Le proteste anti-ICE

Esecuzione di Alex Pretti, Trump pensa al ritiro degli agenti dell’ICE da Minneapolis

Divampa la protesta anti-Ice e si estende ad altre città. Il tycoon annuncia l’invio di Tom Homan, responsabile delle politiche sui confini: «È duro ma giusto, riferirà direttamente a me»

Esteri - di Umberto De Giovannangeli

27 Gennaio 2026 alle 11:30

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AP Photo/Adam Gray


Associated Press / LaPresse
AP Photo/Adam Gray Associated Press / LaPresse

Una esecuzione documentata con video e testimonianze oculare. Le proteste per la morte di Alex Pretti si sono estese ad altre città americane nonostante la tempesta che si è abbattuta su 22 Stati e le temperature sottozero. Donald Trump ora non esclude un parziale ritiro dell’Ice da Minneapolis. È la prima apertura, seppur prudente, dopo giorni di proteste e polemiche seguite all’uccisione del trentasettenne infermiere americano, colpito a morte durante un’operazione dell’agenzia federale per l’immigrazione. La notizia è rilevante perché segna una possibile correzione di rotta nella gestione dell’ordine pubblico in uno degli Stati diventati simbolo dello scontro sulle politiche migratorie.

Il presidente degli Stati Uniti lo ha detto in un’intervista telefonica al Wall Street Journal. «A un certo punto ce ne andremo», ha spiegato, senza indicare tempi. Trump ha rivendicato l’operato dell’Ice in Minnesota e ha aggiunto che, in caso di ritiro, resterà sul territorio «un gruppo diverso di persone» impegnate nelle indagini su una presunta frode ai servizi sociali. Secondo la Casa Bianca si tratterebbe di uno scandalo da oltre 20 miliardi di dollari, indicato come una delle cause del clima di tensione. Parallelamente, il tycoon ha annunciato l’invio a Minneapolis di Tom Homan, responsabile delle politiche sui confini. «È duro ma giusto e riferirà direttamente a me», ha scritto su Truth. L’amministrazione collega il rafforzamento della presenza federale anche a un’inchiesta su presunte irregolarità e a indagini che coinvolgerebbero la deputata Ilhan Omar, su cui stanno lavorando il Dipartimento di Giustizia e il Congresso.

Il presidente si è invece rifiutato di chiarire se l’agente che ha sparato a Pretti abbia agito correttamente. «Stiamo esaminando e valutando tutto», ha detto. Trump ha però difeso l’operato delle forze federali, criticando la vittima per aver partecipato armata alle proteste.
Gregory Bovino, capo degli agenti federali a Minneapolis, aveva detto che Pretti era andato in strada per «massacrare» i suoi uomini prima ancora di sapere cosa fosse successo. Ieri ha insistito nel dire che Alex aveva l’intenzione di attaccare gli agenti e ha subito le conseguenze del proprio atto. Il diritto a portare un’arma, stabilito dal Secondo emendamento della Costituzione e venerato dai repubblicani, non si applica al suo caso perché voleva usarlo per aggredire Ice e Border Patrol. Stesso discorso per il Primo emendamento sulla libertà di parola e la possibilità di vedere e documentare le azioni degli agenti, perché stava interferendo con le loro attività finalizzate ad arrestare un immigrato illegale pericoloso. Il capo della polizia di Minneapolis, Brian O’Hara, gli ha risposto che «stanno violando tutte le regole e non si comportano in maniera professionale».

I video dimostrano che Pretti non aveva in mano una pistola, ma solo il cellulare, con cui riprendeva le operazioni. Un agente lo aggredisce, mentre cerca di aiutare una donna caduta a terra, e gli spruzza lo spray urticante. Alex cade e resiste all’arresto, ma non si vede mai brandire la pistola. Un agente invece lo colpisce e toglie un’arma. Qualcuno grida “gun”, pistola, e gli spari iniziano dopo che Pretti era stato disarmato: in tutto dieci colpi. Così ha detto un testimone oculare anonimo, che ha registrato lo scontro. Il giudice federale Eric Tostrud, nominato da Trump, su richiesta delle autorità locali ha ordinato al governo di Washington di preservare tutte le prove raccolte, in modo da consentire anche agli investigatori di Minneapolis di vederle. L’amministrazione Trump non vuole perché ha già la sua versione pronta, da usare forse per giustificare l’invocazione dell’Insurrection Act, occupare le città, e soprattutto sfruttare la crisi che ha provocato per truccare le prossime elezioni.

Il Minnesota, concordano gli analisti politici, non è un’anomalia, è un test. Nei piani dell’amministrazione, l’operazione Metro Surge è una prova generale per esportare questo modello in altre sanctuary cities come Chicago o New York, cosa che rientra pienamente nelle promesse elettorali di Trump. Il Minnesota è stato scelto perché offriva la “tempesta perfetta”: una frode massiccia legata alle autorità locali, una leadership democratica in crisi (Tim Walz ha annunciato che non si ricandiderà governatore), una minoranza visibile da usare come bersaglio. Il Washington Post ha raccontato il lancio di un’operazione in Maine, con arresti e tensione in città come Portland e Lewiston, che hanno popolazioni somale e richiedenti asilo, esplicitamente nel solco della stretta vista prima a Minneapolis.

La protesta si estende e radicalizza. Anche gli Obama sono scesi in campo, dicendo che quanto accade in Minnesota dovrebbe essere «un campanello d’allarme per ogni americano indipendentemente dal partito di appartenenza, perché molti nostri valori fondamentali come nazione sono sempre più sotto attacco». Un attacco allo Stato di diritto. Il rischio incombente di una guerra civile. Il golpista della Casa Bianca non si fermerà.

27 Gennaio 2026

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