Il film dedicato all'eroina ebrea
“Elena del ghetto”, Stefano Casertano e il film dedicato all’eroina ebrea di Piazza Giudia
Tirava di boxe, giocava a biliardo, era separata e portava i pantaloni. Perciò allora la consideravano matta. Aveva avuto una soffiata: avvisò tutti nel ghetto che stavano per arrivare i rastrellamenti, ma nessuno le credette. E poi finì anche lei deportata ad Auschwitz. A interpretarla un’intensa Micaela Ramazzotti
Spettacoli - di Chiara Nicoletti
Una donna coraggiosa in tempi bui, così oggi viene descritta Elena Di Porto, ebrea romana che la notte prima del rastrellamento del ghetto di Roma, il 16 ottobre del 1943, scoprì in anticipo il piano dei fascisti e corse disperata per le strade, nonostante la pioggia scrosciante, per avvisare anche urlando, quante più famiglie possibili della sua comunità, di scappare, mettersi in salvo. Pochi le hanno creduto perché lei era Elena La Matta, l’anticonformista dal temperamento ribelle che separata dal marito con due figli piccoli a carico, indossava i pantaloni, fumava, beveva, tirava di boxe e giocava a stecca.
La sua storia viene raccontata in Elena Del Ghetto, opera prima di Stefano Casertano, già presentata in anteprima alla Festa del cinema di Roma nella sezione Grand Public con Micaela Ramazzotti nel ruolo della protagonista fuori dagli schemi. Prodotto da Titanus Production e Masi Film, M74, Sound Art 23, Titanus SpA con Rai Cinema, il film, scritto da Casertano con Alessandra Kre e Francesca Della Ragione, è ambientato tra il 1938 e il 1943, e vede la partecipazione, accanto a Ramazzotti, di Valerio Aprea e Giulia Bevilacqua, rispettivamente nei ruoli di Vitale e Costanza, fratello e cognata di Elena, Caterina De Angelis (figlia d’arte di Margherita Buy) nei panni della diva di regime Mariella Desideri, Marcello Maietta anima affine a Elena e infine Giovanni Calcagno nelle vesti scomode di un gerarca fascista. Per il film anche un brano originale firmato da Ermal Meta dal titolo Ti verranno a chiedere di me. In attesa dell’uscita del film nelle sale con Adler Entertainment, una proiezione speciale alla Camera dei Deputati e un incontro con le scuole secondarie di tutta Italia in collegamento da Roma per approfondire i temi della pellicola, in occasione della Giornata della Memoria. Elena fu persona e personaggio scomodo, mai arresasi alle ingiustizie, sfidò il regime fascista e l’occupazione nazista. Fu mandata più volte al confino, lontana dalla sua Roma e persino internata. Poi con l’arrivo dei nazisti entrò nella resistenza.
Ma chi era Elena Di Porto per la sua interprete, Micaela Ramazzotti e come l’ha rappresentata sul grande schermo? “Ho cercato di restituirla intera al pubblico, viva, con tutta la sua forza e ribellione – spiega l’attrice. Era anche scomoda. Ho lavorato sul fatto che non avesse in sé odio, sul suo non essere indifferente alle sofferenze degli altri. Una cosa molto abitata nell’umanità. Quando vedeva un’ingiustizia agiva subito, senza pensarci, per difendere i più deboli e ovviamente ne pagava di persona il prezzo. Aveva una grande intelligenza, era fuori dagli schemi quindi considerata matta solo perché riusciva, all’epoca, a fare quello che voleva. Aveva questa purezza d’animo, non rimandava mai i problemi e questo è tipico di chi è forte, di chi vuole affrontare subito le cose e mettere a posto le situazioni poi tanto domani ce ne saranno altre e altre ancora. Questa era la sua bellezza e purtroppo nessuno se n’è reso conto”. Sin dalle sue note di regia, Stefano Casertano ribadisce di aver voluto costruire il film come un’opera: pochi personaggi principali e una comunità che fa da contrappunto, in un equilibrio costante tra dramma e leggerezza. In bilico tra le ispirazioni dal neorealismo italiano e un tono da commedia dato anche dal linguaggio vivo, complice anche l’utilizzo del giudaico-romanesco, Elena Del Ghetto è ritratto di una donna che ha pagato caro il suo anticonformismo, il suo essere diversa, essendo, al tempo stesso, cuore pulsante di quel Ghetto e quella comunità che pur additandola come ‘Elena la matta di Piazza Giudia’, non l’ha mai dimenticata.
“Quando ebbe la soffiata sul rastrellamento ha urlato a tutto il ghetto ma nessuno le ha creduto. Per lei il ghetto era tutto, e quando ha visto che nessuno le veniva dietro ha deciso, dopo aver messo in salvo i suoi figli, di farsi prendere e andare anche lei con gli altri – racconta commossa Micaela Ramazzotti che continua “mentre la portavano via diceva: “Vado a morì pure io”. “Dai racconti che abbiamo raccolto – rivela Casertano – quella frase la disse veramente. La sua storia mi è rimasta addosso. Una donna coraggiosa, ribelle, che non aveva paura di comportarsi in maniera diversa rispetto alle convenzioni dell’epoca” dichiara poi il regista. Al Tempio Maggiore, la principale sinagoga di Roma, sulla targa in memoria degli ebrei partigiani, sono ricordate solo due donne, una di loro è Elena Di Porto, a lei anche la dedica di un ulivo nel Giardino dei Giusti dell’Umanità di Roma (Villa Pamphili).
Il film di Casertano non ha solo il valore di ricordare una persona fondamentale della Storia d’Italia e mondiale ma nella sua temibile contemporaneità mostra il prezzo che si paga per essere diversi e ricorda come appellativi come “matta” siano stati usati per screditare una donna e zittirla, per tenerla prigioniera delle regole della società patriarcale. “Una persona magica per tutta l’umanità – sottolinea Ramazzotti – le donne come lei sono reputate matte, gli uomini no”. Ancora oggi si additano le donne che sfidano il sistema come scomode? “La scomodità non piace a nessuno, non viene ascoltata – commenta Micaela Ramazzotti. Si è molto indifferenti verso chi magari ha una visione diversa della vita e invece bisognerebbe essere tutti più in ascolto delle persone, meno indifferenti. Non bisogna alimentare l’odio, bisogna cercare di placare gli animi e per questo serve la tenerezza, sempre, penso sia un sentimento che va coltivato e che stiamo perdendo di vista. Io non la riesco più a intercettare negli animi, fra le persone”.
Non solo un film “dedicato a chi non è più tornato” e femminista nel suo mostrare una donna dal coraggio di essere libera ma una pellicola che ci mostra la prova inconfutabile che per certe azioni o purtroppo non azioni, si pagano prezzi altissimi e la storia si ripete. Lo ribadisce in chiusura di conferenza stampa proprio Stefano Casertano, spiegando il suo approccio alla storia: “La mia missione è stata quella di raccontare il significato della ribellione e di come chi mette in discussione delle regole possa in certi momenti storici far progredire la società. Mi interessava evidenziare poi come la discesa verso la violenza sociale e politica avviene se non c’è attenzione da parte della società quindi se ci si chiude nel privato, si lascia correre e non ci si interessa della situazione comune. Chiunque di noi può trovarsi un giorno a far parte di una minoranza, tutti possiamo essere perseguitati e oppressi per questo. Elena Di Porto ha rappresentato un faro in un mondo che era sceso nelle tenebre e spero che il film sproni i ragazzi che lo vedranno a guardarsi intorno e informarsi su ciò che sta accadendo”.