di base, compresi la raccolta dei rifiuti e i sistemi fognari. Montagne di rifiuti costeggiano entrambi i lati delle strade nel cuore della città, mentre i residenti si muovono tra i cumuli ammucchiati in una scena che riflette la portata della crisi ambientale che Gaza sta affrontando. I camion e i bulldozer gestiti dall’Undp stanno sollevando e trasportando i rifiuti in siti lontani dalle zone residenziali, nel tentativo di contenere i crescenti rischi per la salute pubblica. Amjad Al-Shawa, capo della rete di Ong nella Striscia di Gaza, ha affermato che l’inizio della rimozione dei rifiuti “significa molto per i cittadini palestinesi che vivono nella Striscia di Gaza”, aggiungendo che il loro accumulo nel periodo passato ha causato “molte epidemie, malattie, insetti, roditori e animali” e che l’inizio della loro rimozione “dà un barlume di speranza ai cittadini palestinesi”.
“La Striscia sta affrontando un aggravarsi della crisi ambientale a causa della distruzione delle infrastrutture e dell’interruzione dei servizi di igiene pubblica, che ha portato alla proliferazione diffusa di mosche, zanzare e roditori – vettori chiave di malattie – in un momento in cui le autorità competenti soffrono di una grave carenza di materiali efficaci per il controllo dei parassiti e devono fare affidamento su alternative dall’impatto limitato”. Anwar Helles, un residente che vive vicino alla discarica, ha affermato che il sito “rappresenta un pericolo” per i residenti, sottolineando l’aumento dei cattivi odori, la diffusione delle zanzare e la presenza di cani randagi, tutti fattori che accentuano il senso di instabilità della comunità. Ha aggiunto che la situazione attuale è “chiara” agli occhi di tutti in termini di entità delle sofferenze quotidiane. Da parte sua, Ahmad Hajaj, un altro residente che vive vicino alla discarica, ha descritto la vita vicino ai cumuli di immondizia come “difficile” e “inadatta”, affermando che gli insetti e le malattie colpiscono in particolare i bambini e che i residenti sperano che la discarica venga rimossa e che le condizioni tornino quelle precedenti alla guerra.
Secondo il Centro di informazione palestinese, prima della guerra Gaza produceva circa 2.000 tonnellate di rifiuti solidi al giorno, secondo i dati prebellici dell’Autorità per la qualità dell’acqua e dell’ambiente. I rifiuti organici rappresentavano il 65% del totale, seguiti dalla plastica (16,1%), dalla carta (8,1%), dai metalli (3%) e da altri materiali, tra cui sabbia, detriti edili e rifiuti agricoli. Le infrastrutture di gestione dei rifiuti della Striscia, già fragili prima del 7 ottobre 2023, sono state spazzate via dai bombardamenti e dalle restrizioni imposte da Israele. Decine di camion al giorno continuano a sversare rifiuti lungo le strade, arrivando a formare cumuli che sfiorano i campi profughi, dove le condizioni di igienico sanitarie sono già precarie: “Viviamo accanto ai rifiuti e gli insetti ci infastidiscono continuamente, giorno e notte”, racconta ai giornalisti un uomo anziano.
Environmental damage in Gaza Strip harming human health, threatening long-term food and water security. È l’inequivocabile titolo di un dettagliato report di Unep, il Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente. Secondo il dossier ci vorranno decenni per curare le ferite provocate all’ambiente dagli attacchi militari incessanti di Israele su Gaza. Non potendo accedere alla Striscia, il personale dell’Unep ha condotto l’indagine combinando i dati emersi dal telerilevamento, inclusa l’analisi di immagini satellitari, e le osservazioni sul campo raccolte da altre agenzie delle Nazioni Unite. Le riserve di acqua dolce nella Striscia sono state drasticamente ridotte e quelle rimaste intatte inquinate. La falda acquifera che fornisce acqua potabile alla popolazione locale è stata contaminata a causa della distruzione delle infrastrutture di trattamento delle acque reflue e delle reti fognarie, oltre che per via dell’uso sempre più diffuso di fosse biologiche per i servizi igienici. Ingente è anche il deterioramento delle aree marine e costiere, anche se al momento per Unep non è stato possibile effettuare delle verifiche sul posto.
La crisi idrica ha portato a un vertiginoso aumento delle malattie infettive: i casi di diarrea acquosa acuta sono aumentati di 36 volte, l’ittero acuto, sintomo della contrazione dell’epatite A, di 384 volte. Gran parte della vegetazione è stata rasa al suolo. Dal 2023 è stato spazzato via il 97% delle colture arboree, il 95% degli arbusti e l’82% delle colture stagionali. Il tutto è avvenuto nel mentre nella Striscia oltre 500.000 persone soffrono la carestia e circa un milione deve fare i conti con l’emergenza alimentare. La distruzione e il danneggiamento di circa il 78% dei 250.000 edifici presenti nella Striscia ha prodotto 61 milioni di tonnellate di detriti. Di questi, circa il 15% è a rischio elevato di contaminazione da amianto, rifiuti industriali o metalli pesanti. Il suolo, martoriato dai bombardamenti e dalle attività militari di terra, ha perso molta della sua capacità di assorbire acqua, il che ha aumentato il rischio di inondazioni.
“Porre fine alle sofferenze umane che hanno travolto Gaza deve essere la prima priorità”, rimarca Inger Andersen, direttore esecutivo di Unep. “Ripristinare i sistemi di acqua dolce e rimuovere i detriti per consentire l’accesso umanitario e ripristinare i servizi essenziali è necessario per salvare vite umane. Il ripristino della vegetazione, degli ecosistemi di acqua dolce e del suolo sarà fondamentale per la sicurezza alimentare e idrica e per garantire un futuro migliore alla popolazione di Gaza. La situazione sta peggiorando sempre di più. Se continua così, lascerà un’eredità di distruzione ambientale che potrebbe compromettere la salute e il benessere di generazioni di residenti di Gaza”. Rifiuti, macerie. Acque inquinate. Un ambiente devastato per decenni a venire. La guerra di Gaza è anche un ecocidio.