L'inchiesta di Al Jazeera

Palestinesi polverizzati: le armi termobariche israeliane hanno fatto sparire quasi 3mila palestinesi

Scomparse nel nulla, neppure un corpo da seppellire. Lo ha accertato la Protezione civile della Striscia. A causare lo scempio l’impiego massiccio di armi termobariche, illegali per il diritto internazionale, fornite dagli Usa

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

12 Febbraio 2026 alle 16:30

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AP Photo/Jehad Alshrafi

Associated Press / LaPresse
AP Photo/Jehad Alshrafi Associated Press / LaPresse

Una storia che fa rabbrividire, che indigna, che commuove qualunque persona che intende restare umana. Vive a Ramallah, in Cisgiordania, ma il suo indirizzo di residenza ufficiale è a Gaza. Per questo, un bambino di 5 anni malato di tumore si è visto rifiutare cure salvavita da un tribunale israeliano. A raccontarlo è stato il quotidiano israeliano Haaretz. La vicenda va avanti da qualche mese. Il bambino vive dal 2022 a Ramallah, dove i famigliari lo avevano portato per cure non disponibili nella Striscia di Gaza.

A dicembre dell’anno scorso, i medici avvertono che l’unica speranza è una immunoterapia anticorpale, non disponibile né a Gaza né in Cisgiordania. Così i genitori chiedono il trasferimento del bambino da Ramallah all’ospedale di Tel HaShomer, vicino a Tel Aviv, per un trapianto di midollo osseo. Le autorità israeliane rifiutano, sulla base del divieto totale di ingresso a chi vive a Gaza, imposto dopo gli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023, compresi i malati di cancro che, prima della guerra, avevano abitualmente ottenuto l’accesso a cure salvavita a Gerusalemme.

A nulla vale spiegare che il ragazzino di fatto vive a Ramallah e non è più a Gaza. A quel punto la famiglia, sostenuta dall’organizzazione umanitaria israeliana Gisha, tenta la via del tribunale, ma domenica la nuova doccia fredda: nessuna deroga al divieto. Nel suo verdetto, il giudice israeliano Ram Winograd ha descritto la petizione come una sfida alle restrizioni imposte dopo il 7 ottobre. E pur riconoscendo che migliaia di bambini a Gaza hanno urgente bisogno di cure, il giudice ha sostenuto che non c’è alcuna distinzione significativa tra il caso del ragazzo e quelli di altri pazienti. E che il fatto che il bambino viva a Ramallah non giustifica un’esenzione. “Ho perso la mia ultima speranza”, ha detto la madre del bambino ad Haaretz. La sentenza, ha spiegato, è una condanna a morte per suo figlio. Per un tumore tre anni fa era venuto a mancare anche il padre del piccolo. Per Gisha, la vicenda porta alla luce la crudeltà di un sistema burocratico rigido, che dà priorità alle norme sull’urgenza medica. “La corte sta fornendo sostegno per una politica illegale che condanna i bambini a morte, anche quando il trattamento salvavita esiste”, si legge in una nota. Nonostante la riapertura del valico di Gaza, restano intrappolati nella Striscia circa 11.000 palestinesi malati di cancro. Secondo i funzionari sanitari di Gaza, ci sono circa 4.000 persone con inviti ufficiali per il trattamento in paesi terzi che non sono in grado di attraversare il confine. L’Organizzazione mondiale della sanità stima che 900 pazienti, tra bambini e malati di cancro, siano morti in attesa dell’evacuazione.

Da un orrore all’altro. Polverizzati, senza che ne siano rimaste tracce: neanche un corpo da seppellire, né una salma da piangere. Le squadre della Protezione civile della Striscia di Gaza hanno accertato l’uccisione di 2842 palestinesi polverizzati dalle bombe termobariche sganciate da Israele su Gaza: è quanto afferma un’inchiesta giornalistica realizzata da Al Jazeera e intitolata The Rest of the Story, secondo cui migliaia di persone sono letteralmente scomparse nel nulla dalla Striscia: di loro, adesso restano solo frammenti di carne e ossa, grumi di sangue e spesso solo cenere. Il portavoce della Protezione Civile di Gaza, Mahmoud Basal ha spiegato ai cronisti dell’emittente del Qatar come sono arrivati alla cifra di 2842. Un numero preciso, non una stima. “Entriamo in un’abitazione dove c’è stato un attacco e confrontiamo il numero noto di occupanti con i corpi recuperati”, ha detto Basal. “Se una famiglia ci dice che all’interno c’erano cinque persone e noi recuperiamo solo tre corpi intatti, consideriamo i restanti due come ‘evaporati‘ solo dopo che una ricerca approfondita non ha prodotto altro che tracce biologiche: schizzi di sangue sui muri o piccoli frammenti come scalpi”, ha aggiunto.

A produrre questo scempio è stato l’impiego massiccio di armi termobariche – illegali secondo il diritto internazionale – fornite dagli Stati Uniti: denominate bombe a vuoto o aerosol, esse sono in grado di generare temperature superiori a 3.500 gradi centigradi, un valore 35 volte superiore al punto di ebollizione dell’acqua (100 gradi). Il calore è generato dal tritonal, una miscela di TNT e polvere di alluminio.
Tra i racconti c’è quello di una donna di Gaza City, Yasmin Mahani. La mattina del 10 agosto 2024 è alla ricerca di suo figlio Saad tra le macerie della scuola al-Rabin. Trova suo marito disperato che urla, ma non il figlio. Per giorni cerca ovunque: ospedali, obitori. “Non abbiamo trovato nulla di Saad. Nemmeno un corpo da seppellire. Quella è stata la parte più difficile” dice. Suo figlio non esiste più.
Diana Buttu, docente presso il campus di Doha dell’Università di Georgetown denuncia: “Questo è un genocidio globale, non solo da parte israeliana”. E spiega:Assistiamo a un flusso continuo di queste armi dagli Stati Uniti e dall’Europa. Tutti sanno che queste armi non distinguono tra un miliziano e un bambino, eppure continuano a inviarle”.

12 Febbraio 2026

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