Il memoir di Mauro Ciavoni

Vicino ai pazienti come Basaglia, diario di uno psichiatra

I ritratti di numerosi pazienti, i ricordi delle sedute, i pensieri di una vita spesa accanto al lettino ad ascoltare gli altri. L’autore ci prende per mano in un viaggio tra filosofia ed empatia

Cultura - di Filippo La Porta

4 Febbraio 2026 alle 15:30

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Vicino ai pazienti come Basaglia, diario di uno psichiatra

Do you remember Franco Basaglia? Due anni fa ne ricorreva l’anniversario, e in verità ci furono innumerevoli iniziative in tutta Italia, ma senza eliminare del tutto i molti equivoci cui la sua figura è legata. Eppure Basaglia dovrebbe essere – in virtù della legge 180 (da lui voluta, e che il nostro governo intende rottamare) – il primo santo del nostro calendario laico.

Rallentamenti. Per colpa dei soliti curiosi di Mauro Ciavoni (Albatros) è il denso memoir di uno psicoterapeuta attivo nei servizi di salute mentale (ora da poco in pensione) che quasi si conclude in un luminoso ricordo di Basaglia, per un incontro pubblico del 1979 a Grottaferrata: “una persona molto concreta, nient’affatto ideologica”, lontano dalla modaiola antipsichiatria di Laing e Cooper, capace di ascoltare e spiegare l’importanza dei servizi da dislocare sul territorio e la necessità di piccoli reparti ospedalieri “per i momenti di acuzia” (in seguito i Servizi Psichiatrici di Diagnosi e Cura). Ma ripercorriamo il diario di Ciavoni, scritto con sobrietà e pudore: anche quando ci fa entrare nel disagio mentale delle persone, disagio a cui nessun lettore può dirsi del tutto estraneo, ne rispetta il nucleo più intimo, inviolabile.

Molti sono i suoi pazienti del Centro di Igiene Mentale che incontriamo in queste pagine. L’ometto piccolo e magrissimo, depresso perché innamorato vanamente di una collega di lavoro; la signora Carlini, 50enne, devastata dalla perdita del figlio (l’autore osserva onestamente che “in questi due anni ho potuto fare ben poco” se non prenderle a volte la mano tra le sue); il musicista Dario, brillante e incline a inventare doppi sensi, con un’ansia da prestazione; il paranoico Donzelli, che va protetto contro i propri pensieri persecutori; le poesie giocose dell’instabile Arturo, 37enne (che fa un bellissimo sogno dell’allunaggio, in cui l’astronauta Armstrong diventa Louis Armstrong con la tromba); e poi Marcello, perennemente in crisi col suo compagno, la bellissima Antonella che irretisce il terapeuta con la sua seduttività, e ancora Osvaldo, Joan, Letizia… Mi scuso per la corrività con cui ho citato vari casi – tutti egualmente complessi – , ma era solo per mettere a fuoco l’autore, che ci appare sempre molto coinvolto nei disturbi psichici che pure si impegna a curare. Non sono un esperto della materia, ma ho sempre pensato che uno psicoterapeuta deve cercare un equilibrio quasi miracoloso tra empatia e distacco, tra adesione partecipe e una certa “freddezza” di sguardo per non venirne risucchiato.

Al centro della terapia troviamo la relazione, e dunque la capacità di ascolto, la consonanza e il prendersi cura. Quando l’ometto gli racconta la propria infatuazione – ossessiva, per certi versi ridicola (ma è una “mania” che lo fa sentire vivo) – per la collega, una donna con uno speciale odore di cannella, Ciavoni ripensa ai suoi stessi amori di gioventù, di cui gli è rimasto un odore dolciastro. Mentre si svolge la seduta la pioggia risuona sui vetri. Spesso nel libro piove, come in un romanzo hard boiled di Chandler, accompagnato da un blues metropolitano. L’autore commenta “Sono contento quando pioviggina”. Lui è sempre presente, in ogni pagina, con il suo corpo e le sue idiosincrasie, con le sue fantasie e la sua emotività. Quando arriva la sera tende a rilassarsi, mentre molti altri si rattristano. Quando ha troppi “pensieri negativi” usa come farmaco qualche mattone di filosofia sempre sul comodino accanto al letto: legge Heidegger come un classico della comicità! Una volta durante una seduta, parlando di Proust, si sottolinea l’importanza dei dettagli: “senza quella speciale luce che emanano i dettagli la vita risulterebbe scialba”. Quando gli dà un passaggio in auto l’infermiera Marcellina, lui confessa di non ascoltarla, di dire solo frasi fatte che sembrano intelligenti. Un mercoledì poi – ci rivela con candore – è antipatico a se stesso!

Nel racconto dell’esperienza lavorativa apprendiamo che il vero “nemico” di Basaglia e di qualsiasi tentativo di deistituzionalizzare la psichiatria è la burocrazia: “il delirio della burocrazia”, il protocollo più o meno dispotico, le continue e inutili riunioni, i litigi per lo spazio negli studi, la logica meramente prestazionale, le regole spesso paralizzanti (simulano una razionalità inesistente), l’orgia degli acronimi per designare le strutture (ASL, USL, AUSL, SAUB, TSMREE…), le gerarchie sul posto di lavoro e il sadismo dei capuffici (si direbbe: la banalità del male), l’idea di malattia mentale come alterazione biologica: la sofferenza crea molta dipendenza, e “su ogni dipendenza umana il potere trova terreno fertile per proliferare”. Un episodio rivela più di altri la perversione della burocrazia: un giorno scoprono che sul pianerottolo qualche bizzarro paziente ha lasciato una cacca “monumentale”. Ma resta lì: nessuno sa a chi compete levarla! Sembra un’invenzione di Achille Campanile! Probabilmente – commenta l’autore – Basaglia avrebbe dato una bella lezione a tutti: paletta, segatura e via….

Tutto ciò ha portato alla degenerazione dei servizi sul territorio, dopo la prima fiammata di entusiasmo. Si è indebolita proprio quella relazione con il paziente, che invece caratterizza l’intera esperienza terapeutica dell’autore. Ma il libretto, di meno di cento pagine, si segnala per la sua “filosofia” e visione del mondo. Come riassumerla? In un certo senso la troviamo già nel titolo. La vita è tutto quello che ci capita quando siamo impegnati a fare altro. E solo nei suoi rallentamenti imprevisti riusciamo a mettere a fuoco i piccoli dettagli, e la luce che proustianamente emanano. Possiamo fare esperienza delle cose soltanto quando cessiamo di controllarle o pianificarle. Ciavoni vuole festeggiare – in anticipo – il compleanno con la famiglia andando a pranzo a Sabaudia. Ma gli capita un assurdo incidente d’auto che lo coinvolge per caso (viene ricoverato, benché non in condizioni gravi), mandando all’aria la gita al mare. Poi i figli gli ricordano che i compleanni non si festeggiano mai prima del loro giorno! Forse solo nei rallentamenti, più o meno casuali, uno riesce ad ascoltare se stesso e a prendersene cura, magari aspettando – come fa il protagonista di queste pagine – qualche salvifica catastrofe.

4 Febbraio 2026

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